letture rossonere

 

A domani!

Nel fango del Dio Pallone - Giustizia pallonara (7)

 

Capitoli precedenti: presentazione - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26

¤¤¤

carlo petriniL'aula del processo era un enorme stanzone con file di banchi dove noi giocatori stavamo seduti come a scuola, davanti alla cattedra dei giudici federali. Il processo cominciò e andò avanti a tappe, esaminando una per una le varie partite incriminate: le testimonianze di Cruciani e Trinca, gli interrogatori dei giocatori-imputati, i confronti.
In pratica, tutto il processo si basava sulle parole dei due accusatori. Cruciani e Trinca ripetevano davanti ai giudici le loro accuse (con particolari, nomi, date, telefonate, in qualche caso c'erano di mezzo assegni), e per i vari giocatori coinvolti non c'era scampo. Tra i primi che venne fatto secco dai due scommettitori c'era il centravanti della Nazionale Paolo Rossi, che infatti verrà condannato.
Il turno di noi del Bologna arrivò il 23 maggio, venerdì. Il giovedì sera mi telefonò da Roma l'amico Roberto: mi avvisò che l'indomani in aula sarebbe stato presente solo Trinca, e che Trinca avrebbe accusato solo me. Mi disse che dietro le quinte erano in corso grandi manovre per insabbiare la partita con la Juve, e che il mio destino era segnato: il Bologna stava "trattando" per salvare gli altri giocatori, che erano più giovani di me e che avevano molto più valore sul mercato. Ero solo, cominciai ad avere paura.

Le previsioni del mio informatore vennero tutte confermate. L'indomani, in aula, si parlò di Bologna-Avellino, e Cruciani era assente. Trinca dichiarò di non avere mai conosciuto nessun giocatore del Bologna salvo Carlo Petrini, e che tutti i contatti che aveva avuto con la squadra per truccare quella partita li aveva avuti sempre e solo attraverso di me. Venni messo a confronto con il mio accusatore, fu una situazione così penosa che faccio fatica perfino a ricordarla. Negai tutto, tentai di screditare Trinca, lo aggredii verbalmente, tentai di provocarlo, ma io stesso capivo che la mia disperata autodifesa era patetica.
Un disastro. Alla fine il giudice annunciò che l'indomani, sabato, in aula ci sarebbe stato anche Cruciani, e che si sarebbe esaminata la partita Bologna-Juventus.

Al termine della seduta di quel venerdì, poco dopo le ore 14, mi si avvicinò il presidente juventino Boniperti accompagnato dall'avvocato Chiusano: disse che voleva parlarmi in disparte, andammo nell'ufficio-box della società bianconera all'interno della Federazione. A quel punto Boniperti disse: «Petrini: è nell'interesse di tutti - nostro, ma anche suo - che domani Cruciani non venga in aula a testimoniare. Noi rischiamo la retrocessione in serie B, ma lei rischia la radiazione. Bisogna rintracciare Cruciani e convincerlo a non presentarsi». Poi il presidente juventino aggiunse: «Gli dica e gli prometta quello che vuole, ma lo convinca a non essere qui domani. Se lei darà una mano a noi, poi noi daremo una mano a lei». Non la feci tanto lunga: ero così solo e disperato che per avere "una mano" dalla Juve avrei fatto qualunque cosa. Risposi: «Ci provo, anche se non ho la minima idea di dove sia adesso Cruciani». «Si sbrighi a trovarlo», concluse Boniperti, «ci sono solo pochissime ore di tempo. . Gli dica pure che ha parlato con noi, e gli prometta quello che vuole».

Raggiunsi Savoldi, Colomba, Dossena, Paris e Zinetti, che si erano fermati ad aspettare che finissi di parlare con il presidente della Juve, e appena uscimmo dalla sede della Federazione gli riferii quello che mi aveva detto Boniperti. In effetti conveniva anche a noi che Cruciani, l'indomani, non si presentasse in aula. Così andammo tutti di corsa al mio albergo, e io cominciai a cercare Massimo. Erano da poco passate le 15. Feci qualche telefonata a Roma, ma senza fortuna: nessuno sapeva dirmi dove fosse. Allora chiamai l'amico Roberto, e gli chiesi di aiutarmi a rintracciare Cruciani al più presto.
Aspettai insieme agli altri cinque fino alle 18 passate. Poi finalmente l'informatore romano si fece vi-vo: Cruciani era in un albergo di Milano, mi diede il telefono. Lo chiamai, dissi che gli dovevo parlare di una cosa urgente e importante, se era disposto a incontrarmi; mi rispose di sì. Lo pregai di aspettare: l'avrei richiamato nel giro di pochi minuti per dirgli il posto dell'appuntamento. Dove avremmo potuto incontrarci, senza essere visti? Intervenne Beppe Dossena: «Mia madre abita a due passi da San Siro, vicino al cancello numero 5. La sera è un posto deserto».
Richiamai Cruciani: ci accordammo per incontrarci alle ore 23 davanti al cancello numero 5 dello stadio di San Siro.

Verso le 20 io, Beppe e Colomba arrivammo a casa della signora Dossena. La padrona di casa ci preparò la cena, arrivò anche la fidanzata di Beppe. Ero nervosissimo, come se di lì a poco avessi dovuto fare una rapina. Era fine maggio, una serata afosa, per cui c'era chi passeggiava intorno allo stadio: il rischio che qualcuno riconoscesse me o Cruciani, o tutti e due, mentre ci parlavamo, era concreto.
Dopo averne discusso a tavola, decidemmo che sarei andato all'appuntamento travestito. Sistemammo un piccolo cuscino in una maglia della signora Dossena per ingobbirmi e me la infilai; poi indossai un vecchio pastrano del padre di Dossena, e inforcai un paio di occhiali da vista. Ripensandoci oggi, mi sembra tutto assurdo: conciato in quel modo rischiavo di attirare l'attenzione, invece di allontanarla. Ma le cose andarono proprio così.
Quando si avvicinò l'orario dell'appuntamento la signora Dossena e la fidanzata di Beppe fecero da staffette: fingendo di portare a spasso il cane, si incamminarono verso il cancello numero 5. Io le seguii a distanza: morivo dal caldo, il cuore mi batteva come un tamburo, avevo una paura fottuta.

Aspettai cinque-dieci minuti, poi davanti al cancello 5 arrivò un taxi, dal quale scese Cruciani. Mi guardai intorno, poi lo avvicinai: «Massimo!». Lui mi osservò incredulo: «Ma come cazzo te sei combinato!», esclamò con la sua calata romanesca. Cominciammo a passeggiare, Beppe e Colomba ci seguivano a una cinquantina di metri.
Riferii a Cruciani quello che mi aveva detto Boniperti: l'indomani non si doveva presentare al processo, gli dissi che se non fosse andato a testimoniare quelli della Juve gli avrebbero fatto avere 70 milioni.
Mi aspettavo che lui non credesse subito alle mie parole, invece disse: «Va bene... domani sparisco. Ma dije un po' che me devono pagà bene, sennò ritorno e ve faccio neri a tutti quanti!».
Ci salutammo con una stretta di mano. Tornai a casa della signora Dossena quasi di corsa. Ero fradicio di sudore, ma ero al settimo cielo per il successo della mia "missione". «E' fatta!», dissi a Beppe e Colomba mentre mi strappavo il travestimento. Non potevo avere la certezza assoluta, ma sapevo che Cruciani era un uomo di parola.

Sabato 24 maggio, quando arrivai nella sede della Federazione, in via Filippetti, mi vennero incontro Boniperti e l'avvocato Chiusano: il primo era agitato, il secondo era una statua. Gli dissi che era tutto a posto, che Cruciani non si sarebbe presentato, ma che in cambio voleva 70 milioni. Boniperti tirò un sospiro di sollievo.
Cominciò l'udienza, e cominciò per me un'altra mattinata nera. Con addosso l'ansia di veder comparire da un momento all'altro Cruciani (che invece, come mi aveva promesso, non si fece vedere), fui costretto a un altro confronto con Trinca, stavolta per la partita Bologna-Juventus. Negai tutto, tentai di rendere Trinca ridicolo, ma fu un altro mezzo disastro.
A fine mattinata, davanti ai giornalisti che lo interrogavano sulla misteriosa assenza di Cruciani, Trinca dichiarò: «Cruciani non è venuto forse perché ha paura. E' troppo facile prendersela con il Milan e con Colombo [ presidente della squadra rossonera, ndr. ]: anche la Juve deve finire in serie B sennò è uno scandalo!».

Nel primo pomeriggio il magistrato sportivo Corrado De Biase fece la sua requisitoria. Per Bologna-Juventus, chiese ai giudici l'assoluzione delle due società per mancanza di prove, ma una squalifica di sei mesi per Sogliano, Savoldi e Petrini. Per Bologna-Avellino chiese l'assoluzione di Dossena, Zinetti, Colomba e Paris, e tre anni di squalifica per Savoldi e Petrini. Ascoltando la requisitoria, capii che quel processo era stato tutta una commedia.
L'indomani il "Corriere della Sera" si avvicinò alla verità scrivendo, a proposito della decisiva assenza di Cruciani dall'aula: «C'è un nuovo giallo che ha per protagonista Massimo Cruciani, uno dei due accusatori romani, la cui deposizione nella prima parte del processo ha compromesso la posizione di Paolo Rossi, squalificato per tre anni. Risulta che, nella notte fra venerdì e sabato, Cruciani avrebbe pernottato in un albergo del centro di Milano. Cruciani, quindi, sarebbe giunto da Roma a Milano per deporre davanti alla Commissione disciplinare relativamente alle tre partite in discussione, ma avrebbe poi cambiato sorprendentemente idea, decidendo di rientrare a Roma senza presentarsi nell'aula del tribunale calcistico. Aumentano quindi i sospetti su questa improvvisa defezione dell'amico di Alvaro Trinca, il quale proprio davanti alla Commissione disciplinare ha ironizzato pesantemente sull'assenza di Cruciani».
Anche "La Gazzetta dello Sport" criticò le richieste di assoluzioni e condanne del magistrato sportivo: «Sono richieste tali da lasciare profondamente sconcertato chiunque abbia seguito un po' da vicino questo maledetto e sporco imbroglio. La gente oggi si chiede anzitutto come mai i super-accusatori, i super-scommettitori Cruciani e Trinca, e i loro amici, vengano creduti come l'oracolo per certi episodi, e vengano invece disattesi come bugiardoni patentati per certi altri. Ecco, si vorrebbe capire perché Cruciani e i suoi amici sono credibilissimi quando parlano di Paolo Rossi, tanto che basta la loro parola per infliggere a questo calciatore tre anni di squalifica; mentre credibili non lo sono più quando affermano di aver sentito dire da Petrini che la partita Bologna-Juve era stata già combinata per il pareggio».

La mattina di lunedì 26 maggio arrivò la sentenza.
Per Bologna-Juventus, assolte le due società (i due presidenti, i due allenatori, e il direttore sportivo del Bologna Sogliano), ma condannati alla squalifica tre giocatori rossoblu: 3 mesi a Colomba, 6 mesi a Savoldi, 6 mesi a Petrini. Fra tutte le squadre coinvolte nello scandalo, la sola che ne usciva senza il minimo danno - né per i dirigenti, né per i giocatori - era la Juve.
Per la partita Bologna-Avellino: squalifica per un anno al presidente rossoblu Fabretti, e cinque punti di penalità al Bologna. Squalifica di tre anni per Savoldi e Petrini. Assolti Dossena, Paris, Colomba e Zinetti.
La "giustizia pallonara' aveva fatto quadrare il cerchio. Per la partita combinata sul pareggio dalle dirigenze di Bologna e Juve (e finita appunto in parità) le due società venivano assolte, ma venivano condannati con pochi mesi di squalifica solo tre giocatori del Bologna. Per la partita con l'Avellino - combinata da sei giocatori del Bologna sul pareggio all'insaputa degli altri rossoblu e della società, ma finita invece con la nostra vittoria - veniva squalificato il presidente della squadra, penalizzata la stessa squadra, e puniti solo due dei sei giocatori coinvolti: con una squalifica di ben tre anni.
In pratica, vennero colpiti solo Savoldi e Petrini.
Beppe perché con il suo gol all'Avellino aveva fatto "saltare il banco" del calcio-scommesse, io perché ormai ero un giocatore a fine carriera. Ma soprattutto perché noi due, tra i sei giocatori del Bologna sotto processo, eravamo quelli di minor valore sul mercato calcistico. Qualche giornale pubblicò le quotazioni: io valevo 100 milioni e Savoldi 200; mentre Paris ne valeva 300, Colomba 400, Dossena 500, e Zinetti 800 milioni.

==================

Precedentemente in "Letture RossoNere"

Calcio totale (Arrigo Sacchi). I capitoli: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17

Fragile (Marco van Basten). I capitoli: presentazione - prologo - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - epilogo

Preferisco la Coppa (Carlo Ancelotti). I capitoli presentazione - prefazione - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28

 

banner orizz pubb mdtube
 
 
 
 
 

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.