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Marco van Basten "Fragile": Prego, le chiavi dell’Ajax - Primavera 2008

 

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Ho fatto il mio debutto ufficiale, come allenatore in prima dell’Ajax, contro il Willem II, il 30 agosto 2008. In un certo senso, dopo l’incontro a dicembre con i dirigenti dell’Ajax, era stato come salire sulle montagne russe. Dopo una telefonata a novembre, un mese dopo, all’improvviso, mi trovai nella villa del direttore generale Maarten Fontein, un posto magnifico sui Kagerplassen. Anche John Jaakke, all’epoca presidente del CdA, era presente. È stato un colloquio positivo, erano molto favorevoli, c’era la massima disponibilità a darmi ampi margini di manovra all’Ajax, molti più di quelli che di solito si concederebbero a un allenatore. Ci siamo accordati rapidamente, ho firmato per quattro anni, con decorrenza da subito dopo gli Europei del 2008, e potevo naturalmente portare con me Rob e John.

Tuttavia in primavera è stato presentato il rapporto Coronel, che muoveva ogni sorta di critica all’organizzazione della società e che ha costretto alle dimissioni, nel giro di poche settimane, e con il clamore del caso, il direttore tecnico Martin Van Geel, il direttore generale Fontein e pure il presidente del CdA, Jaakke. Ci siamo ritrovati all’improvviso soli, per di più Coronel, l’autore del rapporto, è diventato presidente del CdA, Jeroen Slob è rimasto come direttore finanziario e Henri van der Aat è stato nominato direttore generale ad interim. Non era chiaramente un uomo di calcio, ma abbiamo iniziato questa nuova collaborazione. Perry, su mia richiesta, mi rappresentava come direttore tecnico temporaneo fino al momento in cui Coronel avrebbe accolto la nostra richiesta di nominare Danny Blind direttore sportivo, cosa che alla fine è accaduta a giugno, e fino a quel momento sarebbe toccato a noi mettere insieme in qualche modo una buona rosa per la nuova stagione. Parecchio bizzarra come situazione, tanto più che ci stavamo preparando con la Nazionale olandese per gli Europei.

Il 29 marzo ero allo stadio Abe Lenstra per Heerenveen-Ajax. È stato miracoloso che l’Ajax abbia vinto per 4-2, perché Miralem Sulejmani ha fatto impazzire l’intera difesa dell’Ajax. È stato soltanto grazie al palo, alla traversa e al portiere dell’Ajax Maarten Stekelenburg se lui ha segnato un solo gol. Ne ero convinto.

L’Ajax aveva appena venduto Ryan Babel per 19 milioni al Liverpool e John Heitinga all’Atlético Madrid per 9 milioni. A febbraio, quando avevo firmato un contratto per quattro anni, due anni con un’opzione per altri due, ci avevano detto che avremmo avuto a disposizione circa 30 milioni di euro per acquistare nuovi giocatori. A me allora Sulejmani sembrava un buon sostituto di Babel. Aveva appena 19 anni, ma un enorme potenziale e al termine di quella stagione sarebbe stato eletto miglior talento dell’Eredivisie. Tutti ne intravedevano le qualità. Dopo quella partita contro l’Heerenveen ho detto a Perry: «Dobbiamo prenderlo».

Sulejmani era rappresentato da intermediari serbi, e anche con il suo precedente agente bisognava pattuire una percentuale sulla somma del trasferimento. Era un’operazione complessa e il presidente dell’Heerenveen teneva duro, ma alla fine ci si è accordati per circa 17 milioni. Volevo Sulejmani a tutti i costi.

Inoltre avevamo preso l’attaccante Darío Cvitanich e il difensore Oleguer. Purtroppo, essendo commissario tecnico, non avevo potuto visionarli personalmente. Più tardi, per due soldi, siamo riusciti a prendere anche Ismaïl Aissati dal PSV, e poi avevamo giocatori forti come Luis Suárez, Klaas-Jan Huntelaar, Jan Vertonghen e Thomas Vermaelen. Con i nuovi acquisti avremmo potuto contare su un undici competitivo.

In quella primavera del 2008 siamo stati anche sopraffatti da un piano di Cruijff che, dall’autunno del 2007, lavorava gratuitamente per l’Ajax come consigliere, una modalità che gli era del tutto peculiare. La sua nomina peraltro non era legata in alcun modo ai colloqui che io avevo avuto con l’Ajax. All’improvviso è venuto da me esortandomi a licenziare i venti allenatori delle giovanili, l’intero settore doveva essere tagliato, dovevano andarsene tutti e avrei dovuto farlo io.

Ma io, in quel momento, ero sotto contratto con la Federazione olandese, non lavoravo ancora ufficialmente per l’Ajax. Ero disposto a parlarne, ma Johan ha detto: «No, lo facciamo e basta. Tutti fuori. Compresi quelli bravi, così almeno non corriamo il rischio che ne rimangano due o tre pessimi».

Ciò accadeva con gli Europei ancora da giocare. John, Rob e io eravamo in piena preparazione, è logico pensare alla stagione successiva, ma in quel momento non eravamo nella posizione di poter mandare via tutti gli allenatori delle giovanili, era veramente eccessivo. Non puoi mica metterli così in mezzo a una strada! Tra l’altro non li avevo ancora nemmeno incontrati! È quello che ho detto allora a Johan, quindi nessuno è stato cacciato.

Una delle cose che ho introdotto da subito è stato un premio legato ai risultati, come faceva anche Berlusconi al Milan. Uno stipendio fisso e dei premi sono normali nel calcio, ma in ogni club gli obiettivi sono differenti, e all’Ajax in quel momento la norma era un extra per ogni punto conquistato, persino un pareggio contro l’Heracles attribuiva già un bonus. La ritenevo una sciocchezza. La novità era che solo con la vittoria del campionato i giocatori avrebbero ricevuto un premio, consistente, questo sì, ma soltanto in caso di vittoria del titolo, altrimenti no.

Ho cercato di far sì che ci si potesse allenare in santa pace, senza ficcanaso. In molti paesi era una cosa normale già da molto tempo, ma in Olanda no. Peccato per quel paio di persone che venivano a guardarci, ma così finalmente, per una volta, non finiva tutto subito sui giornali. C’è voluto un po’ di tempo prima di poter organizzare bene quegli allenamenti a porte chiuse, solamente dopo la mia partenza ci sono riusciti e gli allenamenti sono stati trasferiti al futuro complesso delle giovanili, De Toekomst. Quindi all’epoca ci allenavamo ancora presso l’ArenA, accanto alla Supportershome. Ben lungi da quello che ritenevo ideale.

Mi ricordo bene che, durante una partitina nel periodo di preparazione, abbiamo voluto riproporre la tipica situazione e la mentalità del calcio di strada: i giocatori si sono scelti fra loro per comporre le squadre. La prima scelta toccò a Vurnon Anita che prese Kenneth Vermeer, il portiere, tralasciando Suárez, Huntelaar e Vertonghen, dopodiché Vurnon scelse di nuovo un amico. Non ci ho capito niente, se è l’amicizia che ti spinge, come era evidente, allora secondo me non punti a vincere. Se c’è qualcosa che ho imparato dai miei anni da calciatore è che devi creare un clima in cui la vittoria deve essere il primo obiettivo. Non scegli gli amici, scegli i giocatori migliori perché vuoi vincere.

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