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Marco van Basten "Fragile": il Milan (8) - San Marco Autunno 1992
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Quell’autunno fu talmente positivo che sulla stampa si sprecavano i superlativi. Mi chiamavano «Il cigno di Utrecht». Elegante ma enigmatico. Per la prima volta saltò fuori anche «San Marco»; un altro soprannome, «Ghiacciolo», valeva anche per il mio modo di segnare su rigore.
Era il novembre 1992 e il mio rendimento era stato ottimo per quasi un anno e mezzo, tutto girava pressoché alla perfezione. Grazie alla libertà e alle nuove gerarchie della gestione Capello, mi sentivo rinato. Superai la soglia dei cento gol con la maglia del Milan, per la prima volta fui paragonato a Gunnar Nordahl, il centravanti svedese che aveva segnato tanto negli anni Quaranta e Cinquanta, così come a José Altafini e Pierino Prati. Ero nella loro scia, un grandissimo onore che rende conto del livello che avevo raggiunto nell’autunno di quell’anno. La partita contro il Napoli dell’8 novembre, nel celebre stadio San Paolo, finì 5-1 per noi, con quattro miei gol. Il 25 novembre ospitammo a San Siro il Göteborg: vittoria per 4-0 e segnai solo io. Il terzo gol lo feci in rovesciata. Tutto ciò che toccavo diventava oro.
Nello stesso mese fu resa nota la vittoria del mio terzo Pallone d’Oro, con cui raggiunsi Cruijff e Michel Platini. Avevo vinto nonostante l’Europeo «fallito» e nonostante il Barcellona si fosse aggiudicato la Coppa dei Campioni. Era stata comunque un’annata convincente, a quanto pare. Ne ebbi conferma il 7 dicembre, quando anche la FIFA mi nominò miglior giocatore al mondo.
Nessuno però sapeva che quasi dopo ogni partita la caviglia destra continuava a farmi male, soprattutto sui campi più duri e freddi. Non mi liberavo mai del dolore, ma neanche intendevo arrendermi. A prescindere da «San Marco».
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