
A domani!
Marco van Basten "Fragile": estate 1980 - peli sull'uccello
Capitoli precedenti: presentazione - prologo - 1 - 2

Quando io e Edwin Godee siamo arrivati all’Ajax, nell’estate del 1980, guardavamo tutto e tutti con enorme ammirazione. Dovevamo farci apprezzare. Nella A1 la cosa mi riusciva abbastanza bene, segnavo in continuazione. Il campionato della domenica mattina per noi era sin troppo facile. Allora si giocava ancora nella regione contro molte squadre dilettantistiche. Ogni settimana era un tiro a segno: 6-0, 8-1, 7-0, questi erano i risultati. Il titolo di campioni regionali era scontato.
Gerald Vanenburg, che veniva proprio come noi dal quartiere Elinkwijk e aveva sei mesi più di me, giocava già in prima squadra. Proprio come Frank Rijkaard. Ma questi giocatori di solito non li vedevi, perché si allenavano di giorno. La seconda squadra, quella in cui giocava Edwin, si allenava alle cinque. A partire dalla prima settimana mi sono aggregato subito alla seconda, cosicché i nostri padri potevano accompagnarci a turno e combinare meglio questo impegno con il loro lavoro. L’allenatore in seconda Hassie van Wijk l’aveva approvato.
Mi pareva magnifico, perché potevo misurarmi subito con giocatori migliori e più forti fisicamente. Nella seconda squadra c’erano ragazzi come Sonny Silooy e John van ’t Schip, e agli allenamenti partecipavano anche giocatori che avevano già giocato in prima squadra, come Jan Weggelaar e Martin Wiggemansen.
Era tutto molto più duro che nella A1. Edwin fisicamente era maturato in fretta, reggeva senza problemi, ma io non ero ancora pronto, ero alto e magro, uno spilungone. La prima volta che sono entrato negli spogliatoi della seconda squadra i giocatori si chiedevano, palesemente, che cosa c’entrassi io con quell’ambiente.
Ma io, a questo punto, dovevo misurarmi fisicamente con loro. Alla fine è andata bene. Ero in concorrenza con Rini van Roon, un ragazzo giovane e forte che giocava già da un po’ nella seconda squadra e aveva avuto anche qualche esperienza nella prima. Dopo un certo numero di settimane sentivo di avere più possibilità di lui, di sicuro a lungo termine, nonostante lui fosse già una punta esperta.
A novembre, quando ho avuto la sensazione di poter sostenere quel livello, ho chiesto a Hassie se poteva darmi un’opportunità nella seconda squadra. «Arriverà il tuo momento» mi ha risposto. Alla fine mi avrebbe dato un’opportunità come punta nella seconda squadra nel febbraio 1981, dato che Rini van Roon soffriva di appendicite. Al mio debutto ho fatto subito quattro gol. Era un sabato pomeriggio e giocavamo al De Meer. La prima squadra, in quel momento, si stava radunando nello stadio prima di giocare la propria partita di sera. L’esibizione che hanno visto ha fatto crescere rapidamente la mia reputazione. «Quel tipo lì di Utrecht non è da scartare, dobbiamo tenerlo d’occhio.»
Ma io ero già più che contento di potermi allenare con la seconda squadra. C’erano uomini tosti, come il danese Sten Ziegler, uno stopper esperto. Aveva già giocato diverse volte in prima squadra ma con poco minutaggio e, quindi, qualche volta si univa a noi in partite amichevoli, per trovare il ritmo partita.
Ziegler una volta si è lamentato del fatto che doveva giocare di nuovo con noi, che c’erano troppi marmocchi inesperti, e ha commentato: «Adesso ho giocato con uno che non ha nemmeno un pelo sull’uccello».
Mi ricordo di essermi spaventato e di aver pensato che si riferisse a me.
==================
Precedentemente in "Letture RossoNere"
Calcio totale (Arrigo Sacchi). I capitoli: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17















