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Marco van Basten "Fragile": «Non con il mio aereo» - 1991
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Il 14 dicembre 1991, con Liesbeth che era entrata nell’ultima settimana di gravidanza, volai a Roma insieme al resto della squadra per la trasferta contro la Lazio. Era l’ultima giornata di campionato prima della sosta invernale, e dalla nomina di Capello non avevamo mai perso.
Quando era nata Rebecca, due giorni dopo la vittoria della Coppa dei Campioni a Vienna, avevo preteso di poter raggiungere Liesbeth in ospedale ad Amsterdam. Era stata un’esperienza davvero fuori dal comune. Nei giorni a seguire ero subito partito per il ritiro con l’Olanda per i Mondiali del ’90.
Questa volta sarebbe andata diversamente, io e Liesbeth ci eravamo già confrontati. Se ce l’avessi fatta, bene, altrimenti non sarebbe stato un dramma. Liesbeth era totalmente d’accordo. La bambina era attesa per il weekend del 15 dicembre, Liesbeth avrebbe partorito in ospedale a Milano.
La sera del sabato, sul tardi, quando già eravamo a Roma, mi chiamarono per avvisarmi che erano iniziate le doglie. Non c’erano altri voli di linea per la notte, e l’unica possibilità per raggiungere Milano era l’aereo privato di Berlusconi. Lui però tagliò corto: «Marco, ci servi qui. Per quel che mi riguarda tu non rientri, in ogni caso non con il mio aereo».
Nostra figlia è nata la domenica mattina, a due ore dall’inizio della partita, la notizia mi arrivò per telefono. L’avremmo chiamata Deborah. Ero felice, in preda alla gioia, e parlandoci al telefono mi era sembrato che anche Liesbeth lo fosse. Bene così. Scesi in campo più carico che mai, segnai il gol del pareggio e al termine della partita lo dedicai alla mia bambina appena nata. È un’usanza italiana quella di dedicare i gol, anche se non ci ho mai preso l’abitudine.
Non sapevo, però, che nel frattempo Liesbeth aveva iniziato a tentennare sul nome Deborah, perché si era accorta che in Italia veniva pronunciato diversamente. Questa cosa non le andava giù. Il nome venne cambiato in Angela la sera stessa della domenica. Pensavamo entrambi che Angela suonasse meglio, ci aveva convinto. Ma intanto nel postpartita avevo già dedicato il gol a Deborah, e il lunedì quel nome finì su tutti i giornali.
Anche Berlusconi rimase interdetto. Il giorno dopo la nascita di nostra figlia ci sarebbe stata la cena di Natale del Milan, un modo per chiudere l’anno in compagnia prima di rientrare tutti in famiglia.
Aprì la serata porgendo gli auguri alla famiglia Van Basten per la nascita della piccola Deborah. Io dissi subito: «Il nome però non è Deborah, la bambina si chiama Angela». Berlusconi non ci stava capendo più niente, che ridere.
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