
A domani!
Marco van Basten "Fragile": di fianco a Maradona - 13 novembre 1986
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Mi trovavo per la prima volta al Lido, il celebre locale notturno di Parigi, quattro giorni dopo la rovesciata. Ero seduto in prima fila accanto a Liesbeth e a mio padre, e per l’occasione avevo acquistato un completo grigio chiaro. Mi andava leggermente largo.
Non sono mai stato un amante di certe atmosfere sciccose, ma si trattava pur sempre dell’assegnazione del Ballon d’Or, il Pallone d’Oro, il premio al miglior calciatore d’Europa. Quella era anche la sera di Diego Armando Maradona, che aveva portato l’Argentina sul tetto del mondo praticamente da solo, e che ora stava guidando l’avanzata del Napoli. Chi altro avrebbe potuto vincere il Pallone d’Oro dei Mondiali, se non lui?
Lo vedemmo camminare sugli Champs-Élysées in direzione del Lido, attorniato da una schiera di persone. Un circo. L’attenzione era tutta per lui, e non mi dava certo fastidio. Maradona è un fenomeno. Tutto a un tratto mi sono accorto che era seduto a un paio di metri da me. La cosa mi ha abbastanza spiazzato.
Ma non ero lì per Maradona, anche io dovevo ricevere un premio, la Scarpa d’Oro come capocannoniere europeo, grazie ai trentasette gol che avevo segnato con l’Ajax.
Il solo fatto di essere a Parigi mi faceva strano. Accanto a Liesbeth e a mio padre c’erano anche Lou Bartels e Ton Harmsen della dirigenza dell’Ajax, e tutti insieme siamo andati a cena in un locale di lusso. Ci sembrava un mondo totalmente nuovo.
La fortuna ha voluto che con noi ci fosse anche Ger Lagendijk del sindacato calciatori, visto che a cena ci servirono salmone affumicato e sogliola al forno, e io e mio padre non avevamo idea di cosa fossero. Mio padre si è avventato sulla sogliola con coltello e forchetta come se fosse un pezzo di carne. Era pronto a mandarla giù, per così dire, con tutta la lisca. Ger gli ha sussurrato educatamente all’orecchio che quel tipo di pesce andava mangiato diversamente. È stato molto carino da parte sua.
Lo show era iniziato da un po’ quando il presentatore ha annunciato il mio nome. Sono scattato sulla sedia, ma avrei dovuto restare lì dov’ero ancora per qualche istante. Dietro il palco è apparso un grande schermo su cui avrebbero proiettato delle immagini, e io già sapevo quali.
In sala è calato il buio, e a un tratto ho visto i fotogrammi sgranati dello stadio De Meer durante Ajax - FC Den Bosch, la partita di quattro giorni prima. Io sono in posizione orizzontale, sospeso in aria. La palla vola all’incrocio dei pali. E poi di nuovo, da un’altra angolazione. L’applauso è assordante.
Poco dopo, Franz Beckenbauer mi ha consegnato la Scarpa d’Oro, ma con tutti quegli occhi puntati su di me non ero troppo a mio agio. Un quarto d’ora più tardi anche Maradona ha ricevuto il suo premio. Eravamo insieme sul palco, e lui ha voluto complimentarsi per la rovesciata. Un gesto che ho molto apprezzato, parliamo pur sempre di Maradona.
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