
A domani!
Marco van Basten "Fragile": Fallrückzieher - 9 novembre 1986
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La partita è a un punto morto. Il Den Bosch è riuscito ad accorciare le distanze e ora è sul 2-1. Al settantesimo Van ’t Schip passa il pallone a Jan Wouters. Di solito quando crossa al centro Jan non sbaglia mai, ma questo lancio è francamente inguardabile. La palla vola in area descrivendo un arco, è sia troppo lenta che troppo lunga. Tengo gli occhi fissi sulla traiettoria. Probabilmente cadrà poco oltre il dischetto, in quel momento io mi troverò a metà strada fra la palla e la porta. Il mio cervello scansiona e riconosce la situazione. Da lì in poi è l’istinto a guidarmi.
So cosa sto per fare, ma non so ancora se il risultato sarà accettabile. Potrebbe anche andarmi male. È un cross arretrato, quindi le opzioni sono poche. C’è sempre il colpo di testa, ma la mia soluzione è probabilmente migliore. La palla galleggia nel vuoto. Io sono leggermente piegato in avanti, con le spalle rivolte alla porta di Jan van Grinsven, il portiere del Den Bosch. In questi casi è sempre meglio aspettare a darsi lo slancio. Ci sono tre metri fra me e la palla, e io ho ancora le gambe piantate a terra quando raccolgo le forze e mi do la spinta con la sinistra. Senza spinta non hai chance. Sfruttando la velocità arrivo subito a capovolgermi, e riesco a stare sospeso all’indietro, a mezz’aria. Questa è ginnastica di alta classe. Normalmente per saltare mi do lo slancio con la gamba destra, stavolta con la sinistra. Così è più difficile, innaturale. Perché il trucco riesca, non basta chiudere gli occhi e lanciarsi all’indietro. È un equilibrio precario, in cui deve tornare ogni cosa. Puoi buttarla dentro, così come romperti l’osso del collo. Di tiri del genere se ne vedono relativamente pochi su un campo da calcio, proprio perché richiedono grande coordinazione.
E alla fine c’è la girata. Va fatta con l’altra gamba rispetto a quella di stacco. Questa sorta di effetto catapulta sarà potente solo se si raggiunge un’altezza sufficiente, e se si ha il coraggio di lanciarsi all’indietro cadendo alla cieca. Solo chi lo ha fatto molte volte non si pone più il problema, la domanda: dove andrò a finire?
Il mio è un tiro di destro. La girata ti permette di colpire con forza il pallone e di dargli velocità, ma il tiro deve anche essere preciso, o diventa una barzelletta.
In questo momento sono fermo a mezz’aria, in posizione quasi orizzontale, a un buon metro da terra. Manca un istante. Va detto, è proprio una bella immagine. Ovviamente la gamba sinistra è rimasta più in alto della destra. Il mio ginocchio destro è ancora piegato, e il resto della gamba è pronto per colpire. Diventa una frustata. Sbam. Il pallone, che un attimo prima stava tranquillamente scendendo, adesso schizza dritto all’incrocio dei pali, a tutta velocità. Io intanto sto cadendo all’indietro, e il mio unico pensiero è di non rompermi l’osso del collo. Faccio in modo di attutire la caduta, e atterro bene, su un braccio.
Torno a toccare il terreno nell’attimo in cui la palla si insacca all’incrocio. Il pubblico resta impietrito a guardare la scena. È successo troppo in fretta per poter reagire. Non sono neanche passati tre secondi da quando la palla è partita dai piedi di Wouters. Fra me e me penso: mi sa che è andata bene.
Questo gol è l’immagine della bellezza. Lo è perché il tiro parte mentre sono così in alto, sospeso a mezz’aria, e va dritto all’incrocio. L’esecuzione può dirsi perfetta. Inoltre il pallone tocca l’interno del palo in corrispondenza dell’incrocio. È bello a vedersi, non è una cosa a cui si assiste spesso. La gente ne parla ancora, la Fallrückzieher contro il Den Bosch.
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