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Marco van Basten "Fragile": il Milan (4) - lo Scudetto rubato 1989-90

 

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La nostra stagione era cominciata in tono minore, ma in primavera eravamo comunque in gara per aggiudicarci il secondo Scudetto dall’arrivo di Berlusconi, Sacchi e di noi olandesi. Il Napoli di Maradona, Carnevale e Careca era il nostro più grande rivale. Anche l’Inter aveva una buona squadra, con i tre tedeschi – Klinsmann, Brehme e Matthäus –, ma tra gennaio e febbraio ce li eravamo scrollati di dosso in classifica.

Con un bel filotto di undici vittorie consecutive avevamo guadagnato ventidue punti. All’epoca la vittoria valeva due punti. L’11 febbraio battemmo il Napoli 3-0 e salimmo definitivamente in testa alla classifica. O, almeno, così credevamo. Quell’anno il campionato si concludeva in anticipo per via dei Mondiali che quell’estate si sarebbero giocati in Italia. I primi di aprile avevamo ancora un punto di vantaggio, con altri quattro turni da giocare. Ma da quel momento successero cose strane.

Sembrava che il Napoli dovesse per forza vincere lo Scudetto. L’8 aprile giocarono una partita a Bergamo di cui ancora oggi si discute. Erano sullo 0-0 quando, a secondo tempo avanzato, qualcuno del pubblico lanciò una monetina che colpì in testa il brasiliano del Napoli Alemão. In un primo momento il giocatore non era sembrato particolarmente sconvolto, ma una volta arrivato il massaggiatore del Napoli, iniziò un teatrino mai visto. Dalle immagini si vede il massaggiatore che dice ad Alemão: «Buttati a terra, buttati a terra». Davvero curioso.

Alemão fu portato addirittura in ospedale e tenuto sotto osservazione. Misero in piedi un vero e proprio circo, con esami neurologici, e via dicendo. Alla fine, per via di quell’incidente, la Federcalcio regalò la vittoria a tavolino al Napoli, e il risultato venne trasformato per regolamento in uno 0-2.

Il secondo episodio discutibile avvenne due settimane più tardi. Ci eravamo nuovamente qualificati per la finale di Coppa dei Campioni, sconfiggendo il Bayern Monaco nel doppio confronto di semifinale. Se il Napoli avesse vinto lo Scudetto, e noi la coppa, l’Italia avrebbe avuto due squadre in Coppa dei Campioni, che all’epoca era riservata soltanto al vincitore del campionato nazionale.

Pareva davvero che la Federcalcio volesse assicurarsi questa possibilità, malgrado il nostro vantaggio sul Napoli in campionato. Dopo l’incidente di Bergamo e i due punti regalati dalla Federcalcio, eravamo a pari punti, ma la differenza reti era a nostro vantaggio.

Domenica 22 aprile, penultima di campionato, giocammo in casa dell’Hellas Verona, che era a un passo dalla retrocessione. Non mi è mai capitato di assistere a una cosa del genere. L’arbitro, Rosario Lo Bello, quel giorno fece di tutto per farci perdere, fischiando in maniera scandalosa.

A un certo punto presi un cartellino giallo, sebbene per un semplice fallo di ostruzione. Avevo a malapena sfiorato l’avversario. Era l’ennesima volta che subivamo una punizione senza motivo, quindi dissi all’arbitro: «Ma che cavolo stai facendo?». Lui mi ignorò, al che, per protesta, mi tolsi la maglietta e subito presi il secondo cartellino giallo, e dunque l’espulsione. Poco dopo fu espulso anche Rijkaard, anche lui per somma di ammonizioni. Anche lui per una provocazione. Pure Costacurta fu mandato negli spogliatoi con un cartellino rosso. Rimasero in campo otto giocatori. Perfino Sacchi fu allontanato dal campo. Davvero una storia strana, sembrava tutto organizzato.

Il Verona in quella stagione sarebbe giustamente retrocesso, noi avevamo alle spalle una serie incredibile di vittorie. Ma quel giorno in otto finimmo per perdere 2-1, due punti andati in fumo così.

La settimana dopo il Napoli vinse a Roma con la Lazio e si aggiudicò ufficialmente il campionato, con due punti di scarto su di noi. Sembrava davvero tutta una montatura. Dopo tutti questi anni è ancora una cosa che mi fa arrabbiare. Vederti rubare uno Scudetto, almeno così l’abbiamo vissuta noi.

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