
A domani!
Marco van Basten "Fragile": il Milan (3) - «Anche il perdono è una forma di amore» Estate 1989
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«Ti auguro il meglio e ti amerò per sempre.» Così c’era scritto sul biglietto che Liesbeth mi aveva lasciato sul tavolo da pranzo, prima di prendere un taxi per Linate. Tornava in Olanda, mentre i preparativi della nuova stagione erano appena cominciati.
Erano le sue ultime parole dopo un weekend pieno di lacrime, in cui le avevo raccontato cos’era successo. In fin dei conti ero stato sincero, avevo detto che mi ero invaghito di un’altra e che volevo capire meglio quali fossero i miei sentimenti. Per lei era stato un vero shock, per due giorni era stata proprio male, ma si riprese in fretta e se ne tornò in Olanda.
Quando, un paio di giorni dopo, rientrai in una casa vuota, senza di lei, quel biglietto fu davvero una mazzata e mi colpì profondamente. Da subito le telefonate con l’altra si fecero meno eccitanti e ben presto mi resi conto che non potevo buttare all’aria così quei tre anni con Liesbeth.
In Olanda era tornata a casa dei genitori e si era subito cercata un lavoro. Aveva fatto di testa sua, un atto davvero coraggioso quello di accettare la situazione e decidere di andarsene. Mi aveva dato totale libertà di scelta. La porta era aperta, per così dire, ma proprio per questo ho capito cosa avrei perso e mi è da subito mancata da morire.
Dopo un paio di settimane le ho telefonato e le ho detto: «Ho commesso un grosso errore e mi dispiace tantissimo. Ho capito subito che per quell’altra non provavo niente…». Non è che, a quel punto, ha preso il primo aereo per Milano. Ho dovuto impegnarmi per riconquistarla e, una volta tornata, le cose tra di noi si sono ricomposte. Anche meglio di prima.
Il bello di Liesbeth è che ha davvero superato quell’episodio, non mi ha serbato rancore. Penso che in fin dei conti ci abbia salvato la sincerità, l’aver detto cosa stava succedendo. E che anche lei sia stata sincera. Più avanti ho capito questo: che il perdono è una forma di amore. Una volta tornati insieme provai una sensazione di profonda gratitudine, migliorò anche il mio gioco, e non solo: dopo poco più di nove mesi nacque la nostra prima figlia, Rebecca.
Mi rendo conto che in amore, con Liesbeth, ho avuto fortuna. A casa, da piccolo, non ho avuto l’esempio migliore e per questo mi ero ripromesso di fare meglio. Ho seguito i miei sentimenti, ma anche in questo caso devi essere fortunato che il rapporto con il partner vada sempre bene.
Ancora oggi siamo molto felici insieme. Anche la nostra divisione dei compiti è sempre stata ben chiara: Liesbeth si occupa un po’ più della famiglia e delle questioni relative alla casa, io penso a guadagnare da vivere. A entrambi piace così e le cose funzionano bene.
In Italia Liesbeth era spesso da sola, a quei tempi non c’erano internet e i canali televisivi internazionali. Imparare la lingua era una necessità e a lei non è costato alcuna fatica. Anzi, ben presto abbiamo adottato lo stile di vita italiano, compreso il gusto per il buon cibo. E anche questo l’abbiamo conservato. Mi ritengo un uomo fortunato. La cosa strana è che sono convinto che l’episodio dell’estate del 1989 ci abbia avvicinato più che mai.
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