letture rossonere

 

A domani!

Marco van Basten "Fragile": chi può avvicinarsi a noi? - 1991-1992

 

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Quando vivevamo a Milano Tre, quello era il nostro piccolo rituale. Un drink a fine giornata, seduti in giardino. Ci raccontavamo cosa avevamo fatto durante il giorno, a volte era una piccolezza che ci era rimasta impressa, qualcosa che avevamo notato per strada, alla tv, o nel comportamento dei bambini. Potevamo discutere animatamente o restare in silenzio, ma per me quel momento era importante.

C’è chi ama fare viaggi avventurosi ed è alla ricerca perenne del nuovo, io invece preferisco tornare sempre nello stesso posto. Sai già cosa ti aspetta, non devi ambientarti ogni volta. A me sta bene così. Non sono uno di quelli che vogliono per forza la stessa camera d’albergo, tuttavia all’isola d’Elba potrei raggiungere la spiaggia a occhi chiusi. Certe cose mi mettono tranquillità, dopotutto a cos’altro serve una vacanza?

Nel periodo in cui avevo già firmato con il Milan, ma prima della presentazione ufficiale, mi ricordo che avevo trascorso le vacanze in Italia con Liesbeth. Era l’estate del 1987. Eravamo in spiaggia, e le persone hanno iniziato a riconoscermi. Si formò un capannello di gente, tutti a caccia di fotografie o autografi, tanto che Liesbeth, mentre era sdraiata al sole, si ritrovò completamente sommersa dalla sabbia, travolta da quel caos di persone. Io ero davvero molto imbarazzato, e anche un po’ spaventato.

Io e Frank aspettavamo ogni volta che Ruud scendesse dal pullman e che tutti iniziassero a corrergli dietro, così noi potevamo uscire di soppiatto dall’altra porta. A Milanello esiste una scorciatoia per evitare i giornalisti che conduce direttamente al parcheggio. La conoscono in pochi, di tutti i giocatori del Milan ero quello che la usava di più. Spesso l’attenzione della stampa e dei fan mi era soltanto di peso.

Sono convinto che per rendere al meglio uno debba disporre di tutte le proprie energie.

L’energia si trova dormendo e mangiando bene, vivendo in funzione dello sport, senza tante rotture. Mantenere la concentrazione è essenziale se si vuole fare la differenza. Ma bisogna evitare ogni spreco che rischia di distoglierti dall’obiettivo. Ogni forma di intrusione ti succhia forze e ti indebolisce, ne sono fermamente convinto. Un po’ di sano egoismo non può far male, se ti prendi cura di te stesso il tuo rendimento migliora, e chi ti sta intorno potrà giovarne. Così avrai anche tu qualcosa da dare agli altri.

Nessuno lo sa meglio di Liesbeth. Ai tempi in cui abbiamo iniziato a frequentarci, prima di ogni partita io andavo da un medico magnetizzatore a Watergraafstraat, assieme a Cruijff. Soffrivo di varie tensioni prima di scendere in campo, e Johan, una volta, mi invitò ad accompagnarlo. Ci sedemmo a turno su una sedia. Quel tizio agitò le braccia per un po’ mentre ci camminava intorno, senza effettivamente mai toccarci. Il tutto durò una mezz’ora, alla fine gli lasciammo dieci fiorini a testa. Indubbiamente quella domenica mi sono sentito molto meglio, per cui decisi di tornarci anche la settimana successiva, un’abitudine che abbiamo mantenuto a lungo. Una volta ci portammo dietro anche John van ’t Schip. A un certo punto il magnetizzatore scivolò alle sue spalle e iniziò di colpo a gemere molto forte agitando le braccia: «Oh cielo, quanta tensione c’è qui! Quanta tensione! Brrr. Brrr». John si spaventò a morte. Non gli era piaciuto per niente e non ci ha più rimesso piede, eheh. Io invece ero rimasto soddisfatto, mi sentivo meglio, anche per Johan fu di grande beneficio, tanto che volle essere costantemente aggiornato su quelle «nuove iniziative».

Capita poi che un certo tipo di persone entrino in qualche modo a far parte della tua vita privata. In Italia Ted Troost diventò una specie di amico di famiglia. Mi ricordo che nei primi sei mesi Angela piangeva moltissimo e non ci lasciava dormire. Eravamo molto stressati. A un certo punto Liesbeth ha letteralmente consegnato Angela nelle manone di Ted e gli ha detto: «Puoi aiutarci?».

Allora Ted la mise giù e, senza preavviso, diede un colpo sul tavolo. Subito la bambina smise di piangere per lo spavento, ma era ancora tutta contratta, si vedeva. Il corpicino era in tensione. A quel punto Ted la posò di pancia sopra la sua coscia. Poi disse: «Solo un po’ di pazienza, fidatevi di me e tenete d’occhio Angela». All’inizio aveva ancora tutti i muscoli contratti, ma dopo dieci minuti braccine e gambine penzolavano flosce ai lati della coscia. Si era rilassata e ora dormiva beata. Da quel momento niente più notti in bianco.

A Milanello Ted era quasi sempre con Ruud nel periodo in cui avevo i miei problemi all’anca. Mi pare fosse la primavera del 1988. Ci trovammo a parlare e disse che mi avrebbe dato volentieri un’occhiata. In men che non si dica risolse il mio problema, iniziò così. Col tempo il Milan gli ha addirittura fatto un contratto, in modo da garantirgli uno stipendio fisso.

Quando ci liberavamo dei nostri impegni, andavamo a giocare a golf insieme. L’atmosfera era distesa, i suoi trattamenti erano molto efficaci. Certo, l’aptonomia è un mondo a parte, perché ogni persona, ogni situazione, è diversa dalle altre. Ted tende a ripetere che «i corpi non reagiscono tutti allo stesso modo, quando si incontrano». E lui sa come percepire certe cose.

Mi ha convinto a pensare che potevo «esserci» anche senza tutti quei gol e quelle coppe, che potevo rilassarmi. Grazie a lui stavo meglio. Non era importante come ci riuscisse.

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