
A domani!
Marco van Basten "Fragile": crede nelle favole? - 2002
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Perry e io giochiamo insieme a golf già da un paio d’anni. E anche molto a tennis. Ci siamo incontrati al matrimonio del mio amico di scuola André van Vliet nel 1998, quando ero appena rientrato in Olanda. Anzi, André ci ha addirittura presentati con le parole: «Secondo me dovreste andare a giocare insieme a golf una volta. Siete entrambi matti per il gioco e terribilmente fanatici». Avrebbe potuto aggiungerci tranquillamente anche l’espressione testardi come muli.
Alla prima buca, e persino al primo colpo, già discutevamo della posizione della pallina di Perry che era finita vicino a uno steccato. Il problema era stabilire il punto preciso in cui collocare la pallina per la ripresa del gioco, se il mio avversario era incappato o meno in un colpo di penalità. Perry riteneva lo steccato un «elemento innaturale del percorso», e quindi si poteva mettere la pallina un po’ più lontano da esso, senza colpo di penalità, mentre io dicevo: «Lo steccato sta lì da dieci anni, quindi fa parte semplicemente del percorso. È un componente naturale».
Ed eccoci lì, cocciutissimi entrambi, la primissima volta che abbiamo giocato insieme a golf. In quella circostanza abbiamo interpellato persino un marshall (una sorta di arbitro), per dirimere la controversia. Eravamo nel mio percorso di casa, a Noordwijk. E ho pensato: questo tizio non verrà mica a dirmi quali sono le regole nel mio percorso! E Perry era proprio così; all’inizio ci scontravamo di continuo, sarebbe potuta finire ben diversamente tra di noi.
Non dimenticherò mai il giorno in cui siamo andati di nuovo a giocare a tennis nel circolo di Nieuwegein, e che io non ho giocato bene. All’andata mi ero fatto un’ora di coda, per essere poi spazzato via con un 6-0, 6-1. Poi, tornando a casa, trovai una coda di un’ora. Quindi si è azzardato a mandarmi una mail con una nota di commiserazione, del tipo: «A me è andato tutto bene, quanto a te non era la tua giornata. Ti sei beccato pure la coda. La prossima volta andrà di sicuro meglio». Be’, non ci devi provare con me. Gli ho risposto: «Cazzate, non ho bisogno della tua commiserazione».
Ciò mostra un po’ come sono fatto, ma Perry è uguale, sapete. In quegli anni eravamo impegnati, in modo fanatico, a migliorarci. Non per divertirci, ma per vincere, solo questo contava. Di tanto in tanto andavamo anche a cena fuori con le nostre mogli, ma facevamo soprattutto sport insieme discutendo di una miriade di cose, in cui volevamo aver ragione a tutti i costi. Diciamo pure che mi ci rivedo molto in lui, solo che Perry è chiaramente più bravo negli affari. Molto più bravo, per fortuna.
Quando mi sono ritrovato finanziariamente nella merda, qualcosa è trapelato anche alle orecchie di Perry, gliene parlavo sempre più spesso quando facevamo sport. Soprattutto dopo la cartella esattoriale. È venuto a conoscenza anche dei miei investimenti. Sapevo che aveva tirato su un’azienda con quasi cento lavoratori. Nel 2000 mi aveva chiesto di inaugurare il loro nuovo edificio con uffici a Houten. Qualche volta ci passavo per pranzare con lui, fare due chiacchiere e giocare a biliardino con i ragazzi. Era carino, ma tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 avevo due grandi questioni sullo stomaco. Soprattutto la cartella da 32,8 milioni era arrivata come un fulmine a ciel sereno. E io che, anni prima, mi ero anche rivolto a quel costosissimo studio, proprio per evitare questo genere di cose. Li pagavo più che profumatamente per il loro lavoro, ma almeno ero sicuro che non ci sarebbero stati problemi, che avrei potuto dormire sonni tranquilli. Illuso.
Invece no. Il 1° gennaio 2002, quindi, mi sono svegliato con il Fisco olandese tra capo e collo. Aveva a che fare con il trasferimento della mia residenza fiscale da Montecarlo in Olanda; qualcosa era andato storto, anche se allora ancora non afferravo cosa.
Col senno di poi ti puoi chiedere come mai, malgrado la presenza e il controllo della mia avvocata, così tante cose siano andate storte. Forse lei si è fidata troppo di altri? Avrebbe dovuto fare più attenzione? Si sarebbe potuto prevenire tutto questo?
Infatti era stato concepito un sistema ingegnoso da parte di un grande studio di consulenza fiscale al quale si era appositamente rivolta la mia legale. Che cosa era stato concepito? O meglio: che cosa aveva concepito un tipo che riteneva di essere brillante? Un sistema complesso con un interesse pagato in anticipo, una variante su una lettera a interesse anticipato rilasciata spesso all’epoca dalle banche, solo che in questo caso si trattava della mia stessa S.r.l.
Le cose stavano più o meno così: con la residenza ancora a Montecarlo avrei trasferito il mio patrimonio personale a una società appositamente fondata, operazione che avrebbe prodotto un notevole profitto alla società in questione. L’accordo di prestito prevedeva il pagamento anticipato per un lungo periodo, dieci o addirittura vent’anni, sulla base dell’interesse sull’interesse. In tal modo il profitto arrivava a un importo pari a quattro volte il mio deposito. L’aumento di valore sarebbe stato restituito dalla società, senza tasse, dopo il mio trasferimento in Olanda, pensavano loro. Sbagliando.
Era del tutto legale, mi dicevano. Io comunque non ci capivo un tubo e lasciavo questo genere di cose alla mia avvocata. E, sotto il suo controllo, ho firmato quasi «alla cieca» il consiglio dei consulenti fiscali. Era tutto così difficile e complesso, anche adesso non riuscirei a capirlo, e comunque mi sono fidato. Mi hanno detto che era corretto e che la struttura quadrava. Indubbiamente ne era convinta anche lei, all’epoca.
Non so se abbiate visto The Wolf of Wall Street. Da quel che ho capito più tardi, la mia vicenda somigliava un po’ al film. Nel settore finanziario, all’epoca, ogni nuovo prodotto brillante fruttava guadagni stellari e anche questo sistema, a detta degli specialisti con cui ne avevamo parlato, sarebbe stato «innovativo e potenzialmente brillante».
Sembrava tutto così bello, ma hanno commesso un grande errore, in realtà due da quanto ho compreso in seguito. Il primo è stato di non aver chiesto un’ulteriore consulenza sul progetto, la struttura con lettera di pagamento anticipato, una mossa auspicabile e necessaria, si direbbe, considerati i notevoli rischi finanziari.
Ma è stato il secondo errore ad aver inferto il colpo di grazia a questo sistema, o meglio, ad avermi inferto il colpo di grazia, commesso quando hanno scelto come sede dell’apposita S.r.l. il paese sbagliato, l’Olanda. Se avessi abitato in un paese con un trattato fiscale con i Paesi Bassi, l’esazione sarebbe stata impossibile.
Così il Fisco olandese ha potuto studiare a fondo la faccenda, cosa che è puntualmente avvenuta, e concludere che potevano tassarmi, e anche immediatamente. Dato che i miei consulenti avevano sbagliato la dichiarazione, la multa ammontava al cento per cento oltre agli interessi, il che faceva salire l’importo della cartella esattoriale a quasi 75 milioni di euro.
Col senno di poi potremmo dire che avrei dovuto semplicemente pagare le tasse sui proventi finanziari, che avrei dovuto seguire la prassi normale e allora non ci sarebbe stato nessun problema.
Per la prima volta ho dubitato seriamente del fatto che la mia legale fosse la persona più adatta a tutelare i miei affari, a mano a mano che la vicenda mi era sempre più chiara, anche perché, a dire il vero, lei in parte aveva lasciato che la questione degli investimenti seguisse il proprio corso.
Nel frattempo raccontai sempre più dettagli a Perry, che si rivelava molto ben informato e mi dava buoni consigli. Ho seguito il suo suggerimento e ho fissato un appuntamento, riguardo alla faccenda delle tasse, con il mio nuovo consulente fiscale Pieter Asjes della PricewaterhouseCoopers di Amstelveen. Sapevo troppo poco in materia ed ero riluttante, per questo ho chiesto a Perry di accompagnarmi. Dopo circa mezz’ora in cui Pieter e io parlavamo senza capirci, visto che non riuscivo proprio a seguirlo, Perry non ce l’ha più fatta a rimanere in silenzio e, per fortuna, ha cominciato a intromettersi con domande pertinenti. Grazie al suo intervento, alla fine la conversazione è diventata sensata e costruttiva e ha portato alla conclusione che la cosa migliore da fare sarebbe stato puntare a un compromesso che fosse in qualche modo accettabile per me, ossia un importo che sarei stato in grado di pagare. Se tutto fosse filato liscio.
Ho notato che per la prima volta, dal ricevimento della cartella poco prima di Natale, mi sentivo più disteso, ma soprattutto sollevato. A partire dal quel momento, primavera del 2002, ho coinvolto Perry sempre più nei miei affari. Alla fine, nel 2005, con il Fisco olandese, siamo giunti a un concordato accettabile per entrambe le parti. Lo studio che aveva concepito quella brillante «lettera di interessi» ha dovuto pagare, in ultima analisi, a causa degli errori commessi, una notevole somma. Si sono assunti le proprie responsabilità, con un comportamento decente che però, nella mia ottica, era anche una sorta di ammissione di colpa. Ma anch’io ero stato un ingenuo. Per la seconda volta, in un breve lasso di tempo, venivo punito per la mia negligenza e la mia credulità. Avevo confidato troppo nei consigli e nelle idee dei miei consulenti e dell’avvocata, anche se era una materia di cui non mi intendevo affatto ed era così lontana dal calcio. Proprio per questo mi ero affidato a esperti che mi tutelassero da questo genere di guai.
La collaborazione con la mia legale volgeva al termine a metà del 2006, poiché ritenevo Perry, in ultima analisi, migliore e più versatile, nonché più risoluto. Addentava i miei affari come un pitbull.
È stato allora che gli ho chiesto di diventare il mio manager. L’avvocata era chiaramente scontenta di ciò, perché avrebbe dovuto rapportarsi con lui, facendogli controllare le sue dichiarazioni tributarie. Mi infastidiva anche all’epoca il fatto che la legale, per via delle attività di ravvedimento, relative a pratiche da lei stessa controllate, continuasse comunque a mandarmi nuove fatture. La tensione tra i due, in seguito, si è acuita molto durante le trattative per una modifica nel mio contratto con la Federazione olandese dopo i Mondiali del 2006.
Ma, in ogni caso, sono contentissimo che Perry abbia incrociato la mia strada, perché, nell’autunno del 2006, sarebbe arrivato un nuovo disastro finanziario.
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