
A domani!
Marco van Basten "Fragile": le finanze (2) - era tutto per Bassie, Settembre 2002
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Sono sulla cyclette e faccio le mie sedute, come accade spesso nelle ultime settimane. Cinque minuti a 180 watt, quattro minuti a 140, sei minuti a 190 e poi di nuovo cinque minuti a 180, infine otto minuti a 130. Controllo il battito cardiaco con un misuratore che si applica intorno al petto e ho preso l’abitudine di annotare questo tipo di dati nel mio taccuino: battito cardiaco, potenza in watt, distanza percorsa, minuti. È tutta la vita che annoto, mi tranquillizza, cifre su carta, il quaderno è quasi pieno. Sudo. Più del normale, anche se qui in soffitta non è più caldo del solito. Ho il battito cardiaco a 195, non mi piace.
Perché non si fa vivo nessuno? Perché non mi chiamano? Sanno che seguo i notiziari, che sento al telegiornale che ormai le Borse hanno raggiunto il minimo storico e non si registra ancora nessun segnale di ripresa? Lo sanno, no, quale effetto a livello mondiale hanno avuto quegli aerei sulle due Torri? Non dovrebbero aver cura dei miei soldi? Investirli in maniera oculata? L’ultima volta che ho guardato il mio estratto conto mi girava la testa.
Sì, ho detto che si poteva essere aggressivi, negli investimenti. Volevo un approccio diverso rispetto agli anni precedenti, quando era Alexander Jurgens, il mio amico svizzero-olandese di Montecarlo, a gestire i miei soldi. Un rendimento annuo medio del 4 per cento. Non male, certo, direte, niente di strano.
Di ritorno in Olanda ho sentito da amici e da altre persone che, nel frattempo, un rendimento annuo dal 10 al 14 per cento era diventato del tutto normale. Che ci facevano i miei soldi in quei sicuri investimenti svizzeri? Ti fai sfuggire delle opportunità sotto il naso. Quindi sì, ho cominciato a farmi dei film in testa, sarò sincero, pieni di dollari. Prima ho versato 2 milioni e, alla fine tutto, l’equivalente di 23 milioni di euro. Era la fine del 1999.
In quella banca ci saranno persone che se ne intendono, non faranno del loro meglio per proteggere il mio capitale? Chiameranno, no, se c’è qualche problema? È un’aspettativa logica. Neanche la mia legale si è fatta viva, ma lei non è una specialista in investimenti. Sì, Alexander mi aveva avvisato, ma io non gli ho prestato ascolto.
Ci rimugino già da settimane, ieri per la prima volta ho avuto il coraggio di fare una ricerca online. Non sono un esperto, ma non sono nato ieri, però ti spaventi a vedere certe cifre. L’indice AEX si è quasi dimezzato da quando ho versato quei 23 milioni di euro all’ABN AMRO affinché li investisse per me. Sudavo freddo già allora. Poi sono andato a leggere bene i miei estratti conto, cosa che in realtà non facevo mai, consegnandoli sempre alla mia legale. Mi è venuto il mal testa e ho cominciato a dormire male. Non ho detto niente a Liesbeth, perché di solito lascia a me questo genere di cose.
Dopo la mazzata della cartella esattoriale dello scorso Natale, la paura si è impadronita di me. Stiamo parlando, questo sì, con il Fisco, e il peggio sembra scongiurato, ma continua a pendere una richiesta enorme sul mio capo. Sono stati fatti grossi errori, questo ormai è ben chiaro, ma bisogna ancora appurare da chi, e la mia diffidenza non fa che crescere.
Ne ho parlato anche con Perry Overeem, che è ferrato in materia di finanze. Ha annuito in modo significativo, ma si è tenuto sul generico. Liesbeth e io di recente ci siamo persino chiesti se non sia il caso che io mi metta a cercare di nuovo seriamente un lavoro. L’atmosfera era surreale, non avevamo mai avuto una conversazione simile.
Poso il taccuino sull’armadietto accanto alla cyclette. Il cuore mi rimbalza in gola, mi asciugo il sudore dalla fronte e afferro il telefono. Ho ancora la scena davanti agli occhi. Cerco ABN Gestione del Portafoglio e rivedo lo scintillio dell’Oval Tower davanti a me. Allora, era un palazzo nuovissimo accanto all’ArenA nella zona sudest. La mia legale e io, nella primavera del 1999, siamo stati ricevuti lì con tutti i riguardi da una delegazione di cinque persone. Tutto molto chic.
Quello era il posto, mi ha spiegato un pezzo da novanta, dove si ricevevano o, diciamo pure, si coccolavano i nuovi clienti molto facoltosi. In quel periodo i rendimenti schizzarono alle stelle, e quindi potevano ancora promettere a tutti ponti d’oro senza dover battere ciglio e, per di più, io mi presentavo con 50 milioni di fiorini dell’epoca in tasca, l’equivalente di quasi 23 milioni di euro di oggi.
Alleluia! Faceva il suo ingresso, per modo di dire, «nostro signore Gesù» in persona. Sì, certo, gestiremmo molto volentieri il suo portafoglio. Vuole un rendimento alto? Be’, è possibile. Ovviamente sceglieremo strumenti differenti per ridurre i rischi, investendo in venti titoli diversi. La nostra commissione non è tra le più alte nel mondo della finanza e seguiremo ovviamente con molta attenzione il suo investimento. Bla-bla-bla.
Volevano anche che diventassi immediatamente una sorta di ambasciatore sportivo, come lo era allora il tennista Richard Krajicek. Ho rifiutato con cortesia. Dopo tutte quelle parole ampollose e l’inevitabile champagne, un signore un po’ ritroso mi ha ficcato in mano un biglietto da visita. Se ne era rimasto in disparte per tutta la riunione e non era il tipo che stringeva mani con giovialità. Mi è andato subito a genio.
Ma per il resto era un ambiente di svitati, con tante cravatte alla moda. È doloroso, col senno di poi, che mi abbiano aggiornato ben poco in seguito, e che gran parte del mio capitale sia indubbiamente andata persa. D’altronde, nemmeno la mia legale ha lanciato l’allarme, anche se ogni mese la pago profumatamente, sin dal 1989.
Quello risponde pure: «ABN Gestione del Portafoglio». A quanto pare negli ultimi mesi ha fatto pratica nel comunicare brutte notizie.
«Signor Van Basten. Ha fatto bene a chiamare. L’ultimo anno e mezzo è stato tempestoso, non ne sarà stupito. Anche il suo capitale è stato pesantemente intaccato, purtroppo, glielo dico senza giri di parole. Abbiamo lasciato così tutte le sue posizioni, e non abbiamo ancora recuperato quel che resta, nella speranza di una ripresa del mercato azionario e, ovviamente, del suo capitale. Ci troviamo già da sei mesi in una situazione di stallo. Adesso siamo nel settembre 2002, a un anno dalle botte peggiori a partire dal 1987. Quindi speriamo, nei prossimi mesi e anni, di poter tornare a crescere, di proseguire nella ripresa.»
«Mi scusi se la interrompo, signore. Ma, per dirla tutta, al di là di tutte queste belle parole, quello che voglio sapere è semplicemente a quanto ammonta il danno. Che cosa sarebbe rimasto dei quasi 23 milioni di euro che vi ho portato tre anni fa, se uscissi oggi?»
C’è qualche attimo di silenzio all’altro capo del telefono. Sembra che debba mandar giù qualcosa. Non si aspettava questa domanda e non è il linguaggio a cui è abituato, ma non può più schivare la questione. Tuttavia, anche dopo il silenzio, continua nel gioco delle parti.
«Signor Van Basten, non ci girerò intorno. Se dovesse decidere di chiedere il saldo oggi e di chiudere tutte le sue posizioni, e di non voler aspettare una possibile ripresa… Allora del suo deposito iniziale di quasi 23 milioni in questo momento restano ancora…» un altro silenzio «ehm… ancora poco meno di 13 milioni di euro.» «Se dovesse prendere questa decisione…» un’altra pausa «avrebbe perso 10 milioni di euro in modo definitivo, per sempre. Quindi la prego, la prego di rifletterci ancora su.»
Quando mi alzo devo afferrare per un attimo il manubrio della cyclette. Mi gira la testa. Per rispetto della forma mi consulterò ancora con la mia legale, ma la mia decisione in effetti è già presa. Se esco adesso, mi restano comunque ancora 13 milioni. Se lascio tutto così, può succedere qualunque cosa.
Chi mi dice che non ci saranno altri aerei che si schianteranno su una torre? O che non ci saranno altri attentati? O che la Borsa, per un qualsiasi motivo, non crollerà di nuovo? No, mi riprendo quel che resta del capitale, e al più presto. Salvare il salvabile. Con quella somma, in ogni caso, posso sopravvivere. Con la mia famiglia. La vedo così.
Che razza di deficiente sei stato a cascarci, Bassie. Altro che «è tutto per Bassie». 10 milioni in fumo. Era tutto per Bassie. Quei 13 milioni li metto al sicuro restituendoli all’affidabile Alexander. Scendo la scala, con l’asciugamano in spalla, la borraccia in mano e alleggerito di 10 milioni. Vado in cerca di Liesbeth.
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