
A domani!
Marco van Basten "Fragile": le finanze (1) - Natale al buio 2001
Capitoli precedenti: presentazione - prologo - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43

Da tre anni abitavamo di nuovo a Badhoevedorp, dopo aver traslocato da Montecarlo nel 1998, spinti a farlo soprattutto per i figli. Volevamo farli studiare in una scuola olandese e farli crescere qui. Una settimana prima di Natale ho sentito Liesbeth gridare dal piano di sotto. Avevano appena suonato alla porta e la sua voce sembrava sconvolta. E Liesbeth non è il tipo da farsi prendere rapidamente dal panico, anzi non si lascia impressionare quasi da niente. Così mi sono affrettato scendendo giù di corsa saltando due gradini alla volta. Se ne stava lì in corridoio con una busta blu in mano e lo sguardo smarrito. «Mettono tutto sotto sequestro, ha detto quell’uomo. Anche i nostri conti correnti.»
«Che intendi dire, chi?»
«Il Fisco. Guarda qui.» E mi ha ficcato una busta gonfia in mano.
Quando l’ho aperta, insieme a Liesbeth, abbiamo visto l’importo della cartella, in grassetto, in fondo alla pagina. Era altissimo, molto superiore a quello che avremmo mai potuto pagare. Il Fisco ci avrebbe confiscato tutto. Sentivo un nodo alla gola e i crampi ai muscoli delle gambe. Ovviamente ci erano rimasti dei soldi dopo il mio periodo italiano, benché fossero ormai quasi nove anni che non toccavo palla, ma la cifra era comunque fuori dalla mia portata. Eravamo completamente disorientati.
Nei mesi successivi ho passato ore e ore negli uffici del Fisco e negli studi degli avvocati. Facevo del mio meglio per comprendere quei termini tecnici, ma tutto rimaneva assai difficile da seguire, figuriamoci da capire bene. Qualche volta avrei desiderato tornare ai tempi in cui giocavo ancora nell’Ajax e bevevo ogni settimana un caffè con Cor Coster, il mio primo procuratore. Un uomo brillante che ne aveva passate tante e che, qualche volta, forse aveva agito ai limiti della legalità, ma che in quel periodo, in ogni caso, mi aveva sempre tenuto fuori dai problemi.
Ai tempi del mio primo contratto da giocatore con l’Ajax volevo che fosse stipulato a dovere. Cruijff con i giocatori giovani parlava sempre di calcio, ma ogni tanto anche di questo genere di cose. È stato lui a mettermi in contatto con Coster, suo suocero, che abitava in un magnifico stabile sul Nassaukade. Spesso, il venerdì mattina, passavo a trovarlo. Allora sua moglie arrivava con il caffè e zio Cor cominciava a raccontare le sue storie magnifiche sui suoi affari, ma anche sulla vita in generale. È stato lui tra l’altro, in seguito, a portarmi al Milan. Johan voleva tenermi un altro anno all’Ajax, ma allora ero già stato per tre volte di seguito capocannoniere del campionato olandese e avevo vinto la Scarpa d’Oro, e Coster, quindi, vedeva delle prospettive. Ovviamente. Mi piaceva.
Non dimenticherò mai la mia prima volta in Italia, nell’estate del 1986, e di come siamo stati accolti da Silvio Berlusconi nella sua tenuta. Eravamo Cor Coster, Apollonius Konijnenburg e io. Apollonius aveva fatto da intermediario.
L’accoglienza era stata regale. Era un complesso gigantesco, con stanze l’una più bella dell’altra. «Non lasciarti impressionare, Marco, ci atteniamo a quello che ci siamo ripromessi di fare. Vuole far colpo, tutto qui» ha detto Cor. Mi è venuto un po’ da ridere quando ho notato che si stava innervosendo. Trovavo tutto magnifico. Berlusconi ci ha mostrato la sua biblioteca, uno spazio splendido, e Coster ha sussurrato un’altra volta: «Non lasciarti impressionare, dai. Firmiamo soltanto se ci offre la cifra che vogliamo». A un certo punto ci ha fatto venire quasi la ridarella, perché ha continuato con la stessa tiritera mentre Berlusconi proseguiva con la visita guidata. A un certo punto ci ha fatto sentire l’inno del Milan, che aveva fatto comporre da poco, e si è messo pure a cantare. Alla fine Berlusconi ha proposto precisamente quello che volevamo noi, e quindi Coster si era innervosito per niente.
Un paio di mesi dopo, ad Amsterdam, Berlusconi mi ha regalato anche un orologio. Carino, ma non è per questo che firmi un contratto all’estero. Lui aveva grandi progetti per il Milan, era questa la cosa più importante, e ci stava investendo molti soldi. E io, in effetti, avrei guadagnato tantissimo. Il contratto preliminare con il Milan l’ho firmato nell’estate del 1986 e la caparra ricevuta da Berlusconi, un paio di milioni di fiorini, è stata depositata in una banca svizzera. Quando mi sono trasferito a Milano, un anno dopo, ho firmato direttamente il contratto.
Quei soldi in Svizzera, peraltro, in seguito li abbiamo comunque dichiarati in Italia, dove si poteva chiedere un condono, pratica molto usuale in quegli anni. Se avevi guadagnato qualcosa senza dichiararlo, grazie al condono versavi l’importo al Fisco con una multa relativamente bassa, tornando per così dire «in regola» con lo Stato italiano.
Coster, in realtà, aveva sistemato ogni cosa, ma poiché negli anni successivi i contratti non facevano che crescere, lui si era associato a un importante studio legale che operava in ambito internazionale, cominciando a collaborare da quel momento con un’avvocata. All’inizio le cose erano andate bene, ma presto lei aveva iniziato a innervosire Coster, perché voleva fare tutto in maniera troppo formale e con una correttezza meticolosa, assumendo per lo più agli occhi di Coster una posizione dominante nella collaborazione. Lui le aveva comunicato di voler chiudere il rapporto, ma a me la cosa piaceva.
Quanto a me, i documenti non erano, per così dire, mai sufficientemente a posto in ogni dettaglio. Volevo che fosse fatto tutto in modo corretto e secondo le regole. Niente storie, volevo dormire sonni tranquilli. Avevo visto ciò che era capitato a Johan, con quel tale Michel Basilevitch, il suo consigliere bielorusso. Johan aveva investito i soldi guadagnati in un allevamento di maiali in Spagna perdendo tutto; era la prima volta che faceva una cosa del genere senza informare Coster che, a quanto si dice, avrebbe commentato in seguito: «L’unica cosa che Johan adesso ancora può fare senza di me è andare al cesso». Alla fine è stato costretto a ricominciare tutto da capo, ed è anche per questo che ha continuato per anni a giocare a pallone. Una storia nota, che non avevo nessuna voglia di vivere a mia volta.
Coster, alla fine, mi ha chiesto di scegliere tra lui e l’avvocata. Allora l’ho ringraziato per i servigi resi e ho trasferito ogni pratica all’avvocata, che da quel momento si è occupata dei miei affari. Sarà anche costato qualcosa in più, ma almeno sapevo di essere in buone mani.
La verità, purtroppo, si è rivelata ben diversa da tutte le belle parole. Pensavamo di aver sistemato ogni cosa per bene, Liesbeth e io, fino a quando quel pomeriggio di fine dicembre 2001 a Badhoevedorp, seduti sul divano, abbiamo riletto insieme la busta in questione.
QUESTA CARTELLA DI PAGAMENTO, EMESSA DAL FISCO OLANDESE, CONTIENE IL SEGUENTE IMPORTO TOTALE CHE IL SIGNOR VAN BASTEN È TENUTO A SALDARE ENTRO IL 31 DICEMBRE 2001: 32,8 MILIONI DI EURO.
Ce l’eravamo immaginato ben diverso quel Natale con i nostri figli.
==================
Precedentemente in "Letture RossoNere"
Calcio totale (Arrigo Sacchi). I capitoli: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17















