
A domani!
Marco van Basten "Fragile": il matrimonio - 21 giugno 1993
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Non c’erano Europei né Mondiali, il campionato si era appena concluso, quindi finalmente c’era il tempo per sposarsi. Io camminavo con le stampelle dopo l’operazione eseguita da Martens, ma questo non rese il giorno del nostro matrimonio meno speciale.
Il nostro amico Alphons Peters aveva curato tutto fin nei minimi particolari. Liesbeth aveva aiutato con i preparativi, io invece non avevo partecipato molto. A farmi coinvolgere in questo genere di cose, io ci metto sempre un po’. Liesbeth aveva insistito per farmi scegliere un vestito per il matrimonio in Italia, ma io avevo comprato un classico tre pezzi da Tip de Bruin sulla Nieuwendijk, con pantaloni gessati e gilet. Anche lei, alla fine, si era fatta confezionare l’abito da sposa ad Haarlem, dopo aver girato tutta Milano in lungo e in largo. Era bellissima. Rebecca e Angela, all’epoca 3 e 2 anni, fecero da damigelle. A loro erano piaciuti più che altro i vestitini che indossavano, per il resto non hanno particolari ricordi di quel giorno.
La cerimonia si è svolta al mattino al castello De Haar di Haarzuilens, una location splendida. In quanto socio del circolo del golf De Haar, avevo conosciuto il barone Thierry van Zuylen van Nijevelt, anche lui appassionato golfista. Dopo che avevamo giocato insieme un paio di volte, Teddy o Ted, come si faceva chiamare, mi invitò con Liesbeth a un torneo che si teneva ogni anno a settembre nella sua tenuta. A quell’evento partecipava anche una serie di personaggi famosi e aristocratici da tutto il mondo, come Brigitte Bardot, Gregory Peck, Jackie Onassis e Roger Moore. Abbiamo partecipato due volte. In realtà l’idea era che gli ospiti, durante il torneo, alloggiassero al castello, noi invece tornavamo a dormire a casa, a Badhoevedorp. Ciò nonostante ci piaceva l’idea di sposarci in quel castello. I miei testimoni furono Ricky Testa la Muta e Ruud van Boom, mentre Liesbeth scelse due sue amiche.
Fuori dal castello c’era anche la stampa e, dopo il fatidico sì, ci hanno fatto un servizio fotografico. Per tutta la giornata ci hanno poi seguiti il nostro fotografo e uno del Milan, ma per il resto c’erano con noi solo amici e conoscenti, per fortuna. Peraltro, i giornalisti vennero tenuti a debita distanza dalla sorveglianza, per motivi di privacy, ma anche di sicurezza. Vista la presenza di Berlusconi, era stato schierato un esercito di sorveglianti e alla stampa era impossibile intrufolarsi. La maggior parte dei giornalisti tornò a casa delusa, con poche foto spettacolari. Molti giornali, in particolare «De Telegraaf», sottolinearono che era stato loro vietato l’ingresso. Trovavano tutta quella riservatezza inadeguata e «non al passo con i tempi». Io, da parte mia, ero felicissimo che l’organizzazione fosse stata tanto rigorosa.
Dennis Heijn, un altro amico, aveva noleggiato un elicottero su cui Liesbeth e io facemmo un giro sopra Badhoevedorp, Schiphol e Utrecht. Ci salutarono pure dalla torre di controllo dell’aeroporto di Schiphol, per un momento fu addirittura fermato il traffico aereo. Scendemmo a Maarssen, presso il Wilgenplas, un ristorante stellato dove avremmo pranzato con gli invitati. Lì incontrammo anche gli invitati italiani, che erano arrivati al mattino con un jet privato: Berlusconi, quindi, ma anche Galliani, Capello, Tassotti e Tavana.
Di sera la festa al castello De Hooge Vuursche, a Baarn, era stata più informale. Alphons aveva fatto venire il comico Paul de Leeuw, come special guest. In Olanda era diventato una celebrità, ma a noi questo fatto era un po’ sfuggito. Quando, in particolare, intonò Vlieg met me mee naar de regenboog, «Vola con me fino all’arcobaleno», gli ospiti impazzirono e cantarono tutti a squarciagola facendo l’aeroplano con le braccia, sembrava un manicomio. Paul cantò anche un’altra canzone, che sembrava scritta per me e Liesbeth: Vleugels van mijn vlucht, «Ali del mio volo». Un testo particolarmente azzeccato: allora come oggi è mia moglie la forza silenziosa nella mia vita.
A fine giornata, in camera da letto, abbiamo riso ancora molto per l’esaltazione generale causata da Paul de Leeuw. Fino a quel giorno non avevamo mai sentito parlare di lui e del suo arcobaleno.
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