letture rossonere

 

A domani!

Marco van Basten "Fragile": il ruolo dell’allenatore

 

Capitoli precedenti: presentazione - prologo - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55

 

mvb

Sembra che il ruolo dell’allenatore stia diventando sempre più importante, a mio avviso in un modo addirittura innaturale, viene gonfiato a dismisura. Un tempo contavano di più i giocatori, li guardavi e parlavi di loro, di come decidessero una partita, ne ribaltassero l’andamento, la condizionassero. E gli allenatori, sì, loro dovevano agevolarli, soprattutto questo, nient’altro.

Ciò è emerso di nuovo anche a proposito degli Europei del 2008. Il nostro girone di qualificazione non era stato straordinario, ma dopo le vittorie nella fase a gironi contro i campioni e i vicecampioni del mondo di colpo tutto e tutti erano diventati molto positivi, e a me sembrava esagerata anche quell’improvvisa euforia.

Io penso che l’allenatore sia molto importante nell’intervallo di una partita e in alcuni momenti concitati della stessa. Guardare, condurre un allenamento, dare indicazioni sono cose in cui ho acquisito una certa esperienza, ma fare le scelte giuste in un paio di momenti spinosi, cruciali, che possono risultare decisivi in una partita, questo rimane un aspetto molto specifico.

Saperlo fare in un determinato momento è una capacità che hai o che non hai. In generale ritenevo di non eccellere in questo, ecco perché è molto importante lavorare con un assistente bravo, che sa colmare le lacune che senti di avere. Da un punto di vista tattico, avevo John accanto a me.

Insieme ci si rende forti a vicenda, così come in campo bisogna essere complementari, valorizzare le reciproche qualità e compensare i reciproci difetti.

Da calciatore sapevo farlo, sapevo come comportarmi, sapevo esattamente come e quando muovermi, da allenatore questa sensazione la percepivo in maniera decisamente minore.

Quindi, in ultima analisi, avrei voluto incidere di più come allenatore. Ovviamente ti dà soddisfazione battere in un simile torneo, in maniera convincente, i campioni del mondo per 3-0, vinci e fai contente molte persone. Ma trovo difficile quantificare il mio impatto, proprio perché vincere o perdere dipende tanto dal caso. Non si può dire che io, in quegli Europei, sia stato la mente dietro ogni situazione particolare e complessa, era semplicemente una questione di duro lavoro, coerenza, buoni rapporti interpersonali e niente stupidaggini.

Tornando col pensiero ai miei quei quattro anni come commissario tecnico, posso dire di aver imparato molto. Con un’abbondante dose di ironia si potrebbe persino dire che è stato uno stage ben pagato. Ma, parlando seriamente, dopo questa istruttiva esperienza ritenevo fosse arrivato il momento di passare, come allenatore in prima, a una squadra di club.

==================

Precedentemente in "Letture RossoNere"

Calcio totale (Arrigo Sacchi). I capitoli: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17

banner orizz pubb mdtube
 
 
 
 
 

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.