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A domani!

Marco van Basten "Fragile": Danny Cruijff a Torino - 2 settembre 2019

 

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Ero a Torino per il torneo di golf organizzato da Gianluca Vialli e Massimo Mauro, che si teneva ogni anno a settembre. La prima volta era stata sedici anni fa. È per una buona causa e oltretutto è organizzato benissimo.

Si gioca a squadre che comprendono un professionista di golf, un calciatore famoso e un dilettante, o qualcuno che ha acquistato un posto a pagamento. La buona causa è la lotta contro la SLA, la malattia neurodegenerativa di cui è morto di recente Fernando Ricksen. La stessa sorte toccata al mio ex compagno di squadra Stefano Borgonovo, nel 2013.

Anche Johan Cruijff vi partecipava volentieri. Spesso veniva in macchina da Barcellona a Torino con Danny e un paio di amici, e approfittava per farla diventare una vera e propria gita. Io negli ultimi sette anni ero mancato per via delle circostanze, ma nelle occasioni precedenti c’eravamo sempre incontrati lì. Questa volta c’era comunque Danny. Anche lei gioca a golf, ma non avrebbe partecipato al torneo.

Ci incontrammo la mattina nella casina social del golf e ci salutammo velocemente. Un saluto veloce, freddo e professionale. Di sera c’era una cena, e al termine, d’improvviso, la notai alle mie spalle. Mi guardò e mi disse: «Non possiamo salutarci così, con una stretta di mano distaccata. Non va bene. Neanche Johan lo avrebbe voluto». Mi prese le mani. «Johan aveva due pupilli, tu e Pep. Quindi per favore comportiamoci tra noi in modo normale.»

Le sue parole mi colpirono, mi vennero le lacrime agli occhi, e d’un tratto qualcosa cambiò. Ci siamo abbracciati, dati un bacio sulla guancia e scambiati cordialità.

Il mattino seguente ci incontrammo di nuovo a colazione e da subito l’atmosfera fu più calorosa. Mi chiese se mi trovavo bene ad Amsterdam. Risposi che ci piaceva molto abitare lì, vicino ai figli. Le domandai se aveva ancora l’appartamento all’angolo di casa mia. Aveva intenzione di venderlo, non ci stava quasi mai e le ricordava troppo Johan.

Le dissi che ancora avevo impresso nella memoria il momento in cui mi aveva cacciato via da lì. Che allora avevo pensato: arrangiati.

Se l’era immaginato, ma continuava a preferire una reazione come quella rispetto ai leccapiedi che giravano intorno a Johan.

Mi raccontò del nuovo appartamento che aveva comprato a Barcellona. La cosa strana era che quando avevano tolto la carta da parati erano venuti fuori un paio di vecchi giornali con foto e articoli su Johan. Lo aveva trovato curioso e commovente. Per lei era stata una ragione ulteriore per andare ad abitare lì. Prima di congedarsi mi disse che Johan ci guardava dall’alto e che anche lui avrebbe approvato se i nostri rapporti fossero tornati normali.

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