
A domani!
Nel fango del Dio Pallone - Giustizia pallonara (4)
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La bomba scoppiò una manciata di giorni dopo, verso la fine di febbraio '80, annunciata da titoloni sui giornali e da un coro di voci nell'ambiente a proposito di calcio-scommesse e di partite truccate.
Il martedì sera ero nel ritiro di Casteldebole, stavo guardando la televisione insieme ai giovani del Bologna. Verso le ore 22 arrivarono il direttore sportivo Sogliano e il presidente Fabretti. Mi chiamarono in disparte e mi chiesero se ci fosse stato un accordo prima della partita Bologna-Avellino. Feci finta di cadere dalle nuvole, negai stupito. Il presidente disse: «Mi hanno telefonato due tizi romani [ Cruciani e Trinca, ndr. ]: vogliono 200 milioni, sennò presenteranno una denuncia alla Procura di Roma. Non capisco: hanno avuto il pareggio con la Juve, non vi hanno ancora pagato i 50 milioni delle scommesse, e vogliono denunciarci!». Né Sogliano né Fabretti sapevano della partita combinata con l'Avellino. Chiesi al presidente di lasciarmi andare a Roma, da Cruciani, per parlargli di persona. Lui mi disse di partire subito e di trovare una soluzione «per il bene di tutti».
L'indomani sera, a Roma, mi incontrai con Cruciani in una stradina buia dalle parti della Taverna Flavia.
Lui era accompagnato da un ceffo che faceva paura solo a guardarlo, io da un amico romano che lavorava alla Sip.
Massimo mi confermò che aveva preparato la denuncia contro varie società di serie A e B e contro parecchi calciatori, e ripeté quello che aveva detto a Fabretti: se non pagavamo 200 milioni, avrebbero denunciato anche noi del Bologna. Disse che proprio la partita con l'Avellino aveva fatto saltare il banco, e che eravamo stati dei delinquenti a promettere il pari e a non mantenere l'accordo. Io gli confessai che la dirigenza della squadra non ne sapeva niente, dell'accordo per Bologna-Avellino, e che non lo sapevano neanche tutti i giocatori: solo io, Savoldi, Dossena, Paris, Colomba e Zinetti. Lui si incazzò ancora di più.
Capivo che la situazione delle scommesse clandestine era un giro tale che non poteva essere risolto con 200 milioni, ma gli dissi di aspettare prima di denunciare noi del Bologna, che avrei parlato subito con la squadra.
Tornai a Bologna quella sera stessa. Lungo il viaggio mi fermai per telefonare in ritiro. Con gli altri cinque di Bologna-Avellino ci vedemmo fuori da Casteldebole, vicino a un grosso deposito di latte. Sembravamo una banda di carbonari. Gli spiegai del mio incontro con Cruciani. Era chiaro che il nostro presidente non avrebbe pagato i 200 milioni, ed era chiaro che la situazione era irrecuperabile. Ci eravamo cacciati in un guaio enorme.
Lunedì 3 marzo i giornali scrissero della denuncia che Cruciani aveva presentato alla Procura di Roma due giorni prima, il primo marzo, con tanto di nomi e partite. Io lessi la notizia a Genova, in famiglia, provando un senso di angoscia. Telefonai subito all'amico direttore della Cassa rurale di Cesena, e gli dissi di strappare subito l'assegno posdatato di 50 milioni che gli avevo consegnato.
Voglio riportare qui il testo della denuncia di Cruciani per ricordare bene ai tanti smemorati, di allora e di oggi, un mondo e un clima:
«... Verso la metà del 1979, frequentando il locale-ristorante "Le Lampare" di proprietà del signor Alvaro Trinca, che rifornivo di frutta possedendo un magazzino all'ingrosso, ebbi modo di conoscere alcuni giocatori di calcio tra i quali in particolare Giuseppe Wilson, Lionello Manfredonia, Bruno Giordano, Massimo Cacciatori. Intervennero gradualmente, con costoro dei rapporti di amicizia, alimentati dal mio interesse per il calcio e per le scommesse clandestine e che ruotano intorno al mondo del pallone. I quattro giocatori, in proposito, mi dissero chiaramente che era possibile "truccare" i risultati delle partite, con il che, ovviamente, scommettendo sul sicuro. Mi precisarono, a titolo di esempio, che era scontato il risultato della partita Palermo-Lazio (amichevole) verificatasi, mi pare, nel mese di ottobre 1979 attraverso l'intervento di Guido Magherini, giocatore del Palermo.
Accettai l'idea e decisi di intraprendere una serie di attività di gioco d'accordo con i suddetti giocatori e gli altri che a volta a volta, come mi si disse, si sarebbero dichiarati disponibili.
Iniziò così, per me, una vera e propria odissea che mi ha praticamente ridotto sul lastrico e esposto a una serie preoccupante di intimidazioni e minacce.
Tutta la vicenda è costellata di tali e tanti episodi dettagliati che, in questa sede, mi limiterò a illustrarne alcuni.
Ad esempio, successivamente alla partita Palermo-Lazio accennata, presi contatto con il Magherini per combinare il risultato della partita Taranto-Palermo prevista per il 9 dicembre 1979. In proposito il Magherini organizzò il pareggio delle due squadre a patto che io giocassi sul risultato, nel suo interesse, 10 milioni e altri 10 milioni consegnassi a Renzo Rossi e Giovanni Quadri del Taranto. Contrariamente ai patti, vinse il Palermo. Il Magherini, a tal punto, avrebbe dovuto rifondermi i 10 milioni giocati per lui e i 10 milioni consegnati ai giocatori del Taranto, ma si rifiutò. Inoltre, in seguito al mancato rispetto degli accordi ho perduto, insieme ad altri scommettitori che meglio preciserò in prosieguo, lire 160 milioni presso svariati allibratori clandestini.
A seguito delle mie rimostranze, il Magherini mi promise il risultato certo della partita Lanerossi Vicenza-Lecce. Nella stessa occasione egli combinò, d'accordo con i citati giocatori della Lazio, il risultato di Milan-Lazio (entrambe le partite ebbero luogo il 6 gennaio 1980). Per quanto riguarda la partita Lanerossi Vicenza-Lecce il Magherini si mise in contatto con Claudio Merlo, giocatore del Lecce, il quale ricevette da me un assegno di lire 30 milioni assicurando la sconfitta della sua squadra.
Per quanto riguarda l'altra partita Milan-Lazio, i giocatori laziali Giordano, Wilson, Manfredonia e Cacciatori si accordarono con Enrico Albertosi del Milan affinché si verificasse la vittoria di quest'ultima squadra. Per quest'ultima partita consegnai tre assegni da 15 milioni e due da 10 milioni a Giordano, Wilson, Manfredonia, Viola e Garlaschelli, affidandoli materialmente a Manfredonia. Ulteriore assegno di lire 15 milioni consegnai a Massimo Cacciatori (Lazio) il quale provvide a incassarlo intestandolo a un certo signor Orazio Scala. Il Milan, da parte sua, contribuì alla combine con l'invio di lire 20 milioni liquidi che mi portò a Roma, nel mio magazzino, il giocatore di tale squadra Giorgio Morini, due giorni dopo il rispettato esito dell'incontro. In conseguenza dei citati accordi, e in cambio del loro contributo, Wilson, Manfredonia, Giordano e Cacciatori mi chiesero di puntare per loro 20 milioni sulla sconfitta della Lazio. La vincita di lire 80 milioni, d'accordo con i quattro, anziché consegnarglieli avrei dovuto usarli per pagare i giocatori dell'Avellino (Cesare Cattaneo, Salvatore Di Somma, Stefano Pellegrini) i quali avrebbero dovuto perdere contro la Lazio la settimana successiva.
Io e altri scommettitori, in base agli accordi di cui sopra, abbiamo scommesso per "l'accoppiata" costituita dai due risultati concordati, circa 200 milioni di lire; cifra perduta per il mancato rispetto dell'impegno assunto dalla squadra leccese, la quale ha pareggiato 1 a 1.
Tutto quanto sopra costituisce una esemplificazione di come si svolgessero i moltissimi episodi di cui è costellata questa storia, che illustrerò in seguito nei dettagli. Desidero peraltro precisare che le squadre coinvolte in questa storia sono anche l'Avellino, il Genoa, il Bologna, la Juventus, il Perugia, il Napoli. Ciò nel senso che i relativi giocatori, o meglio alcuni di essi, come Carlo Petrini, Giuseppe Savoldi, Paris, Zinetti, Dossena e Colomba (tutti del Bologna), Agostinelli e Damiani (Napoli), Paolo Rossi, Della Martira e Casarsa (Perugia), Girardi (Genoa) e altri, hanno partecipato agli incontri truccati percependo denaro o richiedendo, in cambio dei loro favori, forti puntate nel loro interesse.
Ho invece perduto, insieme ad altri scommettitori, centinaia e centinaia di milioni per scommesse perdute in seguito al mancato rispetto di precisi e retribuiti accordi da parte di giocatori. Preciso ancora che molti allibratori clandestini i quali a seguito delle recenti notizie giornalistiche hanno capito di avermi talora pagato vincite in ordine a risultati precostituiti, hanno preteso con gravi minacce la restituzione di circa 300 milioni (da me e altri scommettitori) trattenendo peraltro, ovviamente, le ben più ingenti somme perdute in seguito ai non rispettati accordi di cui sopra.
Sono ormai completamente rovinato eppure vivo ancora nel terrore di minacce e rappresaglie».
Nei giorni seguenti ci furono titoloni a nove colonne sui giornali, sembrava che fosse scoppiata la Terza guerra mondiale. La Federcalcio aprì un'inchiesta.
Leggemmo che il calciatore laziale Maurizio Montesi aveva dichiarato a un giornale: «Sì, mi hanno offerto dei soldi per perdere l'incontro con il Milan, ma ho rifiutato e non ho voluto giocare. Ma credete davvero che vogliano far scoppiare il bubbone? Io no: ci sono gli Europei, salterebbe il Campionato... troveranno il capro espiatorio, un paio di nomi alla fine della carriera, e il calcio ne uscirà più forte, come è capitato in Germania o in Spagna, dove si drogavano. La gente ha bisogno di questo sfogo domenicale, non ha alternative. E' sporco? Se lo tiene così, basta che si trovi il modo di ripulirglielo un po' in superficie».
A Casteldebole arrivarono decine di giornalisti. Noi sei del Bologna - e anche tutti gli altri giocatori delle altre squadre accusati da Cruciani nella denuncia - smentivamo tutto, negavamo tutto.
I calciatori sotto inchiesta, secondo i giornali, erano 27, e tra loro c'ero anch'io. Un giornale romano scrisse che «nei giorni scorsi molti nomi sarebbero scomparsi dalla lista dei 27» e che «nei prossimi giorni molti altri potrebbero seguire la stessa sorte. I contatti avverrebbero a ritmo frenetico con i presidenti delle società, con la Federcalcio - Cruciani è da tempo in contatto con Franchi [ presidente della Figc, ndr. ] e con gli stessi giocatori. Si dice che per una cifra non particolarmente alta, sui 150 milioni, prove e testimonianze potrebbero sparire quasi per incanto - sarebbe già successo e potrebbe succedere di nuovo.
Assai improbabile, però, che possa andare bene a tutti 27: qualcuno nella rete ci rimarrà per forza».
Cruciani mi confidò poi che dieci giorni prima di presentare la denuncia, cioè verso il 20 febbraio, lui e Trinca avevano preso contatto con la Figc, e avevano parlato con il presidente Artemio Franchi in persona, il quale aveva chiesto loro se in quella faccenda fossero coinvolte determinate squadre e determinati giocatori (in particolare della Fiorentina).
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