letture rossonere

 

A domani!

Nel fango del Dio Pallone - Momenti di gloria (2)

 

Capitoli precedenti: presentazione - 1

¤¤¤

carlo petriniA Lecce mi mandarono a stare in un piccolo appartamento sopra la sede sociale, dove già abitava un compagno di squadra, Franco Cartisano. Avevamo una stanza per uno, la cucina e il bagno erano in comune. Fu una convivenza con un po' di problemi, perché Franco era mezzo sordo e per parlargli dovevo sempre gridare.
La squadra del Lecce disputava il campionato di serie C. Mi davano uno stipendio di 200 mila lire al mese, più l'alloggio gratis. Mandavo un po' di quei soldi a mia madre, ma ce li pagavano sempre con uno o due mesi di ritardo.
Ero il giocatore più giovane, nella squadra c'era anche chi aveva superato i trent'anni. Erano quasi tutti sposati con figli, venivano dal Friuli, da Roma, dal Veneto, dall'Umbria. Mi trovai subito bene in mezzo a loro, in campo e fuori, non ero un timido e non avevo pretese.
L'allenatore del Lecce era un brav'uomo, si chiamava Gino Vianello. Io ero un ragazzo minorenne, si sapeva che ero orfano di padre, così lui voleva fare da sostituto.

Un mese dopo che ero arrivato, una sera il signor Vianello suonò alla porta del mio appartamento e mi domandò: «Hai già scopato con una donna?». «No», gli risposi un po' imbarazzato, forse ero anche arros-sito. E lui: «Allora vieni con me, che ti porto dalla figa». Lo seguii nelle stradine della città vecchia, a un certo punto salimmo una rampa di scale, lui bussò a una porta, ci aprì una signora di circa quarant'anni, non era bella e neanche tanto vestita. Il locale era quasi buio, in penombra, c'erano deboli luci arancioni e un profumo così forte che pungeva il naso. «Adesso tocca a te, dacci dentro!», mi spronò il signor Vianello come se dovessi entrare in campo e fare gol.
La signora mi prese per mano e mi portò in una camera da letto. Si tolse la vestaglia e rimase con una sottoveste rossa, non portava né mutandine né reggi-seno. Mi slacciò la cintura dei pantaloni, io ce l'avevo già duro, così lei disse «Bravo», me lo tirò fuori dagli slip e mi infilò un preservativo. Poi si sdraiò sul letto tenendo la sottoveste sollevata, mentre io mi spogliavo. Le sono salito sopra e l'ho scopata - la prima e l'ultima volta che l'ho fatto con una prostituta, la prima e l'unica con il preservativo. Qualche minuto di avanti e indietro sgagnandogli i capezzoli, poi provai un godimento che sembrava una scossa elettrica. Non avevo mai sentito niente del genere, non c'era paragone con le seghe che mi ero fatto fino alla sera prima. Quando scesi dal letto, mezzo rimbambito dal piacere che avevo appena provato, mi accorsi che il preservativo si era rotto. Avevo paura di avere preso qualche malattia.
Fuori dalla camera c'era il signor Vianello che aspettava. Disse: «Ecco lo sverginato! Ti è piaciuto? Sei contento?». «Sì, tanto!», dissi io, e senza neanche salutare corsi giù dalle scale e mi fiondai a casa per farmi una doccia disinfettante.

Giocavamo partite tiratissime negli stadi delle città del Sud, il Lecce era una squadra gagliarda. Ero un ragazzino in mezzo a giocatori pieni di esperienza, facevo pochi gol ma giocavo bene, cominciavo a farmi notare. Infatti venni convocato per la Nazionale juniores in vista del Campionato europeo di categoria, che si sarebbe giocato in Jugoslavia nella primavera del '66.
L'unico vero problema erano gli stipendi, che il Lecce ci pagava con mesi di ritardo.
Una domenica di gennaio o febbraio del '66 giocammo in casa contro il Taranto, vincemmo 1 a 0 davanti a 7 mila spettatori.
La società ci aveva garantito che ci avrebbe pagato gli arretrati con l'incasso: così, dopo la partita, tutti noi giocatori andammo nella sede, dietro piazza Sant'Oronzo. Nella stanza della segreteria c'erano il presidente, il cassiere e altri due dirigenti che stavano contando l'incasso, ci dissero di aspettare fuori dalla porta che finivano di contare. Aspettammo più di un'ora, poi il nostro capitano Della Pietra bussò alla porta della stanza, e siccome non ci fu risposta la aprì: dentro non c'era più nessuno, presidente e dirigenti erano scappati dalla finestra portandosi via l'incasso. Facemmo un gran casino minacciando di non andare in campo, e una settimana dopo, finalmente, ci pagarono.

In un bar vicino alla sede della società una bella donna mora cominciò a fissarmi, poi si avvicinò e mi disse sottovoce: «Seguimi senza farti vedere». Le andai dietro fino a casa sua, mi portò direttamente in camera da letto. Mi strappò i vestiti di dosso e si mise a succhiarmi l'uccello. Quando cominciai a scoparla lei disse: «Non venirmi dentro, stai attento». Alla fine, prima che me ne andassi, si raccomandò: «Se mi incontri per la strada, non salutarmi», si era da poco separata dal marito.
Dopo quella prima volta ce ne furono tante altre basate su uno scambio: lei mi preparava la cena, e io, dopo mangiato, la scopavo. Una sera, mentre eravamo a letto, bussarono alla porta. Lei, spaventatissima, mi nascose dietro il tendaggio, si coprì con una vestaglia e andò ad aprire: era suo fratello che in dialetto le ordinò di seguirlo al cimitero, dove doveva regolare i conti con un tizio che aveva "offeso" loro padre.
Lei gli disse di andare avanti, che si sarebbe rivestita e l'avrebbe raggiunto. Io dietro la tenda, nudo, avevo una fifa della madonna. Dopo quella volta non la rividi più.

Ricordo con tanta nostalgia la primavera del '66, durante il torneo di preparazione del Campionato europeo juniores che si sarebbe giocato a maggio.
Noi azzurrini eravamo in ritiro in un albergo di Torino. Un pomeriggio vedemmo arrivare all'albergo una figa stellare - mora, occhi verdi, alta, un corpo da togliere il fiato - al volante di un Maggiolone cabriolet. Noi cominciammo a girarle intorno, riuscimmo a conoscerla. Lei ci disse che stava andando ad Aosta, dove l'indomani si sarebbe sposata, e che avrebbe passato la notte in albergo. La sera tardi salimmo nella sua stanza, eravamo 8 o 9, bussammo. Ci fece scopare tutti, uno per volta, mentre gli altri aspettavano il loro turno fuori dalla porta in gruppo come alla fermata del tram. Senza preservativo, via uno dietro l'altro, 5-10 minuti a testa. Sentivamo i gemiti di lei che godeva, i pantaloni delle nostre tute erano tutti gonfi. Quando arrivò il mio turno lei era bagnata fradicia, e questo mi eccitò ancora di più. Dopo ci radunammo tutti in una stanza a raccontarci a bassa voce i dettagli. La mattina dopo la vedemmo, bella come il sole, rimontare sul suo Maggiolone e correre incontro al maritino.
Il torneo europeo, battezzato dalla promessa sposa che ci aveva scaldati durante il ritiro preparatorio, andò a meraviglia. Segnai 5 gol, capocannoniere del torneo, e mi guadagnai la fascia di capitano. La finale con la Russia, a Belgrado, finì 0 a 0, così vincemmo il titolo europeo ex aequo. Ero diventato campioncino d'Europa.

==================

Precedentemente in "Letture RossoNere"

Calcio totale (Arrigo Sacchi). I capitoli: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17

Fragile (Marco van Basten). I capitoli: presentazione - prologo - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - epilogo

Preferisco la Coppa (Carlo Ancelotti). I capitoli presentazione - prefazione - 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28

 

banner orizz pubb mdtube
 
 
 
 
 

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.