Sarri

 

Questione di mentalità

 

Il Napoli esce dalla corsa scudetto in maniera definitiva: ma davvero è colpa di Sarri?

 

Dopo la giornata di ieri, la corsa scudetto si è definitivamente chiusa visti i risultati conseguiti da juve e Napoli: ai bianconeri infatti, grazie al pareggio interno per 2-2 dei partenopei contro il Torino, basterà un punto per ottenere la matematica certezza del settimo scudetto consecutivo. Uno scudetto che, diciamocelo francamente, avrebbe potuto prendere una direzione ben diversa se soltanto il club partenopeo non fosse incappato nel solito light-motive nel quale molto spesso le piazze calde come può essere quella di Napoli, tende a cadere ogni qualvolta è vicino un risultato importante.

Per iniziare ad analizzare le ragioni che hanno portato il campionato verso la Torino bianconera partirò da un punto: in questo pezzo non menzionerò degli episodi arbitrali che sono accaduti durante questo campionato; è bene premetterlo, anche perchè chi vi scrive crede fermamente che questi episodi abbiano inciso in piccola parte sull'esito di questa stagione. Quindi partiamo col dire subito una cosa: per vincere ci vuole la mentalità vincente; una mentalità che si crea con il tempo attraverso il mix tecnico e morale all'interno dello spogliatoio. Un mix che deve assolutamente prevedere la presenza di campioni di livello assoluto. Ecco il primo punto: il Napoli non ha dei campioni di livello assoluto; ha degli ottimi giocatori che messi in collettivo attraverso lo straordinario lavoro di Sarri sotto il profilo tecnico e tattico di questi anni hanno creato una macchina da gioco perfetta. Una macchina che però ha funzionato fino ad un certo punto, e poi?

Beh qui torniamo al discorso della mentalità e inseriamo un altro fattore che per me è stato determinante. Il Napoli ha avuto due momenti all'interno di questa stagione per poter portare dalla sua questo campionato, e sostanzialmente gli ha falliti clamorosamente. Ovviamente faccio riferimento alla partita casalinga contro la Roma, e alla partita di Firenze: non c'è arbitro che regga; in quelle occasioni, una squadra che vuole vincere ed ha acquisito la mentalità giusta per poter vincere, non sbaglia malamente due occasioni così decisive per portare dalla propria l'inerzia della stagione. Poi possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo, ma non si può non dire che il Napoli abbia toppato paurosamente le due gare contro i giallorossi e i viola, proprio dopo due partite in cui la Juve ha vinto in maniera "sporca" e fortunosa (come il goal di Dybala all'Olimpico contro la Lazio, o la fortunosa vittoria contro l'Inter a San Siro); in fondo anche Hamsik ha ammesso questo aspetto, che proprio coincide con la mancanza di mentalità vincente. E come detto in precedenza, questa mancanza di mentalità vincente è data anche e soprattutto dalla mancanza di giocatori di altissimo livello; giocatori in grado di trascinare il gruppo anche nei momenti di difficoltà e capaci di non perdere la bussola nei momenti bui. Invece per i partenopei tutto è diventato buio anche e soprattutto per una mancanza di ricambi all'altezza che non hanno permesso a Sarri di far riposare alcuni uomini chiave (specialmente là davanti), costringendo il Napoli nei fatti ad autoeliminarsi in ben tre competizioni, pur di sostenere fino all'ultimo la lotta per lo scudetto. E su questo davvero De Laurentis ha delle colpe enormi; altro che Sarri. L'ex tecnico dell'Empoli ha fatto un lavoro straordinario con il materiale a disposizione, in una piazza pronta a scaricarti dopo un secondo.

Già la piazza. Che volete dal sottoscritto, ma proprio non ce la faccio a non pensare alle colpe di una piazza, quella napoletana, che credeva dopo la vittoria dello Stadium di aver già vinto: fuochi d'artificio, caroselli, ecc. Che senso ha avuto tutto ciò? E questa è una domanda che valeva anche subito dopo il goal di Koulibali. La piazza ha caricato la squadra di una pressione troppo, troppo grande; una pressione che  ha letteralmente liquefatto in pochi giorni le certezze di un gruppo che aveva trovato nella vittoria di Torino un motivo per credere davvero a questa vittoria. Invece così non è stato.

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