milan

 

C’è una cosa che abbiamo dimenticato

 

Il passato ci affascina, ma forse la risposta che cerchiamo è tutta davanti a noi.

 

Io a volte penso che il problema non sia dire che il Milan non è più quello di una volta. Il problema è che continuiamo a guardare indietro per cercare la strada giusta. E allora mi chiedo: se il calcio è cambiato così tanto, perché dovremmo pensare di poter tornare grandi facendo esattamente le stesse cose di tanti anni fa?

 

La storia del Milan ci insegna una cosa bellissima. Quando il club ha trovato la formula giusta, è riuscito a diventare enorme. Negli anni Sessanta ci sono state le vittorie in Coppa dei Campioni del 1963 e del 1969, in un periodo diverso da quello che sarebbe arrivato dopo, con Rizzoli e Carraro alla presidenza e Nereo Rocco in panchina. Poi è arrivato il grande ciclo di Berlusconi, con anni incredibili tra il 1988 e il 2007.

 

Sono stati periodi diversi, ma hanno lasciato la stessa cosa: un Milan capace di essere riconosciuto in tutto il mondo. Ed è proprio questo che io voglio ritrovare. Non necessariamente quelle stesse squadre, quegli stessi dirigenti o quelle stesse idee. Voglio ritrovare la capacità di costruire qualcosa che duri.

 

Perché oggi il calcio non è più quello di allora. Il modo di gestire una società è cambiato. Il peso dei fondi è diventato molto più grande, mentre le grandi famiglie che per tanti anni hanno guidato i club sono sempre meno presenti. Anche le regole economiche europee sono diverse e, soprattutto, alcuni campionati hanno fatto passi enormi dal punto di vista finanziario. L'Inghilterra è l'esempio più evidente.

 

Per questo il confronto continuo con l'epoca berlusconiana, secondo me, rischia di farci perdere il punto. È normale ricordare quegli anni. Io stesso penso a quelle squadre e mi emoziono. Ma non possiamo chiedere al presente di essere uguale al passato. Possiamo invece chiedergli di trovare una nuova strada per tornare a quel livello.

 

E qui arriviamo alla cosa che per me conta davvero. Non servono soltanto parole come quelle che sentiamo da anni, quando Riso o Gianni Rivera ricordano che “il Milan non è più quello di una volta”. Lo sappiamo. È evidente. Ma questa frase, da sola, non costruisce niente.

 

Io voglio che il Milan torni grande. Voglio tornare a vedere una squadra capace di vincere e di farlo più volte, non soltanto una volta ogni tanto. Però per riuscirci bisogna avere il coraggio di pensare al Milan del futuro, non di provare a ricreare quello del passato. Anche quando si parla di Gerry Cardinale, quindi, secondo me la domanda più utile non è quanto il presente assomigli a ieri. È capire quale progetto può riportare il Milan davanti a tutti nel calcio che esiste oggi.

 

Il passato deve essere una spinta, non una gabbia. Io la vedo così: ricordare quanto siamo stati grandi deve darci ancora più voglia di costruire. Ma la prossima grande storia del Milan non è ancora stata scritta. Ed è proprio per questo che dobbiamo iniziare a scriverla adesso.


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