
L'ego smisurato di Gianni Rivera
Nessun Milan gli andrà mai bene. Per Rivera non può esistere il Milan senza la sua figura in posizione apicale
Gianni Rivera è stato e sarà sempre il simbolo del Milan dagli anni 60 ad oggi. Insieme a Nils Liedholm, Cesare Maldini, Franco Baresi e Paolo Maldini, Rivera è uno dei cinque capitani storici del club rossonero. Non parliamo di miti ma di vera e propria sacralità.
Essendo nato nel 1981 non ho mai vissuto il Rivera giocatore; non ho potuto amarlo in quel senso, anche se recuperando filmati e partite dell'epoca ne ho apprezzato il genio, la classe, la capacità di vedere le cose prima degli altri. I miei capitani però, per ragioni strettamente anagrafiche, sono e rimangono Franco Baresi e Paolo Maldini. Il rispetto per Rivera, da parte mia, c'è sempre stato. Pur non avendone ammirato le gesta sul campo, ho sempre pensato che la "Storia rossonera" - con la S dovutamente maiuscola - andasse rispettata e onorata anche da chi non l'aveva vissuta in prima persona.
Non ho mai ravvisato tuttavia, in Gianni Rivera, lo stesso atteggiamento. Anzi l'ho sempre trovato decisamente insopportabile tutte le volte in cui ha parlato del Milan, con quel classico tono da maestrino che sa tutto lui, mentre gli altri, ovviamente, non capiscono nulla. L'ho sentito contestare ferocemente la gestione Berlusconi, la gestione Elliott e la gestione RedBird. Non con critiche mirate, ma con missili distruttivi.
All'inizio credevo che il suo fosse un mero pregiudizio politico, figlio di una diversa appartenenza ideologica rispetto a Silvio Berlusconi. Col tempo ho cambiato opinione: la politica probabilmente c'entrava molto poco. La mia idea è che Rivera non riesca a concepire un Milan senza la sua figura in posizione apicale. Rivera ha vissuto il Milan come un pezzo di sé stesso ma, a differenza di Baresi, ha sempre messo il Milan dopo sé stesso, in posizione molto più ritirata rispetto al proprio gigantesco ego.
E così tutti i proprietari del club che, in questi ultimi anni, si sono succeduti al Milan, hanno sempre avuto lo stesso grande difetto: non chiamarlo, non considerarlo, non metterlo sul piedistallo più alto. Berlusconi era troppo ricco, Elliott troppo sparagnino, RedBird troppo americano. A Rivera non è mai andato bene nessuno. D'altronde se detestava nemmeno troppo amabilmente il Milan di Silvio Berlusconi che ha scritto la storia del calcio mondiale vincendo 5 Champions League, come si può pensare che apprezzi qualsiasi altro Milan? Nulla potrà mai reggere il confronto con il proprio smisurato ego.















