milan

 

Quanto possiamo sognare?

 

La risposta può cambiare tutto: basta capire da dove vogliamo ripartire.

 

Io penso che per il Milan ci sia una domanda che vale più di tante discussioni: dobbiamo guardare quello che eravamo oppure quello che possiamo diventare? Per me la risposta è semplice. Dobbiamo ricordare il passato, ma senza vivere dentro il passato. Perché io voglio un Milan che punti in alto, però voglio anche capire bene da dove parte.

 

Al Festival dello Sport, in momenti diversi della giornata, Zvonimir Boban e Mario Gila hanno raccontato proprio due immagini diverse del Milan. Boban ha parlato con gli occhi di chi ha vissuto un Milan abituato a pensare alla vittoria come qualcosa di normale. Gila, invece, ha guardato la situazione di oggi e ha riconosciuto anche le difficoltà che la squadra deve ancora superare.

 

Io capisco benissimo il pensiero di Boban. Quando penso al grande Milan degli anni Ottanta e Novanta, mi viene voglia di rivedere subito quelle vittorie. In quel periodo la qualificazione alla Champions League non poteva essere considerata il traguardo finale. L'obiettivo era molto più grande. Ed è giusto che questa voglia resti dentro il club.

 

Ma c'è una cosa che non possiamo dimenticare: quel calcio non esiste più. Sono cambiate le proprietà, i soldi, il mercato e gli equilibri tra i campionati. Anche per questo prendere direttamente quel Milan e usarlo come metro per giudicare quello di oggi non mi sembra corretto.

 

E qui, secondo me, entra il ragionamento di Gila. Oggi il Milan deve guardare alla Champions League come a un obiettivo concreto. La squadra è in Europa League e davanti ci sono società come Inter e Roma che hanno costruito la loro continuità nel tempo. Non significa che dobbiamo sentirci più piccoli. Significa soltanto sapere qual è il punto da cui stiamo partendo.

 

La Champions può quindi essere un punto di partenza, non un limite. Poi dovranno essere Amorim, la società e i giocatori a dimostrare che quel punto può diventare qualcosa di molto più grande. Io voglio tornare a vedere il Milan vincere. Ma per arrivarci dobbiamo prima costruire il Milan di oggi, senza paura di guardare avanti.

 

E forse è proprio questo il modo migliore per rispettare il nostro passato: non cercare di copiarlo, ma costruire una nuova grande storia.

 

Io non voglio un Milan che si accontenta. Questa è la cosa più importante. Però non voglio nemmeno raccontarmi che siamo già tornati ai livelli dei nostri anni migliori quando ancora dobbiamo costruire tante cose. Per me ambizione e realismo devono stare insieme. Se manca l'ambizione, ci si arrende. Se manca il realismo, si finisce soltanto per parlare.


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