
Due modi diversi di far girare la squadra
Una scelta che cambia il ritmo e il cuore del centrocampo
Quando il Milan prepara una partita importante, come quella contro la Juventus, c’è sempre un punto che fa discutere: chi deve guidare il centrocampo all’inizio? Ci sono due strade che portano a due idee diverse di gioco. Una passa da Luka Modric, che ha esperienza infinita e vede il calcio come pochi al mondo. L’altra passa da Ardon Jashari, che invece porta energia, corsa e un modo di pressare che sembra fatto apposta per il nuovo Milan.
Nelle prime partite si è visto che Jashari si muove dentro il sistema di Ruben Amorim come se ci fosse nato. A Torino, nei suoi 56 minuti, il Milan ha giocato più alto, ha recuperato palloni vicino all’area avversaria e ha creato tre occasioni solo grazie alle sue pressioni. Sembrava che ogni volta che lui partiva in avanti, tutta la squadra capisse cosa fare. E questo è un segnale forte.
I numeri raccontano la stessa storia: 48 passaggi riusciti, 19 in avanti, tanti movimenti che hanno aiutato Musah a brillare. Con lui in campo, il Milan ha scelto un calcio che passa molto dagli esterni, e infatti Estupiñan e Chukwueze sono stati quelli con più passaggi progressivi. A Torino la squadra ha completato 513 passaggi, 199 in avanti, e ha recuperato 41 palloni. Era un Milan che correva, che pressava, che sembrava voler mangiare il campo.
Contro il Venezia, invece, tutto è cambiato. L’altra squadra aveva un baricentro più alto e giocava in modo più aggressivo. Il Milan ha fatto 460 passaggi, 192 in avanti, e 46 recuperi. Sembrava una partita diversa, con idee diverse. E qui entra Modric.
Quando Modric parte titolare, il Milan gioca in un modo più verticale ma anche più rischioso. La squadra tiene posizioni alte, ma la pressione non è precisa come quella vista a Torino. Questo crea più spazio per le ripartenze degli avversari. Modric diventa il centro del gioco: si passa da lui, si costruisce da lui, si cerca Ramos per attaccare gli spazi dietro. È un calcio più pensato, più lento, più tecnico, ma anche più fragile se non tutti si muovono insieme.
Modric ha fatto 58 passaggi riusciti (24 in avanti), 4 recuperi, 8 km percorsi. Numeri importanti, ma che oggi sembrano più utili quando entra a partita in corso. A 41 anni può ancora cambiare tutto, ma non può guidare sempre il pressing alto. Serve alternanza, serve gestione, serve capire quando è il momento giusto per farlo entrare e far brillare la sua classe.
E poi c’è Musah. Lui è il filo che tiene tutto insieme. Con Jashari corre e pressa, con Modric aiuta e costruisce. Contro il Venezia ha fatto 11.3 km, ha giocato 43 palloni, 21 in verticale. A Torino ne ha giocati meno, ma più in avanti. È come se capisse cosa serve al compagno e cambiasse il suo modo di giocare per far funzionare tutto.
Il gol di Cissé a Torino nasce da una sua giocata. In campo c’era Modric. Questo dimostra che Musah non perde efficacia: cambia forma, cambia ritmo, cambia ruolo. È un giocatore intelligente, che sa adattarsi.
La stagione dirà quale strada sarà più usata. Ma oggi, guardando le prime partite, sembra che Jashari sia quello perfetto per partire, e Modric quello perfetto per cambiare la partita quando serve magia.






