
Quelle parole fanno discutere
Una frase molto dura riapre il confronto e fa rumore nel calcio italiano
Nel calcio è normale avere idee diverse. Presidenti e dirigenti possono pensarla in modo opposto e non essere d'accordo su tante cose. Però ci sono parole che, quando vengono dette in pubblico, fanno molto più rumore di altre.
Questa volta a far discutere è stato Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli ha parlato dopo aver ricevuto il Premio Sportivo alla Carriera nella sede dell'Associazione della Stampa Estera in Italia, a Palazzo Grazioli. Durante l'incontro ha raccontato anche di una cena avuta tre anni fa con Gerry Cardinale.
E quello che ha detto sul proprietario del Milan è stato davvero molto pesante.
De Laurentiis ha raccontato: «Ho invitato Gerry Cardinale a cena tre anni fa, mi fece un discorso a cui non obiettai altrimenti avrei dovuto prenderlo e buttarlo fuori, mi diceva cose che non stavano in cielo e in terra dal mio punto di vista: è un proprietario che aveva esigenze da finanziere e non da imprenditore vero.»
Una frase così è difficile da far passare inosservata. De Laurentiis aveva tutto il diritto di raccontare quello che pensava e di spiegare perché non fosse d'accordo con le idee di Cardinale. Ma parlare di “prenderlo e buttarlo fuori” è un modo troppo duro e poco elegante per raccontare una discussione tra due persone importanti del calcio.
De Laurentiis, del resto, ha costruito un percorso molto lungo nel calcio italiano e ha ottenuto risultati importanti con il Napoli. I due scudetti conquistati negli ultimi tre anni sono la dimostrazione del lavoro fatto in oltre vent'anni.
Proprio per questo, quelle parole stonano ancora di più. Si può criticare una strategia, si può dire che un'idea non convince e si può anche raccontare un vecchio incontro in maniera molto dura. Ma il rispetto dovrebbe rimanere sempre al centro.
Lo stesso discorso vale per Cardinale. Il proprietario del Milan ha commesso diversi errori nei suoi primi tre anni alla guida del club e non tutte le scelte hanno funzionato. Però da giugno ha deciso di cambiare completamente approccio, diventando molto più presente e intervenendo direttamente nel progetto rossonero.
Le sue decisioni possono essere discusse e criticate quando qualcosa non convince. Ma questo non cancella il fatto che Cardinale stia investendo risorse importanti nel Milan e nel calcio italiano.
Ed è proprio qui che la questione diventa più grande della semplice polemica tra due presidenti. Certe dichiarazioni danno l'impressione di un calcio italiano ancora molto legato alle proprie vecchie abitudini e poco disposto ad accettare chi prova a portare idee nuove.
Prima Beppe Marotta a maggio e poi De Laurentiis durante la sosta di settembre: sono episodi diversi, ma che fanno pensare a un sistema ancora molto attento a difendere ciò che già esiste.
Il Milan, però, non deve fermarsi alle polemiche. La strada da seguire è molto semplice: Cardinale deve continuare a lavorare sul nuovo progetto e dimostrare con i fatti che il cambio di strategia può funzionare. La risposta più forte deve arrivare dal lavoro della società e soprattutto dal campo.
Le parole possono fare rumore per qualche giorno. Le partite, invece, restano. E il Milan dovrà pensare a costruire il proprio futuro, migliorando passo dopo passo e senza farsi distrarre da ciò che succede fuori.















