
C’è una cosa che nessuno sta guardando
I numeri raccontano un'altra storia
Quando sento parlare di Ruben Amorim in questi giorni, mi viene da fare una cosa molto semplice: guardare le partite.
Non le parole. Non le urla. Non quello che si dice dopo una gara.
Guardo il campo.
E sul campo vedo 11 punti in cinque partite. Vedo anche tre trasferte difficili, a Torino, a Roma contro la Lazio e allo Stadium contro la Juventus.
Non è un dettaglio.
Un inizio così, per un allenatore del Milan, non si vedeva da più di 60 anni. Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare ai tempi di Nils Liedholm.
Per questo faccio fatica a capire tutto il rumore che si è creato intorno ad Amorim.
Certo, anche io posso non essere d'accordo con alcune sue scelte. Se una cosa non mi piace, lo dico. Ma non voglio fermarmi lì.
Voglio capire.
Amorim ha un'idea precisa. Vuole una squadra che attacca e che prova a giocare. E nelle conferenze parla spesso di calcio, di tattica e di quello che chiede ai suoi giocatori.
A me piace vedere un allenatore che prova a spiegare le sue idee.
Forse il suo modo di fare non piace a tutti. Non sembra interessato a cercare amici tra i giornalisti. Non cerca qualcuno che parli sempre bene di lui.
Ma alla fine io non devo scegliere un allenatore per come parla fuori dal campo.
Devo guardare quello che prova a costruire dentro il campo.
E oggi vedo ancora tante cose da sistemare, ma vedo anche una squadra che ha fatto 11 punti su 15.
Per questo non voglio correre.
Voglio vedere come cresce questa squadra. Voglio vedere gli errori, ma anche i passi avanti.
Poi sarà il campo a darci le risposte.















