nkunku

 

La storia che non sapremo mai

 

Un anno che lascia più domande che risposte

 

Io sono un tifoso del Milan e certe volte mi sembra che alcuni giocatori passino come treni che non si fermano mai davvero alla stazione. Christopher Nkunku è uno di questi. È arrivato con un bagaglio pieno di promesse e riparte con una valigia piena di “e se le cose fossero andate diversamente…”. Un anno solo è troppo poco per capire chi sei davvero, ma abbastanza per capire che qualcosa non ha funzionato.

 

Quando Nkunku è arrivato, tutti parlavano del ragazzo che in Germania faceva sembrare facile quello che per gli altri è complicato. A Lipsia si muoveva ovunque, cambiava posizione come se avesse una mappa segreta del campo, attaccava gli spazi prima ancora che gli avversari capissero cosa stesse succedendo. I numeri erano quelli di un videogiocatore: gol, assist, movimenti, premi. Sembrava uno di quei giocatori che ti fanno dire “ok, questo cambia le cose”.

 

Poi però la sua strada ha preso curve strane. In Inghilterra non è riuscito a trovare continuità, come se ogni volta che provava a partire qualcuno gli tirasse il freno a mano. Infortuni, momenti spezzati, prestazioni che non somigliavano più a quelle di Lipsia. E quando il Milan ha deciso di puntare su di lui, io ci ho creduto. Ci abbiamo creduto tutti. Perché certe storie sembrano fatte apposta per ricominciare.

 

Ma a Milano Nkunku non è riuscito a ritrovare la sua versione migliore. Ha segnato, ha fatto assist, ha provato a entrare nel sistema, ma non è mai diventato quel punto di luce che ci si aspettava. Non è colpa, non è mancanza: è semplicemente una storia che non ha trovato il suo ritmo. E quando succede, lo senti subito. Senti che manca qualcosa, come quando provi a costruire un puzzle e ti accorgi che un pezzo non combacia.

 

Ora torna a Lipsia. E questa cosa, da tifoso, mi fa un effetto strano. È come vedere qualcuno tornare nel posto dove era stato felice, sperando che lì ritrovi ciò che qui non è riuscito a ritrovare. Magari gli servirà. Magari era quello il suo ambiente. Magari lì potrà rimettere insieme tutto quello che si è un po’ perso lungo il cammino.

 

La verità è che non sapremo mai come sarebbe andata con un altro allenatore, con un altro sistema, con un po’ più di continuità fisica. Non sapremo mai se Nkunku avrebbe potuto diventare il trequartista che immaginavamo, quello che ti cambia le partite con un movimento, quello che ti fa dire “meno male che c’è lui”.

 

E adesso quella casella, quella che sembrava fatta su misura per lui, resta vuota. Resta il rimpianto di una storia che non ha avuto il tempo di diventare ciò che poteva essere. Resta la sensazione che qualcosa sia scivolato via troppo in fretta. Resta quello che non è successo. E quello che, almeno qui, non succederà più.


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