moviola

 

Torino-Milan 1-2: la nostra moviola

 

Un gesto discusso accende la gara e apre la strada alla svolta

 

Io questa azione me la ricorderò per un bel po’, perché ancora adesso mi fa ribollire il sangue. Il cross parte dalla sinistra, bello teso, e mentre la palla scende io vedo chiaramente il braccio di Vlasic che si allarga e tocca il pallone. Non è una cosa nascosta, non è una cosa veloce: è proprio lì, davanti a tutti. Io mi metto a urlare “È rigore!”, perché davvero non capisco come si possa ignorare un gesto così evidente.

 

L’arbitro però indica il corner, e già lì mi sale il nervoso. Poi si ferma, ascolta il Var, e io penso: “Ok, adesso lo correggono, è impossibile non vederlo”. Invece no. Confermano tutto. Nessun rigore. Io rimango con la bocca aperta, perché mi sembra una decisione che non ha senso. Non capisco come si possa guardare un replay e dire che è tutto regolare. Mi sembra che il regolamento, in quel momento, sia stato messo da parte come se non contasse più.

 

Mi arrabbio, lo ammetto. Mi viene da pensare che certe volte il Milan debba superare non solo gli avversari, ma anche episodi che sembrano fatti apposta per complicare le cose. Però cerco di calmarmi, perché so che se mi incattivisco troppo poi non riesco più a godermi la partita.

 

La cosa che mi fa respirare è vedere la squadra reagire. I giocatori protestano, certo, ma poi si rimettono a correre come se volessero dimostrare che nessuna decisione sbagliata li può fermare. E infatti, poco dopo, Cissè segna. Quando la palla entra, io urlo ancora più forte, perché mi sembra una risposta perfetta: se non ti danno quello che meriti, te lo prendi da solo.

 

Alla fine, riguardando la moviola, resto convinto che l’episodio sia stato gestito male. Però mi piace pensare che certe ingiustizie possano diventare benzina. Il Milan ha trasformato la rabbia in forza, e questo è il modo migliore per far capire che certe decisioni non ci buttano giù. Anzi, ci fanno correre ancora più forte.


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