
Il derby perde un pezzo di storia
Una rivalità che ha raccontato un'intera città
Ci sono giocatori che restano legati a una squadra. E poi ce ne sono alcuni che diventano parte della storia di una città.
Sandro Mazzola è stato uno di questi. È morto a 83 anni e con lui se ne va uno dei grandi simboli del calcio italiano.
Per tanti anni il suo nome è stato legato a quello di Gianni Rivera. Uno vestiva nerazzurro, l'altro rossonero. In campo erano avversari, ma fuori avevano un buon rapporto.
La loro storia è diventata ancora più famosa con la Nazionale. Nel Mondiale del 1970 il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi decise di farli giocare a turno. Mazzola iniziava le partite e Rivera entrava dopo l'intervallo. Una scelta che ancora oggi è ricordata come la famosa staffetta.
Ma Mazzola non è stato solo il rivale di Rivera.
Con la sua squadra ha vinto due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, diventando uno dei grandi protagonisti della squadra che negli anni Sessanta aveva portato Milano sul tetto d'Europa e del mondo.
Anche il suo percorso personale racconta molto. Era figlio di Valentino Mazzola, ma non è rimasto solamente “il figlio di”. Ha costruito una storia tutta sua e ha lasciato un segno enorme.
Nel 1971 arrivò anche secondo nella classifica del Pallone d'Oro, dietro Cruijff.
Oggi il calcio italiano saluta un campione che ha attraversato un'epoca intera. E il fatto che sia scomparso proprio nel giorno dei 100 anni di San Siro rende ancora più forte il legame con quella Milano che lui ha rappresentato per tanti anni.
La sua storia resta. E resterà ogni volta che si parlerà di grandi derby, grandi campioni e di un calcio che ormai non esiste più.















