
L'insegnamento spagnolo
Cosa ci lascia l'esito del Mondiale 2026
Nella serata di ieri, o forse sarebbe più corretto dire nella notte fra il 19 e il 20 luglio 2026, la Spagna si è laureata per la seconda volta nella sua storia campione del mondo. La nazionale iberica ha così bissato il successo ottenuto nel 2010.
Spesso, alla fine di un Mondiale, non è infrequente assistere a sterili discussioni sul vincitore o su chi – a detta di molti – avrebbe meritato di vincere. In questa edizione del Mondiale invece non è possibile avanzare dubbi sulla vittoria della nazionale spagnola.
La finale non è stata bella ma è stata un monologo iberico, con la nazionale argentina incapace di produrre un solo tiro nello specchio della porta di Unai Simon in oltre 130 minuti di gioco (compresi i recuperi).
La Spagna ha vinto il Mondiale da protagonista e ha tracciato una strada per tutti, anche e soprattutto per noi italiani. Non si vince solo con i campioni. Serve avere anche un collettivo, un gioco, un’idea di calcio coerente ed efficace nella quale tutta la squadra creda pervicacemente.
Questo, ormai, è il calcio moderno. Noi milanisti abbiamo visto qualcosa di simile nel 2022, quando il Milan di Stefano Pioli vinse un campionato da squadra vera. Il calcio di oggi va in questa direzione e tornare indietro non è possibile.
La vittoria incontestabile della nazionale spagnola ne è solo l’ennesima conferma.















