Baresi Concalo-Ramos Leao

 

Una notte che sembra l’inizio di qualcosa

 

Un segnale forte al centro dell’attacco

 

Certe serate ti restano addosso anche quando la partita è finita da ore. San Siro, venerdì, sembrava un posto dove passato, presente e futuro si erano dati appuntamento senza avvisare nessuno. Prima il saluto a Franco Baresi, un Capitano che non si può spiegare con le parole. Poi il primo vero ingresso del Milan di Ruben Amorim nella sua nuova casa. E infine l’addio a Rafa Leao, che ha salutato i compagni prima di volare verso il Galatasaray. In mezzo a tutto questo, mentre una parte della storia rossonera usciva di scena, è successo qualcosa che non mi aspettavo: Gonçalo Ramos ha iniziato a muoversi come se volesse dire “ci sono anch’io”.

 

Non era solo il nuovo centravanti. Era un giocatore che sembrava voler prendere subito un pezzo di responsabilità, come se quella maglia numero 9 non gli pesasse affatto. Se uno guarda solo il tabellino, vede una cosa semplice: quattro occasioni, un gol. Non è una percentuale da far tremare le difese del mondo. Ma giudicare Ramos solo da questo sarebbe un errore. Perché un centravanti vive soprattutto in tutto quello che succede quando non segna. Ramos ha corso, ha pressato, ha aperto spazi, ha attaccato il primo palo, ha occupato l’area come se fosse casa sua. Ha fatto quello che un numero 9 deve fare: essere presente.

 

E soprattutto si è trovato quattro volte nella posizione giusta per segnare. Questa è la differenza tra chi aspetta che la partita gli capiti addosso e chi prova a cambiarla. Il gol è arrivato, e forse con un po’ più di freddezza ne sarebbe arrivato anche un altro. Ma questo non è un problema. Anzi, è una delle cose che si possono migliorare con il lavoro quotidiano. La freddezza cresce, l’intesa con i compagni diventa più naturale, i movimenti si affinano. L’istinto, invece, non si insegna. O ce l’hai, o non ce l’hai.

 

E Ramos sembra averlo. Non bisogna trasformare una sola partita in una verità assoluta: una gara non basta per dire che è nato un campione, né per dire che il Milan ha trovato il suo centravanti per i prossimi anni. Sarebbe troppo facile. Ma una partita può mandare un segnale. E quella notte, tra l’addio di Baresi, il saluto a Leao e la prima vera uscita del Milan di Amorim, il segnale è arrivato forte: Gonçalo Ramos ha fatto capire che lì davanti, finalmente, c’è qualcuno che può prendersi la scena.


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