
Non c'è posto per gli avvelenatori di pozzi
La vittoria del derby è una gioia per tutti i tifosi rossoneri. Solo per loro, non per chi tifa contro e se ne vanta
Spiace per chi non aspettava altro che la sconfitta del Milan nel derby per tornare ad avvelenare i pozzi. Spiace per chi ormai, ha scelto di mettere da parte la propria fede sportiva per fare la guerra alla proprietà del Milan. Questa gioia che la squadra rossonera ci ha regalato nella notte delle streghe non potrà essere condivisa da certi personaggi.
Eh no, non fare gli scandalizzati perché basta andare sui social per leggere personaggi improbabili che si dicono milanisti e che, da tempo, non fanno altro che salire sull'immaginaria cattedra del menga per dispensare lezioni sul tifo, spiegandoci che dovremmo tifare contro per il bene del Milan e che, anzi, questo che vediamo non è il Milan.
Questi signori, si fa per dire ovviamente, la gioia meravigliosa del derby vinto non potranno gustarla. Saranno costretti a ridimensionarla, a inventare nuovi motivi per odiare. Noi invece, nel nostro piccolo, continueremo a sostenere il Milan, quando vince e quando perde, criticando la proprietà, la dirigenza o l'allenatore quando lo riterremo giusto, ma senza mai mettere da parte la passione per questi meravigliosi colori.
Tifare non è soltanto un dovere, ma un qualcosa di naturale che ci viene dall'anima. Silvio Berlusconi, dopo la vittoria della Coppa Intercontinentale nel 1989, scrisse una bellissima lettera per il suo Milan. E non parlò solo di ciò che il suo Milan aveva vinto, ma parlò con dolcezza e passione di quel "caro vecchio Milan dei Puricelli e dei Carapellese che non era riuscito a vincere niente di importante".
"Vedrai ci rifaremo" sussurrava papà Luigi al giovane Silvio. Questo è il nostro modo di tifare e amare il Milan. Tutto il Milan, anche quello più sgangherato, al quale vorremo comunque bene. Agli avvelenatori di pozzi non rispondiamo. Il veleno che hanno dentro impedisce loro di assaporare qualsiasi cosa bella.















