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Ognuno faccia il suo, ma senza isterismi!

 

Pazienza, analisi e mercato: la verità sul Milan di Amorim

 

A distanza di qualche giorno non capisco ancora se il pareggio del Mapei sia giusto oppure se abbiamo buttato via la vittoria. Innanzitutto penso che, come consuetudine di questo inizio anno, si sia troppo severi nel giudicare il Milan (e di conseguenza Amorim) ogni volta che manca la vittoria; basta un pari per scatenare, in una frangia del tifo, un disfattismo generale che coinvolge allenatore, squadra, dirigenza e proprietà. Sembra che sia tutto da buttare e tutto da rifare, e da più parti si spara a zero su Amorim e sul fatto che “non si vedono differenza rispetto al gioco di Allegri” e che sia “l’ennesimo tecnico da mandare via”. La tanto invocata pazienza che tutti sono disposti a concedere in estate a favore di un tecnico nuovo che vuole imporre un sistema radicalmente opposto a quello praticato la stagione prima, di colpo finisce dopo sei giornate perché hai pareggiato a Sassuolo o perché ancora non hai definito il sistema di gioco e chi lo deve interpretare. Basta, fine dei discorsi, viene giudicato incompetente l’allenatore, non adeguata la rosa, e, tanto per cambiare, non capisce un cazzo il proprietario.

 

In pochi, veramente in pochi, conservano la lucidità e pensano che questo progetto del Cardinale 2.0 (quello che non delega agli altri e si occupa in prima persona del “suo” Milan) abbia bisogno di tempo per realizzarsi e debba passare attraverso queste iniziali “incertezze”. Il Milan ha 12 punti in classifica dopo sei giornate, è imbattuto, ha disputato 4 trasferte ed ha una media punti da Champions (2 punti a partita di media). In più, ha un solo punto in meno della scorsa stagione, dove (a questo punto) tutti esaltavano la capacità di Allegri di rilanciare il Milan ai vertici della classifica.

 

Quindi, una volta accertato che non è tutta una merda come si vuol far passare, si può cominciare ad analizzare ciò che nel Milan di Amorim non va. Sicuramente il gioco non è quello che ci aspettiamo debba essere, perché siamo tutto sommato lenti nel far girare il pallone e perché non abbiamo ancora una presenza importante nella metà campo avversaria (lo ha fatto notare Rabiot nel post partita). Da qui anche lo scarso numero di conclusioni di Ramos verso la porta avversaria ed il suo doversi proporre molto fuori dall’area per andare a prendersi il pallone. Un’altra cosa su cui lavorare molto e con urgenza è la difesa sulle palle inattive per gli avversari: 3 dei 5 gol subiti nascono da palla inattiva.

 

E poi c’é da capire cosa ha generato il repentino cambio di atteggiamento della squadra subito dopo essere andati in vantaggio: in 3 minuti abbiamo concesso al Sassuolo tre colossali occasioni, quante non ne avevano avute in tutti i primi 68’ di gioco. Inspiegabile questo cambio di marcia, inspiegabile questo modo in cui la squadra ha pensato che avrebbe potuto gestire il vantaggio meritatamente (e lo sottolineo, meritatamente) ottenuto, cosa che non credo sia imputabile all’allenatore. Amorim, al contrario, deve lavorare sulle altre cose, e far crescere in modo costante e continuo il suo Milan, per raggiungere il livello che ci siamo prefissati di raggiungere.

 

Di contro Cardinale deve pensare a fare la sua parte: quando a fine mercato estivo ha parlato di progetto di rilancio del nuovo Milan, ha anche fatto capire che per completare la squadra si sarebbero sfruttate le sessioni di mercato future. A gennaio, quindi, ci aspettiamo che vengano portati e consegnati al tecnico i giocatori che servono per rinforzare l’attuale gruppo. Se su un rinforzo in attacco eravamo tutti più o meno d’accordo, dopo l’infortunio di Gabbia diventa prioritario almeno un innesto anche in difesa. Se questi innesti contribuiranno ad alzare la qualità (e non saranno solo numerici) della squadra, allora si sarà fatto un deciso passo in avanti.


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