
La 'battaglia' di Pioli
Tempo effettivo: dopo il match col Toro, il tecnico rossonero s'è nuovamente lamentato per le reiterate interruzioni. I dati dicono che...
Sbaglia, dunque, Pioli a lamentarsi? Il suo occhio l'ha tradito? In questo caso specifico forse sì, ma in generale no, perché il gioco nel campionato italiano raramente scorre in modo fluido. I falli fischiati in Serie A sono mediamente più numerosi di quanto accada in Champions League o in campionati come la Premier League inglese. E anche il tempo perso in proteste, ritardi nella ripresa del gioco e "resurrezioni" di calciatori che rantolavano doloranti sul prato fino a un secondo prima è una costante dei match di casa nostra. Altro dato da analizzare: sempre secondo i dati della Lega, il Milan è quarto per durata complessiva della partita (96'35"), ma solo decimo per gioco effettivo. Questo è inequivocabilmente un punto a favore della tesi di Pioli ("un ampio recupero non compensa i tanti stop all'interno del match"). E che una squadra come il Milan ne soffra particolarmente, viste le caratteristiche degli elementi della rosa e la mentalità del tecnico, è pacifico: quando va sotto ritmo, il Diavolo si affloscia. Uscendo dal caso Milan per allargare il focus, però, occhio a non dimenticare alcuni aspetti significativi. Uno su tutti: il ritmo di gara è una cosa, il tempo effettivo un'altra. Un prolungato e lento "giro palla" all'indietro, per esempio, non ferma il cronometro "effective", ma addormenta lo show. E in Italia accade spesso. Non sempre, insomma, una partita più "veloce" porterà ad avere un tempo di gioco effettivo altissimo, per quanto appagante possa essere per i palati più raffinati.
Ma qual è il vero punto dolente? Il "bug" che inficia la correttezza delle analisi? È la discrepanza nella misurazione. Se lo stesso match restituisce risultati diversi, beh, si fatica a costruire un'idea univoca. Esempio: il Cies - osservatorio calcistico internazionale - parrebbe sfatare il luogo comune secondo cui in Italia si gioca meno che in Premier League o in Bundesliga. Pubblicando uno studio relativo al triennio 2018-2021, il Cies evidenzia come il nostro campionato sia in linea con quello inglese e tedesco, con oltre il 60% di "pallone rotolante" nella media dei match. Qualcosa non torna, però, perché il Cies parla di 61 minuti e 35 secondi di tempo effettivo per le gare di Serie A, cifra che mal si concilia con la rilevazione della Lega, dove si superano appena i 50. Un abisso. Chi ha ragione? Questa incertezza - acuita anche dai dati di altre società specialiste nel settore , che danno risultati ancora differenti - non aiuta i protagonisti ad adottare i giusti correttivi. E ognuno considera la situazione soltanto dal proprio punto di vista. Gli arbitri, comprensibilmente, non ci stanno a passare per gli unici responsabili del gioco troppo frazionato: invitano a guardare ciò che accade oltreconfine ("all'estero non si gioca molto più che qui") e invocano l'aiuto di giocatori e allenatori, che però sembrano avere altre priorità. Con buona pace di Pioli. E di chi auspica una rivoluzione culturale e regolamentare.















