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Le non colpe di Gattuso

 

Troppe critiche ingiustificate

 

Il Bollettino ne è consapevole: difendere in questo momento il lavoro di Gennaro Gattuso non è molto popolare e ti espone a critiche in serie. Del resto, per capire da che parte si schierano i tifosi bastava gironzolare sui social  dopo il pareggio di Empoli: nella stragrande maggioranza dei casi si chiede la defenestrazione di Gattuso e si invoca a gran voce Antonio Conte. Nessuna soluzione ponte nè traghettatori (da Donadoni a Prandelli), ma direttamente l’ex tecnico di Juve e Chelsea, indicato come l’unico con la personalità e soprattutto le capacità di rilanciare una squadra con evidenti limiti tecnici (come già fece, del resto, con la Nazionale con la quale sfiorò una clamoroso semifinale all’Europeo). In realtà, Gattuso non rischia la panchina e la società andrà avanti con lui. Perché la situazione non è ancora compromessa, perché la squadra lo segue, perché il Milan tutto sommato non sta giocando male, ma è vittima di cali improvvisi ed errori inspiegabili. Non per nulla è un Milan due facce: nel primo tempo sempre in vantaggio (in quattro partite su cinque), sempre rimontato nella ripresa. Sempre per colpa di errori individuali: ne è l’esempio massimo quanto ha combinato Alessio Romagnoli che non solo ha regalato la palla all’avversario ma lo ha anche steso in area invece di impedirgli la conclusione a rete. Ed è colpa di Gattuso se la squadra crea occasioni in serie (almeno una decine pulite contro l’Empoli) e non riesce mai a chiudere la partita? Può essere lui il responsabile se gli “stilisti” del Milan non fanno mai la cosa più più semplice una volta che si sono liberati in area (tirare in porta), ma cercano sempre un ulteriore dribbling o il passaggio cervellottico? Si dirà che i numeri sono contro Gattuso: il Milan prende gol da undici partite consecutive ed è l’unica squadra ad avere sempre subito almeno una rete dall’inizio di questo campionato, per non dire che nelle ultime quindici partite ne ha vinte solo cinque. In realtà, il progetto di Gattuso è quasi una eresia calcistica in Italia, dove si bada a riconquistare palla il prima possibile e cercare la ripartenza versa la porta avversaria. Gattuso, invece, vuole che i giocatori cerchino il palleggio prolungato partendo anche dalla propria area per poi arrivare nell’area avversario con il fraseggio senza che gli avversari riescano mai a intercettare le linee di passaggio. Gattuso ci crede e insiste, convinto che i giocatori – partita dopo partita, un allenamento dopo l’altro – stiamo assimilando gli automatismi e siano sempre più convinti della scelta del mister. Tenere molto la palla vicino all’area è rischioso e un errore si paga, come è capitato a Romagnoli. Non arrivare velocemente nell’area avversaria lascia Higuain da solo e troppo isolato. Ma come spiega il collega Enrico Currò su Repubblica.it, Gattuso è convinto di avere l’idea giusta e proseguirà sulla sua strada. Anche Arrigo Sacchi non inizio nel migliore dei modi, accusato di giocare troppo all’attacco e colpevole di una dolorosa eliminazione al secondo turno di Europa League. E guarda caso, anche quel Milan andò a pareggiare a Empoli a inizio campionato. Gattuso sa bene che la sua permanenza è legata ai risultati, così come sa che il fondo Elliott non può permettersi di non centrare la qualificazione Uefa. E in ogni caso, Antonio Conte vuole risolvere il suo contenzioso con il Chelsea prima di tornare sulla panchina e questo potrebbe avvenire solo dall’anno prossimo. Il Bollettino, dopo la partita con l’Empoli ha scritto che prova nostalgia per la squadra di due anni fa, dei giovani, dei prestiti e dei parametri zero, perché sapeva soffrire e lottare ogni partita. Il Milan di oggi ha una qualità più alta ma manca di personalità e da qui in avanti non può più sbagliare.

 

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