
Due considerazioni sul dopo Empoli
Il Milan continua a buttare via punti, tra difetti congeniti ed orrori individuali
Sta cominciando a diventare davvero difficile commentare le partite del Milan, perché tutte le volte all’interno dello stesso match questo Milan mostra diverse facce, con però una costante sempre presente, l’errore individuale. Hai voglia a parlare di moduli, di gioco, di scelte di uomini e di scelte durante le partite più o meno azzeccate a seconda se lo sono le letture dell’allenatore, spesso ci capita di mandare tutto all’aria per lo svarione sconsiderato di qualcuno dei nostri.
È giusto sottolineare che questo Milan difetta in fase realizzativa, perché non ha cattiveria e (probabilmente) gli uomini (Higuain a parte) per uccidere le gare, problema dovuto alle caratteristiche degli uomini che formano il tridente d’attacco ed alla mancanza di un esterno forte soprattutto in fase di ripartenza.
È giusto sottolineare come la squadra manchi di personalità ed anche della malizia ed esperienza per gestire le gare soprattutto nell’ultimo quarto di gioco.
È giusto sottolineare qualche limite del tecnico, il cui problema più grande, a mio avviso, è rappresentato dalla poca flessibilità tattica; così come è giusto sottolinearne i meriti, che sono quelli di aver dato un gioco a questa squadra, una identità ben precisa ed aver saputo creare un gruppo coeso e compatto.
Tutte considerazioni che meritano di essere approfondite e che svelano, o provano a farlo, quelli che sono i mali di questo Milan.
La sensazione è che ci troviamo di fronte ad una progetto dalle ottime basi, ma che necessita di una crescita graduale che richiede del tempo, anche se quel tempo purtroppo è sempre difficile concederlo.
Personalmente quando parlo di crescita mi riferisco a tutte le componenti di questo Milan, dai giocatori allo staff tecnico passando attraverso la società che, per ora, ha la responsabilità di non aver completato una rosa che si porta dietro ancora le lacune che aveva lo scorso anno (mentre ha risolto brillantemente il problema dell’attacco).
Chiudo con due considerazioni che riguardano l’allenatore e capitan Romagnoli.
Pensare di cambiare Gattuso ora è una follia; io credo in Gattuso e nel fatto che siamo di fronte ad un tecnico che ha tutte le carte in regola per guidare il Milan; ma al di là del parere personale, saranno il campo ed i risultati a decidere a fine stagione se Rino sarà all’altezza del ruolo. Intanto però andrebbe lasciato lavorare in pace, anche perché cambiare tanto per cambiare con un allenatore di medio livello non ci risolve di certo i problemi. Allenatori top, anche volendo, oggi non c’è ne sono disponibili, perché per quanto mi riguarda Conte sulla panchina del Milan non lo voglio proprio vedere. Gattuso deve solo migliorarsi e fare esperienza, perché il lavoro svolto tra lo scorso anno e questo è stato ottimo (non dimentichiamoci mai come Rino abbia letteralmente risuscitato una squadra che lo scorso anno era letteralmente allo sbando).
Non è mai bello puntare il dito contro qualcuno ed individuare un solo colpevole anche perché nel calcio un solo colpevole non esiste mai. Tuttavia non possiamo non sottolineare il disastroso inizio di campionato di Alessio Romagnoli. Le ultime tre gare (Cagliari, Atalanta ed Empoli) sono state fortemente condizionate da suoi tre gravi errori. Se li riguardiamo con la moviola della memoria si tratta in tutti i casi di errori di leggerezza (il modo in cui si fa beffare sullo scatto da un pilone come Pavoletti, la scarsa reattività con cui non sale in occasione del gol di Rigoni, e la cazzata clamorosa di ieri). Questo tipo di errori un giocatore come lui non se li può permettere minimamente, perché per diventare un grande difensore servono le doti tecniche ed il fisico, ma serve anche che sia sempre concentrato, sempre sul pezzo, cattivo quando serve e senza cali mentali che possono risultare fatali. Ha tutti i mezzi per diventare un grande centrale, ma deve cominciare a crescere anche lui.