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Dall’incubo alla solidità in meno di tre mesi

 

Nel giro di pochissimo il Milan è passato da una situazione di bilancio disastrosa ad una posizione invidiabile

 

Certo che delle volte le cose nella vita possono cambiare in modo radicale nel volgere di breve tempo, e così noi milanisti ci siamo ritrovati in meno di tre mesi da una situazione societaria in cui abbiamo rischiato di non iscriverci al campionato e fuori dalle coppe europee, ad una in cui siamo in una posizione invidiabile a livello di bilancio e possiamo presentarci davanti all’Uefa con le carte in regola per discutere del Settlement Agreement.
Sembra una semplice partita di giro quella del rimborso delle due obbligazioni emesse dal Milan e sottoscritte interamente da Elliott poco più di un anno fa per un importo complessivo di 128 milioni di euro, dal momento che il fondo americano ha ricapitalizzato il Milan per 128 milioni che poi dalla società rossonera sono stati girati nuovamente nelle tasche di Elliott.
In pratica Elliott li ha tirati fuori con la mano sinistra e se li è ripresi con quella destra. Ma in realtà la valenza di questa operazione ha diversi importanti significati.
Innanzitutto il Milan in questo modo ha praticamente azzerato la sua posizione debitoria finanziaria, il che la rende una società solidissima con un patrimonio netto di circa 150 milioni di euro. Una mossa che, tra le altre cose, metterà il club rossonero in una situazione di privilegio nelle future trattative con le banche per ottenere delle linee di credito. In secondo luogo la mossa è l’ennesima conferma che Elliott ha in programma di gestire il club con un orizzonte temporale di medio-lungo termine, perché il rimborso anticipato dei bond significa che la società non sarà costretta a pagare allo stesso Elliott gli interessi dovuti per il finanziamento ottenuto. Se il club avesse voluto speculare sulla situazione, poteva tranquillamente mantenere in essere le obbligazioni e farsi pagare dal club qualcosa come circa 8 milioni all’anno di interessi.
Ma al di là dell’aspetto simbolico, la mossa ha una grande valenza anche nell’imminente discussione a cui il Milan sarà chiamato davanti all’Uefa.
Vi ricordate il piano industriale poco attendibile? Vi ricordate i dubbi sollevati dall’Uefa circa la capacità della proprietà cinese di garantire la ricapitalizzazione del club attraverso mezzi propri e tutte i dubbi che ne sono conseguiti?
Bene, oggi l’Uefa si ritrova davanti un club completamente diverso, con una proprietà completamente diversa nelle sue capacità di solvibilità, in grado di mettere soldi positivi nel club senza ricorrere a finanziamenti o a sponsorizzazioni monstre. Ciò avrà un peso nelle sanzioni che l’organo calcistico europeo infliggerà al Milan per la violazione dei paletti del FPF dovuti al triennio 2014/2017, ma potrebbe addirittura spalancare alla società di via Aldo Rossi la possibilità di chiedere nuovamente un Voluntary Agreement con delle buone chances di vederselo accordato.
Intanto, dopo due anni passati a sentir parlare solo di closing, caparre, bonifici, aumenti di capitale, e di bilanci in rosso e di possibili fallimenti, ci godiamo questa nuova situazione in cui si parla solo ed esclusivamente di campo, di gioco e di risultati. Che se ci pensate per una squadra di calcio non è poi una cosa secondaria.

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