gattuso

 

Da fenomeno a coglione in un attimo, a seconda del risultato

 

È troppo chiedere analisi oggettive e complessive senza farsi influenzare dai pregiudizi e dal ”io l’avevo detto”?

 

Ormai non è più una novità, l’incapacità di analizzare partite e prestazioni senza farsi condizionare dal risultato e la tendenza delle varie fazioni ad aspettare il fischio finale per sparare il proprio “io l’avevo detto”.
Così è anche, e soprattutto, per Gennaro Gattuso, allenatore difeso a spada tratta da una parte dei tifosi (molti anche influenzati da ciò che Rino è stato per la storia del Milan da giocatore), e puntualmente individuato come colpevole unico di qualsiasi cosa succeda di negativo al Milan da un’altra fazione del tifo, quelli che non lo ritengono assolutamente all’altezza di guidare una squadra da rilanciare come il Milan e continuano a dire che sta lì solo per il suo nome e cognome.
Addirittura Gattuso passa dall’essere un fenomeno all’ essere un coglione all’interno della stessa partita, a seconda anche dell’andamento del risultato. Grande partita e prestazione dopo il primo tempo contro l’Atalanta, una squadra ed un tecnico da bocciare al fischio finale per non essere stata capace di portare a casa una vittoria (peraltro strameritata).
Naturalmente in situazioni come queste non può mancare l’uso strumentale delle dichiarazioni della dirigenza nel post partita. Per cui se Leonardo tenta di fare una analisi complessiva della situazione e cerca di analizzare i limiti che frenano la crescita di questa squadra, dello staff e della società compresa, molti vanno invece a cercare tra le righe le parole o le frasi che nasconderebbero una sorta di “avvertimento” nei confronti dell’allenatore, come se tutti gli altri dovessero invece sottrarsi alle proprie responsabilità.
Leonardo parla di mancanza di mentalità vincente, causata da tanti, troppi, anni passati a lottare tra il decimo ed il sesto posto, e che va costruita col tempo per permettere al Milan di tornare a lottare stabilmente per le posizioni di vertice. Parla di una crescita che deve riguardare la squadra, i tecnici ma anche la società, perché “gli allenatori ed i giocatori vincono le partite, ma gli scudetti li vincono le società”. Ci vuole tempo per costruire questa mentalità, ma nello stesso tempo la dirigenza è convinta di avere a disposizione una squadra che già nell’immediato può e deve fare bene, cominciando sin da subito ad ottenere delle vittorie.
Un discorso chiaro e lineare, troppo lineare forse per qualcuno, che invece si diverte a manipolarlo mettendoci dentro anche dei virgolettati che in realtà non esistono, perché mai Leonardo nella sua analisi ha detto “che anche l’allenatore fa parte di questo processo di crescita, ma il tempo comincia a stringere ed i risultati bisogna cominciare ad ottenerli subito”.
Manipolazione, pura manipolazione.
Qua nessuno sta facendo processi o sta difendendo a spada tratta l’allenatore, qua l’unica cosa che si chiede (ahimè invano credo) è che si riescano a fare delle analisi oggettive, che si critichino le scelte dell’allenatore e che si mettano in risalto i suoi limiti, ma nello stesso tempo vadano anche sottolineati i punti di forza della squadra e le cose buone che lo staff tecnico finora ha ottenuto.
Il Milan è una squadra che gioca bene, che ha una sua identità ben precisa, ma che per motivi più di carattere e personalità non è in grado, per ora, di essere spietato, convinto e capace di gestire le fasi calde delle partite. Ma le colpe non sono mai da ascrivere solo e soltanto ad un elemento, bisogna avere la freddezza di analizzare le cose nel complesso.
Trovare il capro espiatorio è troppo facile, ed è solito farlo o chi capisce poco di calcio o chi ha interesse a cavalcare il caos per vendere giornali o arraffare dei likes sui social. Perché oggi passare da fenomeni ad incompetenti è un attimo, ed un allenatore come Di Francesco che pochi mesi fa otteneva il terzo posto e la semifinale di Champions oggi, dopo che la società gli ha smantellato la squadra, viene individuato come il colpevole unico dei mali della Roma ed è già in bilico.
Meditate gente, meditate.

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