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Rammarico e limiti. Ma la strada è quella giusta

 

Milan, bel gioco ma anche lacune evidenti che vanificano molto

 

Ci sono risultati che al fischio finale fai veramente fatica a digerire, e non solo perché il gol lo prendi a tempo praticamente scaduto. La rabbia e la frustrazione ti avvolgono perché hai la netta sensazione che hai letteralmente buttato via dei punti importanti, e lo hai fatto non sfruttando con la dovuta cattiveria le numerose occasioni che sei stato in grado di costruirti.
Non parliamo solo di sfiga o di sfortuna, perché il modo con cui si è arrivati al pari è un film purtroppo già visto, con un Milan incapace sì di infliggere il colpo del ko all’avversario, ma anche incapace di gestire con malizia ed esperienza le fasi finali della partita. Ad un cero punto le forze fisiche vengono a mancare, ma la cosa più evidente è un atteggiamento di paura diffusa, di insicurezza palpabile, la sensazione che ti sta per venire meno la terra sotto i piedi e tutto quello di buono che eri riuscito a costruirti nei minuti precedenti.
Una mancanza di personalità e di mentalità vincente (come sottolineato da Leonardo) che purtroppo sono il retaggio di anni passati a lottare con tutte le tue forze per traguardi che vanno dal settimo al sesto posto. Il Milan è stato costruito volutamente con una intelaiatura giovane, e quindi questi “incidenti di percorso” deve fisiologicamente aspettarseli, però per un percorso che è già cominciato lo scorso anno ci saremmo aspettati anche di trovarci più avanti col lavoro.
Certo, conta anche la poca esperienza dell’allenatore, che in questo scorcio di stagione ha commesso più di un errore di lettura, ma non è il caso di metterlo in croce per tutto quello che succede durante i novanta minuti.
Il Milan di Gattuso è una squadra che ha una sua fisionomia ed un suo gioco ben definito, anche piacevole a vedersi. Questo bisogna riconoscerlo, perché erano anni che questo non accadeva. Ma proprio questa attitudine mette ancora di più in risalto la mancanza di continuità, l’orrore di blackout prolungati che finiscono per permettere agli avversari di rientrare in partita anche quando in realtà dovrebbero già trovarsi sotto nel punteggio di due/tre reti per il numero delle occasioni prodotte e sciupate.
In queste fasi di down in cui la squadra col suo atteggiamento si porta “in casa il problema” servirebbe la mano forte del tecnico e la sua capacità di leggere bene i momenti ed azzeccare i cambi; ma nel caso di Gattuso come è giusto sottolinearne gli errori è anche giusto ricordare le volte in cui proprio i cambi hanno permesso di vincere la partita (vedi vittoria con la Roma).
Insomma, personalmente vedo più errori e lacune individuali che problemi legati al gioco di squadra. Errori in fase di realizzazione, errori in fase di uscita che provocano il gol avversario (vedi Biglia a Napoli o Calhanoglu ieri), errori in fase di piazzamento e di copertura nelle occasioni in cui la nostra area è particolarmente affollata.
Il numero dei gol subiti su palla inattiva non è assolutamente casuale. Errori individuali a cui non si sottrae nessuno per intenderci, compreso capitan Romagnoli che nelle ultime due gare (Cagliari e Atalanta) di campionato ha partecipato attivamente, in senso negativo, alle marcature degli avversari.
Lavorare e crescere, crescere fisicamente per tenere la continuità nei novanta minuti e crescere nella testa, sviluppando ferocia e cattiveria e consapevolezza nei nostri mezzi, che sono tutt’altro che scarsi. Il tutto perché non dobbiamo più uscire dal campo col rammarico di aver buttato dei punti importanti per colpe quasi esclusivamente nostre.
La strada intrapresa è quella giusta, sta a noi consolidarla e renderla più sicura.

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