
Limiti, gioco e braccino corto
Il Milan fa la partita ma quando nel secondo tempo fatica a tenere le distanze, subisce il ritorno dell'Atalanta
E' dura da digerire un pareggio del genere dopo una partita come quella con l'Atalanta in cui il Milan ha portato in scena un primo tempo di altissimo livello.
Nella prima frazione di gioco il Milan ha giocato in maniera magistrale: la partita è stata preparata benissimo da Gattuso, sia sui flussi di gioco, sia sulle distanze, sia sull'attenzione.
Possesso palla che iniziava da dietro con grandissima tranquillità, portatore che aveva sempre uno o due opzioni di scarico, Higuain bravissimo a legare i reparti e ad offrire un riferimento costante alle salite dei centrocampisti.
L'Atalanta nel primo tempo ci ha capito poco ed ha avuto una sola vera palla gol sugli sviluppi di un calcio d'angolo, con Pasalic poco lesto a correggere in rete un tiro-cross di Toloi.
L'innesto di Zapata ha tolto sicurezze ai due difensori centrali rossoneri che sono bravi in situazioni di vario tipo ma soffrono molto gli attaccanti fisici (Pavoletti prima, Zapata ora).
Nel contempo, la squadra rossonera si è allungata molto sul campo perdendo compattezza fra i reparti e soluzioni di giocata in fase di uscita.
Sette gol in quattro partite sono un bottino decisamente pesante per il Milan. Il problema attuale della classifica rossonera è proprio lì.
Provare a risolverlo è doveroso, soprattutto se si considera che quasi la metà di questi gol presi vengono da sviluppi di palla inattiva contro. Limiti strutturali senza dubbio, ma anche il classico braccino corto figlio dell'inesperienza.















