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Pierino la peste

 

Il nostro direttore ci racconta il Milan

 

rivera pratiIl sottoscritto rappresenta la prova vivente di quanto “quella coppia” accendesse le fantasie dei tifosi rossoneri alla fine degli anni settanta: “Era la coppia più bella del mondo, uno era la mente (Gianni Rivera) e l’altro era il braccio (Piero Prati)” e fu questo il motivo per cui quando nacqui mio padre decise di chiamarmi Gianpiero! Inutile dirvi che da quel giorno, pur non avendolo mai visto giocare, Piero Prati diventò uno dei miei idoli. Riprendiamo, quindi, il filo conduttore tracciato con il pezzo dedicato al mitico Gianni Rivera, ed occupiamoci, in questa occasione, del “braccio”.

Pierino “la peste” Prati, nato a Cinisello Balsamo (Mi) il 13 dicembre 1946, rappresenta una delle punte più forti e complete del calcio italiano. Giocatore, tra l’altro, in grado di ricoprire sia la posizione di prima punta, sia quella di ala sinistra, si mise in mostra non solo per le sue grandi doti realizzative, ma anche per le sue capacità tecniche, per la sua agilità e per le sue grandi doti nel gioco aereo. Fu molto bravo, in quegli anni, a “sfruttare” insieme al suo compagno di reparto (Sormani) l’ispirazione dell’uomo che si muoveva alle loro spalle, e cioè Gianni Rivera.

Dopo essere cresciuto nelle giovanili rossonere alle dipendenze di Nils Liedholm, fu mandato in serie C a farsi le ossa nella Salernitana (19 partite e 10 gol). Nella stagione 1966/67 torna al Milan e fa il suo debutto in serie A il 18 settembre 1966 contro il Venezia (2-1), ma dopo solo 2 presenze viene dirottato in B a Savona (15 reti in 29 partite). A questo punto il Milan di Nereo Rocco lo considera definitivamente pronto per tornare da titolare al Milan, e nella stagione 1967/68 inizia la grande affermazione di Prati in rossonero (e di conseguenza a tutti i livelli).

Ad inizio stagione Rocco punta sul trio Sormani-Rivera-Mora, ma sarà l’ingresso tra i titolari di Prati (alla nona giornata) a dare il via verso la cavalcata che porterà il Milan alla conquista del suo nono scudetto. Prati, infatti, non uscirà più dall’undici iniziale, e con le sue 15 reti contribuirà in modo decisivo alla conquista del titolo oltre a fregiarsi del titolo di Capocannoniere del massimo campionato. Ma la stagione sarà trionfale anche in Coppa delle Coppe: segnerà nei quarti contro lo Standard Liegi (due reti) e nella semifinale di andata a S.Siro contro il Bayern Monaco. Il Milan conquisterà anche quella coppa, battendo in finale per 2-0 l’Amburgo. Sarà solo l’inizio di una carriera gloriosa.

messicoAl termine di quella stagione viene convocato da Valcareggi in Nazionale per la disputa, in Italia, dei Campionati Europei per Nazioni. Elimina praticamente da solo la Bulgaria nei quarti di finale, e giocherà da titolare la prima partita di finale contro la Jugoslavia (1-1): gli verrà preferito Gigi Riva nella ripetizione che darà all’Italia il primo (e finora ultimo) titolo continentale per Nazioni. Sarà proprio Gigi Riva la “rovina”, come lui stesso la definì, di Prati in quegli anni con la maglia azzurra. Sarà sempre e solo l’alternativa di quello che è stato considerato il più grande attaccante italiano di tutti i tempi. Ciò nonostante, dimostrerà la sua prolificità anche in azzurro, segnando 7 gol in 14 presenze. L’aver partecipato al Mondiale in Messico (nel 1970) solo come spettatore in tribuna e panchina sarà il suo cruccio più grande.

ccDopo la stagione “vincente” del debutto arriva quella… della consacrazione. La stagione 1968/69 segnerà il trionfo di Pierino la Peste. Riuscirà a bissare il numero dei gol della stagione precedente in campionato (il Milan arriverà terzo), ed entrerà letteralmente nella storia del Milan nella conquista della seconda Coppa dei Campioni della storia rossonera. Il cammino del Milan verso quel trionfo sarà tortuoso, e Prati (ispiratissimo ed implacabile) farà di tutto per permettere ai rossoneri di tirarsi fuori dai guai. I primi problemi si presentano già nei sedicesimi: il Milan perde all’andata a Malmoe (2-1), e sarà chiamato a ribaltare il risultato nella gara di ritorno. Ce la farà vincendo per 4-1 e Prati trascinerà la squadra segnando 2 reti. Ma la leggenda Prati se la conquisterà nei quarti contro il Celtic. Gli scozzesi in quegli anni rappresentavano l’elite del calcio europeo (solo due anni prima avevano battuto in finale l’Inter!!!). Il Celtic impone lo 0-0 ai rossoneri nella gara d’andata a S.Siro, e la qualificazione sembra svanita, un sogno. Davanti a 90.000 spettatori il Milan compie “l’impresa”: al 12’ Prati ruba palla a centrocampo, corre per 50 metri verso la porta avversaria inseguito dagli avversari e batte Fallon! I restanti 80 minuti saranno un autentico assedio degli scozzesi, ma un grande Cudicini parerà l’impossibile: quella sera nasce il mito del “ragno nero” e la gara di Glasgow entrerà tra le più belle e grandi imprese della storia internazionale del Milan.

bmboneraDopo aver eliminato in semifinale il Manchester United, il Milan si presenta alla finale di Madrid contro l’Ajax di Cruijff il 28 maggio 1969. Il Milan distrugge gli olandesi per 4-1, e Piero Prati, ispirato da un pauroso Rivera, segnerà la bellezza di tre gol: mai nessuno riuscirà a fare meglio ed a segnare più gol in una finale di Coppa Campioni/Champions League! Saranno 6 i gol in Europa, e 21 in totale quelli stagionali. Nella stagione 1969/70 Prati segnerà i suoi “soliti” gol, e parteciperà alla conquista della Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes. Dopo il 3-0 dell’andata, la sua gara nel ritorno durerà solo 37’: la furia degli argentini si accanirà su di lui e su molti dei suoi compagni, e Prati lascerà il campo vittima di una commozione celebrale. Il Milan riuscirà comunque a portare a casa la coppa.

La stagione 1970/71 sarà per il Milan avara di successi (nessuna conquista), ma Prati porterà a casa il suo solito bottino di gol: in campionato batte il suo record di reti (saranno 19) ed in totale metterà a segno 22 gol.

Meno fruttuosa la stagione successiva (1971/72): Prati segna “solo” 12 gol, ma, comunque, il suo palmares sarà arricchito della conquista della Coppa Italia (2-0 al Napoli). I successi non finiscono qui, ma l’ultima stagione di Pierino con la maglia del Milan sarà la più difficile. Nonostante la conquista della Coppa delle Coppe (1-0 al Leeds) e della Coppa Italia (battuta ai rigori la Juventus), Prati metterà insieme solo 21 presenze e 8 reti. La stagione si concluderà con la grandissima delusione della “fatal Verona” e la mancata conquista della Stella tanto attesa.

romaPrati decide di cercare fortuna altrove, e passa alla Roma di Scopigno. Sembra praticamente rinato, e nella sua prima stagione giallorossa mette a segno ben 14 reti trascinando la Roma al terzo posto finale.

Gli anni successivi saranno meno “positivi”, e la sua ultima esperienza sarà alla Fiorentina di Mazzone (solo 8 presenze). L’esperienza romana gli permetterà di mettere a segno il gol numero 100 in serie A. Nel 1979 si concederà anche il lusso di una breve parentesi in terra americana nelle file dei Rochester Lancers.

In maglia rossonera disputerà in totale sette stagioni mettendo insieme 209 presenze e 102 reti (di cui 72 in campionato, 14 in Coppa Italia e 16 nelle Coppe Europee). Il suo palmares conta 1 scudetto, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale, 2 Coppe delle Coppe, 3 Coppe Italia, 1 titolo di capocannoniere. Questa è la storia di un autentico campione della nostra gloriosa società, un uomo che è stato in grado di legare il suo nome ad alcune delle imprese più esaltanti della nostra Storia… il gol di Glasgow, la tripletta contro l’Ajax e soprattutto l’appartenenza ad uno degli scioglilingua più famosi della storia del calcio rossonero, italiano ed europeo: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Rosato, Malatrasi, Trapattoni, Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera, PRATI. Ciao e grazie Pierino!

prati

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