
Un addio che fa pensare
Un gesto che lascia il segno in un momento difficile
In questi giorni ho pensato tanto a quello che è successo con Gennaro Gattuso in Nazionale. Io gli voglio davvero bene, perché per me è una figura enorme, però devo essere sincero: nell’ultima settimana da Commissario Tecnico non l’ho visto lucido come al solito. Le convocazioni non mi hanno convinto e anche le sostituzioni contro la Bosnia mi sono sembrate difficili da capire. Per me è giusto dirlo, perché l’affetto non deve cancellare quello che si vede in campo.
Allo stesso tempo, però, quello che ha fatto dopo la mancata qualificazione al Mondiale mi ha colpito tantissimo. Dimettersi subito, senza scuse, è una cosa che secondo me dimostra quanto sia una persona vera. Gli errori fanno parte del calcio e della vita. Anche nel 2010 Marcello Lippi aveva sbagliato delle scelte e l’Italia era uscita contro Nuova Zelanda e Slovacchia. Eppure oggi tutti lo ricordano per il Mondiale del 2006, com’è giusto che sia.
Io penso che succederà lo stesso con Gattuso. Quando sarà passato un po’ di tempo, tutti si ricorderanno soprattutto del giocatore incredibile che è stato. Nel 2006 correva per cento minuti senza fermarsi mai, permettendo ai compagni più tecnici come Pirlo, Del Piero e Totti di esprimersi al massimo. Era uno di quelli che non mollavano mai, uno che dava tutto in ogni partita.
Gattuso è sempre stato così: uno che agisce, uno che non scappa davanti alle responsabilità. Anche quando ha accettato il ruolo di C.T., sapeva benissimo che era una situazione complicata, quasi una patata bollente che nessuno voleva. Lui l’ha fatto per la maglia azzurra, perché ci teneva davvero. E nella sua carriera ha costruito tutto partendo dagli errori, migliorando ogni volta. Ha vinto due Champions League e un Mondiale, ma senza cambiare il suo modo di essere.
Le sue dimissioni, secondo me, mostrano una grande umiltà. Non aveva bisogno di un contratto per sentirsi qualcuno. Si è costruito una credibilità enorme, sia come persona che come uomo di calcio. E anche se questa esperienza non è andata bene, io so che ha dato tutto quello che aveva. Alla fine della partita contro la Bosnia, nei suoi occhi si vedeva tutta la dignità di quel momento. E questo, per me, vale tantissimo.















