
Un’altra occasione persa
Tra idee riciclate e soluzioni che non risolvono
Non è facile accettarlo: per la terza volta di fila guarderemo il Mondiale dal divano. Io, sinceramente, provo una grande amarezza. Ma allo stesso tempo mi colpisce un’altra cosa: appena arriva una sconfitta così, spuntano ovunque persone convinte di avere la risposta pronta. E in poche ore si riempie tutto di frasi che abbiamo già sentito mille volte.
Dopo la partita, infatti, sono tornati i soliti discorsi che girano ogni volta che la Nazionale va male. Si parla di problemi enormi come se bastasse una regola o un cambiamento veloce per sistemare tutto. E così rivedo sempre gli stessi temi, ripetuti come se fossero novità.
Uno dei primi interventi è arrivato dal Presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha proposto l’idea di far giocare obbligatoriamente almeno quattro italiani in ogni squadra. Questa posizione è stata presentata come una possibile soluzione, anche se esistono norme europee che rendono impossibile imporre limiti di questo tipo. Inoltre, nei principali campionati europei non c’è nessuna regola simile, eppure le loro Nazionali non vivono la stessa situazione dell’Italia.
Un altro argomento che ritorna sempre è quello del numero di squadre in Serie A. C’è chi sostiene che ridurre il campionato da 20 a 18 club potrebbe aiutare, soprattutto per diminuire il numero di partite. Questa idea viene spesso considerata positiva per alleggerire il calendario, ma allo stesso tempo viene ricordato che Premier League e Liga hanno lo stesso numero di squadre della Serie A. E le loro Nazionali non hanno avuto vent’anni di risultati negativi come i nostri. Per questo motivo, viene messo in dubbio che il problema sia davvero legato alla quantità di squadre.
Poi c’è il tema del “talento”. Si sente dire che i club italiani non investono abbastanza sui giovani forti. Ma allo stesso tempo viene fatto notare che nessuna società sceglie volontariamente giocatori scarsi. L’obiettivo è sempre trovare calciatori validi. Viene anche ricordato che, in Italia, i ragazzi vengono spesso esaltati troppo presto, magari dopo poche partite positive. E viene sottolineato che il modo migliore per far crescere un talento è spingerlo a migliorarsi, non trattarlo come se fosse già arrivato.
Alla fine, quello che emerge è un insieme di idee che tornano ciclicamente ogni volta che la Nazionale fallisce un obiettivo importante. Si parla di stranieri, di numero di squadre, di giovani, ma sempre con le stesse formule ripetute. E tutto questo non aiuta a capire davvero cosa non funziona.















