
Pallotta e Cimminelli quante analogie...
Il presidente della Roma agisce da sparring partner come il defunto presidente del Toro. Sullo sfondo il classico stile Juve
La Juventus, storicamente, è sempre stato un club che, nel potere, ha sguazzato in lungo ed in largo. D'altronde, sin dagli anni 20, il club di Torino è stato di proprietà di una delle più importanti famiglie italiane, gli Agnelli, che nel capitalismo nostrano (molto all'acqua e sapone) ha avuto una posizione di netto privilegio.
Gli Agnelli e la FIAT infatti sono famosi per aver quasi inventato e poi abbondantemente abusato, nel corso dei decenni, del "nobile" principio per cui nello Stato italiano le grandi aziende (quelle con gli accessi giusti ovviamente) avevano la possibilità di privatizzare gli utili e di socializzare le perdite.
Una discreta parte di quel fardello chiamato debito pubblico che, da tanto tempo, il Belpaese si trascina, nasce proprio da questo "nobile" principio a cui si ispiravano tanti imprenditori baciati dalla luce divina, sfruttando rapporti politici avviati da decenni con i partiti della prima Repubblica ed una certa informazione compiacente.
Insomma a livello di gangli del potere gli Agnelli in Italia non si sono mai fatti mancare nulla. Non poteva non essere così anche nel calcio, dove i padroni del vapore hanno pensato bene di andare oltre, arrivando ad avere, negli anni 50, il proprietario del club (Umberto Agnelli) che era anche presidente della Federazione.
Sfugge a molti infatti come il club torinese sia riuscito a costruire il suo stadio, in un paese come l'Italia, impregnato di burocrazia, in cui chi ci ha provato (vedasi Cellino) è finito in carcere ed ha dovuto lasciare il suo club.
In pochi forse sono consci del fatto che la Juventus è riuscita ad ottenere il diritto di superficie sull'area dove oggi sorge lo Stadium non solo grazie ai buoni uffici col sindaco dell'epoca (il diessino Castellani), ma anche grazie all'inspiegabile beneplacito del Torino, altra squadra della città. Chi era, all'epoca il presidente dei granata? Un certo Franco Cimminelli, fornitore della FIAT che, non a caso, mise alla presidenza del Toro il signor Attilio Romero, che di Gianni Agnelli era l'ex portavoce. Stiamo parlando quindi di commistioni di alto livello.
Ecco grazie a ciò la Juventus riuscì ad ottenere, per quel periodo, condizioni talmente vantaggiose che, in altri momenti, avrebbero sollevato le penne dei "travagli" di turno. Quando si sta dalla parte "giusta" però il pericolo non esiste.
Fu, pertanto, solo grazie alla compiacenza ed all'arrendevolezza del Torino che, la Juventus all'epoca riuscì ad ottenere le seguenti condizioni: in cambio di 25 milioni di euro, il club torinese ottenne i diritti di superficie per 99 anni di un’area di circa 60 mila metri quadri; ottenne altresì le aree commerciali e di parcheggio con concessioni edilizie comprese nei 60 mila mq che la Juventus stessa rivendette in parte alla Conad per la costruzione di quella che oggi è l’Area 12 ricavandone oltre 20 milioni di euro. Tutto questo sarebbe assolutamente inattaccabile se non stessimo parlando di un bene pubblico svenduto nel silenzio totale (lo Stadio delle Alpi costò alla collettività circa 160 miliardi prima dei Mondiali del 1990) e di un'altra società calcistica che firmò invece un accordo totalmente svantaggioso per sè stessa. Ancora oggi, il nome di Cimminelli per i tifosi del Torino rappresenta una sorta di demonio incarnato.
Il Milan invece, di proprietà Elliott e con un progetto a più ampio respiro, può dare molto più fastidio. Ed allora, ecco in azione l'ennesimo sparring partner, nel rispetto della tradizione e della storia centenaria della Juventus e dei suoi "illustri" proprietari. Ai tifosi milanisti, il dubbio che certi arbitraggi degli ultimi mesi non siano totalmente sereni, è sorto da tempo. Questi fatti non fanno che aggiungere benzina sul fuoco, già vasto, dei sospetti fondati.















