
Il rebus del mercato rossonero
Tra ritardi nei rinforzi e scelte offensive audaci, il club sta puntando su una nuova identità di gioco.
La campagna acquisti del Milan ha suscitato diverse perplessità, non tanto per la qualità generale della rosa, quanto per alcune scelte strategiche che sembrano essere arrivate con un certo ritardo. In particolare, la gestione del reparto difensivo ha lasciato spazio a dubbi. La partita contro la Cremonese ha messo in luce alcune lacune, scatenando un dibattito arrivato però troppo tardi, costringendo la società a cercare un difensore centrale di esperienza quasi sul filo di lana del mercato.
L’eventuale arrivo di un giocatore come Joe Gomez avrebbe potuto rafforzare notevolmente la linea difensiva, ma questa opzione è stata rimandata alla sessione di gennaio, lasciando ancora aperto un punto critico per il club.
D’altra parte, il tema dell’attaccante centrale, spesso oggetto di critiche e confronti, è stato forse sopravvalutato. Il riferimento a un centravanti dal profilo simile a quello di Olivier Giroud, ad esempio, rischiava di essere troppo specifico e difficile da soddisfare. Giroud non era soltanto un attaccante forte fisicamente e letale in area, ma anche un vero e proprio punto di riferimento per la squadra, capace di giocare spalle alla porta e creare spazi per i compagni.
Trovare un sostituto con le stesse caratteristiche è stato complicato, come dimostrano i nomi spesso accostati al club, che poco avevano a che vedere con questo tipo di giocatore. Un esempio di profilo simile sarebbe stato Sorloth, ma anche questo è stato trattenuto dalla sua attuale squadra.
L’opzione adottata dal Milan, invece, si basa su una coppia di attaccanti molto diversa: due giocatori tecnici, abili nel dialogo ravvicinato, capaci di dribblare e creare gioco insieme, puntando più sull’associazione e sulla qualità che sulla forza fisica pura. Questa scelta apre nuovi orizzonti e rappresenta una scommessa interessante sul futuro offensivo del club.















