
Mercato, valutazioni a 360°
Milan, luci ed ombre sul mercato 2025: solidità, record di incassi, gemme e rimpianti tecnici
Il calciomercato del Milan 2025/26 si è chiuso e, come sempre, si è aperto il dibattito. Giudicare una campagna trasferimenti con un voto secco rischia di essere fuorviante: servono contesto, analisi e prospettiva. Quello che è certo è che la sessione appena conclusa passerà alla storia come una delle più particolari e complesse dell’era recente rossonera.
La scelta dell’allenatore: un punto di partenza solido
Prima ancora dei calciatori, il Milan ha scelto di partire dalla panchina. Il nuovo allenatore è arrivato con tempismo, ambizione e condivisione di progetto. Allegri è una scelta in rottura col recente passato e di sicuro rendimento. Allenatore tra i più pragmatici e vincenti della storia della Serie A. Aziendalista, ma cazzuto, abile a difendere il suo gruppo e sempre benvoluto dai giocatori, ma capace di farsi rispettare e sentire. Una decisione che ha dato un segnale forte, orientando poi molte delle mosse sul mercato.
Spese, incassi e il record storico del player trading
Il dato economico è il cuore della campagna rossonera. Le cifre ufficiali parlano di 170 milioni spesi e altrettanti incassati, tutti a titolo definitivo. Ma c’è molto di più: il calciomercato 2025/26 passerà alla storia come la campagna dalla quale il Milan ha ricavato il record assoluto di incassi da cessioni. Grazie all’abilità dei dirigenti e al maggiore coinvolgimento di intermediari mirati, il club ha piazzato giocatori a titolo definitivo per circa 180 milioni di euro tra giugno e agosto, ai quali si sommano altri 90 milioni potenziali legati ai riscatti dei prestiti.
Un mercato in uscita che ha avuto un ruolo fondamentale: ha permesso di compensare i mancati introiti legati alla non partecipazione alla Champions League (tra premi e botteghino circa 75-80 milioni) senza bisogno di interventi della proprietà. Non solo: le cessioni di Reijnders, Kalulu e Pellegrino, concluse già nel giugno 2025, hanno consentito al club di chiudere l’esercizio 2024/25 in utile, con un attivo stimato intorno ai 25 milioni di euro.
Il player trading, a partire da giugno fino ad agosto, ha dunque generato un flusso di denaro straordinario, capace di coprire gran parte del fabbisogno finanziario ed economico della società. In questo contesto, vedere una squadra senza Champions spendere 170 milioni “cash” è un segnale di solidità e sostenibilità raro nel calcio italiano.
L’analisi tecnica: reparti a confronto
Porta
Pochi dubbi: il Milan ha confermato un portiere di altissimo livello, mantenendo un reparto che garantisce sicurezza e affidabilità. Nonostante il tira e molla di Giugno con il Chelsea, Maignan è rimasto convinto e con la fascia di capitano. Ora occorrerà tentare la strada per il rinnovo.
Centrocampo
Il settore che più ha cambiato volto: quattro giocatori su sei sono stati rinnovati, portando qualità, esperienza e caratteristiche complementari. Sulla carta, è uno dei migliori centrocampi del campionato e perfettamente calibrato sulle richieste del nuovo tecnico. Rabiot l'ultimo tassello di un centrocampo completo con Loftus Cheek chiamato al rilancio. Modric il grande faro, Jashari e Ricci il futuro, Fofana la diga di continuità.
Attacco
Scelto il modulo a due punte, quattro uomini bastano numericamente. Pulisic, Leao e Nkunku formano un trio da Champions, Gimenez resta una punta da rilanciare, dopo il finale tribolato di mercato. Manca una punta fisica con caratteristiche differenti, una lacuna evidente, frutto anche di scelte non sempre lineari durante la campagna. Tuttavia, la qualità complessiva è innegabile.
Esterni
Tra i titolari ci sono certezze: Saelemaekers è considerato tra i migliori nel ruolo, Estupiñán dovrà adattarsi ma ha i mezzi per imporsi. Le alternative, però, sono poche e acerbe: Athekame e Bartesaghi devono crescere, De Winter è un adattamento. Un innesto in più sulla fascia, soprattutto a destra, sarebbe servito,eccome.
Difesa
Il vero tallone d’Achille. Il cambio di modulo deciso a dieci giorni dalla fine del mercato ha complicato le strategie e ha portato a una lacuna pesante: mancava un difensore esperto, capace di guidare e impostare, e non è arrivato. Un errore di valutazione condiviso tra dirigenza e staff tecnico. Pavlovic e Tomori non danno affidamento. Gabbia è chiamato a crescere ancora nella guida. De Winter deve provare a imporsi perchè ha tutti i mezzi, mentre Odogu deve crescere con calma e senza pressione. Le speranze ora si affidano alla compattezza del collettivo, alla tenuta fisica e alla crescita rapida dei giovani.
Una rosa corta, ma adeguata alla stagione.
Con 18 giocatori di movimento, il Milan ha una rosa corta rispetto agli standard delle grandi squadre. Due-tre pedine in più (un difensore, un esterno e forse una punta) sarebbero state utili. Tuttavia, senza coppe europee, il numero ridotto può rivelarsi funzionale: più spazio ai titolari, meno turnover forzato e maggiore continuità.
Il verdetto finale
Tre reparti su quattro sono costruiti per competere ai vertici, il bilancio economico è solido e la guida tecnica è stata scelta con lungimiranza. Restano lacune evidenti in difesa e nelle alternative sugli esterni, ma non abbastanza per bollare il mercato come un fallimento. Il giudizio complessivo oscilla tra il 5,5 e il 6,5, a seconda del peso che si vuole attribuire ai singoli aspetti. Non un mercato da copertina, ma nemmeno insufficiente: un progetto solido, capace di reggere l’urto economico dell’assenza Champions e di gettare basi per tornare presto protagonista.















