gabbia

 

Un cuore che parla senza filtri

 

Storie di famiglia, strada e ambizioni rossonere

 

Quando ho letto l’intervista che Il Corriere della Sera ha fatto a Matteo Gabbia, firmata da Carlos Passerini, mi è sembrato di ascoltare un ragazzo che non ha mai perso il legame con le sue origini. Ogni risposta sembrava uscire da qualcuno che vive il calcio con semplicità, con affetto, con quella naturalezza che ti rimane addosso quando cresci in un ambiente che ti vuole bene.

 

La prima cosa che racconta è il motivo del suo numero di maglia. Io pensavo fosse un riferimento famoso, invece lui ha spiegato che il 46 è l’anno di nascita di sua nonna Adriana. Lei e il nonno Gilberto sono stati i primi a portarlo a San Siro, sempre nello stesso settore, sempre con la stessa passione. Da piccolo stava sulle loro ginocchia, e lì è nato tutto. Quando ha esordito in Serie A nel 2020, ha detto che li ha riconosciuti in mezzo a migliaia di persone. Una scena che sembra un film.

 

Lui è cresciuto a Fagnano Olona, a pochi minuti da Milanello. Da bambino andava in bici con suo cugino per vedere i campioni che sognava: Maldini, Nesta, Shevchenko. A 13 anni è entrato nel vivaio e da lì ha iniziato il suo percorso. Per lui il Milan è come una famiglia allargata, perché a casa sua sono tutti rossoneri. E quando perde, lo sente subito dall’umore dei parenti.

 

Quando gli hanno chiesto cosa sia mancato per lo scudetto, ha detto che secondo lui la squadra ha dato tutto. Ha spiegato che bisogna riconoscere il valore di chi è arrivato davanti, anche se fa male. E ha ricordato che l’anno prima il Milan veniva da un ottavo posto. Per la prossima stagione, invece, ha detto che l’obiettivo deve essere lo scudetto della seconda stella, perché quando giochi nel Milan devi puntare sempre a vincere.

 

Gli hanno chiesto anche del mister. Gabbia ha detto che per loro è fondamentale e che nello spogliatoio sperano tutti che resti. Ha parlato della difesa, spiegando che ora è la seconda migliore d’Europa dopo l’Arsenal. Ha aggiunto che il mister è felice con loro e glielo ripete spesso.

 

Poi è arrivata la domanda su Modric. Ha detto che lo stanno “pressando” ogni giorno, ma che alla fine è una scelta personale. E su Leao ha spiegato che a volte c’è troppa cattiveria nei suoi confronti, ma che in squadra sanno bene quanto sia forte e che vorrebbero continuare insieme.

 

Quando si è parlato della Nazionale, ha ricordato che non era in Bosnia per infortunio e che l’eliminazione dal Mondiale è una ferita per tutti. Ha detto che si sente responsabile come chi era in campo. E ha spiegato che secondo lui gli italiani devono giocare solo se sono bravi, perché è il merito che fa la differenza. Gli stranieri non c’entrano: se uno è forte, gioca, punto.

 

Ha raccontato anche del periodo al Villarreal, che per lui è stato uno spartiacque. Ha detto che stare lontano dalla propria zona di comfort fa bene a tutti, non solo ai calciatori. Che vivere all’estero ti cambia, ti fa crescere, ti toglie paure inutili. E che la fiducia arriva solo quando ti metti davvero in gioco.

 

Se non avesse fatto il calciatore, ha detto che gli sarebbe piaciuto fare l’agente immobiliare o il commesso in un negozio, perché gli piace parlare con le persone. E quando gli hanno chiesto perché spesso va lui in sala stampa dopo le sconfitte, ha risposto che non si tira indietro quando c’è da metterci la faccia.

 

Sui social ha detto che vanno usati con misura, perché oltre un certo limite portano solo negatività. E quando gli hanno chiesto dei tatuaggi, ha risposto che non ne ha e che gli piacciono sugli altri, ma non su di lui.

 

Ha parlato anche dei soldi. Ha detto che i suoi genitori gli hanno insegnato la semplicità. Prima viveva in centro a Milano, ora a Legnano, con il giardino, il cane, il silenzio. Ha raccontato che tra poco nascerà sua figlia, che si chiamerà Vittoria. Ha detto che i soldi servono, perché aiutano a vivere tranquilli, ma non possono comprare tutto. Lo ha capito ora che sua nonna non sta bene. Ha detto una frase che mi è rimasta impressa: siamo ciò che siamo, non ciò che possediamo.

 

Alla fine gli hanno chiesto quale sia il suo sogno. Ha risposto che un giorno vuole la Champions. Ma prima ancora vuole lo scudetto della seconda stella, per dedicarlo a sua nonna.

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