
Un compleanno che fa battere il cuore
Il ricordo di un campione che ha segnato una generazione
Oggi, per me e per ogni milanista, è una giornata che non passa mai come le altre. Il motivo è semplice: il nostro Kakà compie 44 anni. Quando penso a lui, mi tornano subito in mente gli anni in cui ero piccolo e guardavo quel ragazzo arrivato a Milano con l’aria timida e gli occhiali, senza immaginare che avrebbe cambiato tutto.
Ricordo ancora come correva leggero sul prato di San Siro, con quella maglia che sembrava fatta apposta per lui. Ogni volta che segnava, portava la mano al petto e poi alzava lo sguardo verso il cielo. Sono immagini che non ho mai dimenticato, perché fanno parte di un periodo che ha segnato tantissimi tifosi come me.
Kakà non era solo un giocatore forte. Era qualcosa di diverso, qualcosa che non si può spiegare con i numeri. Aveva un modo di muoversi che sembrava musica, un’eleganza che oggi non si vede quasi più. Per questo il suo ricordo è rimasto così vivo: perché rappresentava un calcio più semplice, più bello, più romantico.
Quando ripenso a lui, mi tornano in mente quelle notti europee che sembravano infinite, quelle partite in cui tutto sembrava possibile. Bastava vederlo partire in campo aperto per sentire che stava per succedere qualcosa di speciale. E ogni volta era davvero così.
Oggi, guardando indietro, mi viene solo da dire grazie. Grazie Ricardo Izecson dos Santos Leite, per tutto quello che hai lasciato a chi è cresciuto con te. Hai reso più bella la nostra giovinezza da tifosi, e questo non lo dimenticheremo mai.















