
Segnali buoni, ma la strada è ancora lunga
Tre punti importanti, però restano problemi che non possiamo ignorare
È strano pensare che una partita giocata in un pomeriggio umido di metà aprile possa cambiare un po’ l’aria, ma è quello che ho percepito oggi. La vittoria per 0-1 ha fatto sparire qualche dubbio che ci portavamo dietro da settimane. Tare ha spiegato che si sta già lavorando insieme all’allenatore per preparare quello che verrà, e anche il mister ha confermato questa cosa. I giocatori, dopo la gara, hanno detto chiaramente che questi punti pesano tantissimo e che sul gioco c’è ancora tanto da migliorare.
Io non riesco a pensare che l’obiettivo Champions sia già sistemato, anche se mancano solo 7 punti da fare nelle prossime 5 partite. E so che nemmeno la squadra e lo staff possono permettersi di ragionare così. Finché la matematica non chiude tutto, bisogna stare sul pezzo. Noi tifosi però possiamo guardare un po’ più avanti: con 66 punti e il secondo posto momentaneo ci sono ancora cose che non funzionano, e la Champions dell’anno prossimo non perdonerà niente.
La cosa che mi colpisce di più è che gli attaccanti non segnano più. Un’altra partita è passata senza un gol da parte loro. Leao, Pulisic, Fullkrug, Nkunku, Gimenez: tutti fermi da un sacco di tempo. Leao non segna da almeno 50 giorni, Pulisic da fine dicembre 2025, Gimenez addirittura da quasi un anno. È incredibile pensare che nel 2026 questa squadra non riesca a contare sulle proprie punte.
A prescindere dal modulo o dai compiti che hanno in campo, questo è un problema enorme. Se ci penso, mi sembra quasi impossibile che la squadra sia seconda in classifica con un reparto offensivo che non funziona da mesi. Guardando alla prossima stagione, serviranno idee chiarissime su come giocare e soprattutto su quale centravanti prendere in estate. I trofei si vincono segnando, non c’è altro modo. Senza gol, al massimo resti in zona Champions.
Un altro punto che mi preoccupa è la condizione fisica. Fin da agosto l’allenatore aveva detto che bisognava arrivare a marzo nelle migliori condizioni possibili: di classifica, di ambiente e anche di gambe. Invece io vedo una squadra pesante, con poco ritmo e con pochissime accelerazioni durante la partita. L’esempio più evidente è Leao, frenato da questa pubalgia che si porta dietro da mesi: non scatta, non strappa, non dribbla, non allunga. Fa quasi male vederlo così limitato.
Se per lui il motivo è chiaro, io mi chiedo cosa succede con gli altri. In questa stagione la squadra ha giocato una sola competizione, e nonostante questo la brillantezza sembra poca. L’anno prossimo, con l’Europa, ci saranno almeno 8 partite in più, senza contare la Coppa Italia dove l’obiettivo è arrivare fino in fondo. Con una condizione del genere, anche una squadra come il Bodo di turno può metterti in difficoltà. Basta guardare cosa è successo all’Inter per capirlo.
Una cosa positiva però la voglio dire: la testa non è crollata. Dopo 4 sconfitte in 7 partite, la corsa scudetto finita e il secondo posto perso per un po’, io temevo che la squadra potesse andare in pezzi. Invece, nei tre punti di oggi non ho visto un grande gioco, ma ho visto una mentalità migliore. Le parole di Rabiot, a quanto pare, hanno fatto effetto: è tornata una partecipazione collettiva in entrambe le fasi e questo ha fatto la differenza.
Per me questo è un buon punto da cui ripartire, sia per chiudere bene questa stagione, sia per preparare la prossima. Sul futuro in panchina, tutto fa pensare che si andrà avanti con lo stesso allenatore, almeno da quello che dicono i giocatori, Tare e il mister. È importante che tutti sfruttino questa situazione particolare: è quasi un lusso avere problemi così grandi senza pagarli subito in classifica. Proprio per questo bisogna usare questo tempo per costruire al meglio quello che verrà.















