
Restare sul percorso giusto
Un obiettivo chiaro, nonostante tutto il rumore attorno
Quando ripenso a come era iniziata questa stagione, mi torna subito in mente una cosa: l’obiettivo era chiarissimo fin dal primo giorno. La società lo aveva detto, l’allenatore lo aveva ripetuto già a luglio. Dovevamo tornare in Champions League. Niente sogni strani, niente promesse impossibili: solo questo.
E oggi, guardando la classifica, mi sembra giusto ricordarlo. Siamo terzi, con un margine di cinque punti sul Como, che è quinto. E in più abbiamo anche gli scontri diretti a favore. Questo significa che, se dovessimo finire a pari punti, saremmo comunque davanti. Sono dati semplici, ma molto chiari: il traguardo che ci eravamo dati è ancora lì, a portata di mano.
Eppure, nelle ultime settimane, sembra che tutto questo sia sparito dal discorso pubblico. Dopo alcune partite giocate male, la stagione viene raccontata come se fosse un fallimento totale. E tutto perché non siamo riusciti a tenere il passo dell’Inter nella corsa scudetto. Capisco la delusione, perché tutti noi vorremmo vedere una squadra che punta sempre al massimo. Ma bisogna anche guardare da dove siamo partiti.
L’anno scorso eravamo arrivati ottavi. Ottavi. E quando finisci così, non puoi pensare che basti un’estate per colmare tutto il divario. Soprattutto se non hai i soldi della Champions League da reinvestire. Infatti il mercato estivo è stato praticamente a saldo zero. Sono arrivati giocatori importanti come Rabiot e Modric, ma ne sono andati via altri che avevano segnato tanto nella stagione precedente: Reijnders, Jovic, Abraham, Theo Hernandez. È normale che questo cambi gli equilibri.
A livello gestionale, secondo me, il club ha fatto un lavoro molto solido. Ma sul piano tecnico ci sono state scelte che non hanno funzionato come si sperava. Una parte enorme del budget è stata investita su Nkunku e Jashari, che per motivi diversi non sono riusciti a diventare titolari né a dare il contributo che ci si aspettava. E se aggiungiamo i problemi fisici continui di Pulisic e Leao, che l’anno scorso erano stati i migliori realizzatori, diventa chiaro che giudicare la stagione solo guardando la lotta scudetto non ha molto senso.
E poi c’è un dato che fa riflettere: negli ultimi venticinque anni, solo due squadre che non giocavano le coppe sono riuscite a vincere il campionato. La Juventus nel 2012 e il Napoli nel 2025. In entrambi i casi l’allenatore era lo stesso. Questo dice una cosa semplice: nel calcio moderno, i distacchi non si cancellano in pochi mesi. Servono tempo, continuità e un percorso che non si interrompe alla prima difficoltà.
Per questo, secondo me, la cosa più importante è restare concentrati sull’obiettivo che ci eravamo dati. Siamo ancora lì, pienamente in corsa. E questo, oggi, conta più di tutto.















