
Un segnale da afferrare
In mezzo al caos, qualcosa si muove
Dopo la partita contro l’Udinese, che per me è stata una delle più brutte viste negli ultimi mesi, ho provato a guardare avanti pensando alla sfida del 19 aprile al Bentegodi. È una gara che pesa tantissimo, e proprio per questo ho cercato di capire se dentro quella giornata da dimenticare ci fosse almeno un dettaglio da cui ripartire. Il 4-3-3, che tanti di noi avevano chiesto, non ha funzionato: la squadra sembrava fuori ritmo ovunque. La difesa non era abituata a muoversi così, il centrocampo non riusciva a dare equilibrio e davanti eravamo troppo leggeri, con Rafael Leao di nuovo usato come centravanti.
Eppure, in mezzo a tutto questo, un piccolo segnale c’è stato. Si chiama Christian Pulisic. Anche se non segna da un po’, contro l’Udinese ho visto qualche giocata che mi ha fatto pensare che forse qualcosa stia tornando. Molti hanno letto il ritorno al 4-3-3 come un tentativo di rimetterlo nella posizione che conosce meglio. In questi anni lo abbiamo visto soprattutto a destra, ma lui non ha problemi a giocare anche a piede invertito, come faceva spesso al Chelsea e al Borussia Dortmund. Se vogliamo tornare a respirare e blindare il posto Champions, abbiamo bisogno della sua versione migliore, quella che manca da troppo tempo.
Guardando i suoi movimenti, qualche segnale incoraggiante c’è stato davvero. La sua heatmap mostra che ha provato a muoversi su tutto il fronte offensivo, anche quando partiva più largo. Il punto in cui ha toccato più palloni è poco sopra la metà campo, sul lato sinistro: lì veniva incontro per ricevere, attirando fuori posizione i difensori. È una cosa che fanno i giocatori che amano costruire l’azione portando palla, e lui è uno di quelli.
Un esempio chiaro è il pallone messo al centro al 32’: un cross morbido e preciso, che Leao non è riuscito a deviare perché probabilmente ha anticipato Saelemaekers, che era messo meglio. Poco dopo Pulisic ha provato una giocata personale, partendo da sinistra e accentrandosi per calciare: il tiro è uscito di poco. Oltre a questo, ha costruito altre due conclusioni dentro l’area, entrambe respinte dalla difesa dell’Udinese.
Anche nei passaggi si è visto qualcosa di buono: 83% di precisione (33 su 40), con 24 palloni giocati nella metà campo avversaria. Ha creato tre grandi occasioni e ha prodotto un valore di xA che mostra un coinvolgimento più vivo nella manovra offensiva.
E poi c’è il suo marchio di fabbrica: il dribbling. Sabato si è rivisto un po’ di quella brillantezza che gli riconosciamo da sempre. In 72 minuti ha toccato 59 palloni e ha completato 6 dribbling su 7 tentati. È vero che ha perso 10 palloni, ma per un giocatore che cerca spesso lo spunto personale è una cosa abbastanza normale.
Anche in fase difensiva non è mancato il suo contributo: ha vinto 9 duelli a terra su 10, ha chiuso due contrasti e ha recuperato un pallone. Sono numeri che ricordano quanto lui sia sempre stato uno disposto a correre e sacrificarsi, come dimostrano anche gli oltre 11 km di media che percorre ogni partita.
In una giornata da cancellare, questi dati sono stati l’unico raggio di luce. Il gol gli manca dall’8 dicembre 2025, quando segnò una doppietta decisiva contro il Torino entrando dalla panchina. Chissà che la partita di Verona non possa essere l’occasione giusta per tornare a esultare.






